Se siamo abituati a scattare le nostre foto di giorno o comunque in luoghi debitamente illuminati, probabilmente non abbiamo mai usato tempi di esposizione più lenti di qualche secondo. Quando però ci cimentiamo nella fotografia notturna, la scarsa quantità di luce disponibile non è paragonabile con nessuna delle situazioni più “normali” in cui possiamo esserci trovati a fotografare. Ci troveremo infatti a dover usare tempi di posa pari a diversi secondi se non minuti.
Come abbiamo visto nell’articolo Guida alla fotografia notturna, un primo approccio per calcolare tempi di esposizione così lunghi è andare per tentativi. La misurazione dell’esposizione da parte della macchina fotografica potrebbe non essere precisa in situazioni così estreme, perciò, all’inizio, potrebbe essere un’idea provare con il tempo suggerito dalla macchina e, se questo non ci soddisfa, aumentare o diminuire di uno stop il tempo di posa, reiterando finché non otteniamo la foto che desideriamo.
Ci accorgeremo presto però che in alcuni casi la macchina fotografica non sarà in grado di suggerirci un tempo di esposizione. Si tratta delle situazioni in cui la luce disponibile è estremamente scarsa, come ad esempio nel caso di un paesaggio notturno totalmente privo di illuminazione artificiale e senza la luce della luna. Condizioni simili possono comportare un tempo di esposizione superiore al massimo supportato dalla fotocamera. Come potete vedere provando ad abbassare il più possibile il tempo di esposizione nella modalità a priorità di tempi (indicata sulla Nikon del simbolo S e sulle Canon del simbolo Tv) 30 secondi è il valore minimo oltre il quale il tempo di esposizione non può essere impostato (potrebbe variare in base al modello). In questi casi, dovremo ricorrere alla modalità bulb.
Come usare la modalità bulb
Come già accennato nella Guida alla fotografia notturna, il funzionamento della modalità bulb è di semplice spiegazione: quando premiamo il pulsante di scatto l’otturatore si apre e rimane aperto fino a che non premiamo nuovamente il pulsante di scatto, oppure fino ad un tempo limite che in molti casi è pari a 30 minuti. Per attivare la modalità bulb dobbiamo mettere la macchina fotografica in modalità manuale ed abbassare il tempo di esposizione fino a raggiungere il valore massimo consentito (ad esempio 30 secondi). Lo scatto successivo sulla ghiera di regolazione ci porterà appunto nella modalità bulb. La parte difficile, ovviamente, consiste nel calcolare il corretto tempo di esposizione, in quanto saremo noi a dover chiudere l’otturatore quando questo tempo sarà trascorso. Esiste per fortuna una tecnica che permette di farci aiutare dalla macchina fotografica in questo calcolo.
Come calcolare esposizioni più lunghe del tempo di esposizione massimo
Le lunghe esposizioni tipiche della fotografia notturna portano ad aumentare il rumore acquisito dal sensore. Perciò, come abbiamo visto nella Guida alla fotografia notturna, più che in altri casi è necessario usare il valore di ISO più basso possibile. Sappiamo però (come visto nell’articolo su triangolo dell’esposizione) che quando si abbassa l’ISO, per avere la stessa esposizione, è necessario aumentare il tempo di esposizione. Quindi, come avrete intuito, se vogliamo abbassare tempo di esposizione dobbiamo aumentare l’ISO. Sempre per le regole che governano il triangolo dell’esposizione, al fine di ottenere lo stesso risultato possiamo diminuire l’apertura. Mettendo insieme questi elementi, possiamo comprendere la tecnica che ci permette di calcolare esposizioni maggiori del tempo massimo consentito.
Innanzitutto, impostiamo l’apertura al più basso valore possibile. In questo modo, il sensore catturerà una maggiore quantità di luce. Se, impostando l’ISO al minimo e il tempo di esposizione suggerito supera i 30 secondi (o il valore massimo per la fotocamera in uso), la macchina fotografica non propone un tempo di esposizione preciso (spesso indica “Lo” invece che un tempo di esposizione). Allora applichiamo questa tecnica:
- impostiamo l’ISO al valore massimo possibile (potrebbe essere 3200)
- leggiamo e annotiamo il tempo di esposizione suggerito, che sarà probabilmente sceso sotto il valore massimo,
- riportiamo l’ISO al valore minimo (che in molte macchine e pari a 100),
- calcoliamo il numero di stop che separano il valore massimo e il valore minimo dell’ISO,
- aumentiamo dello stesso numero di stop il tempo di esposizione,
- mettiamo la fotocamera in modalità bulb,
- premiamo il pulsante di scatto,
- attendiamo il tempo calcolato al punto cinque e premiamo di nuovo pulsante di scatto per chiudere l’otturatore.
Questa tecnica funziona per merito del triangolo dell’esposizione. Se non avete letto l’articolo relativo vi consiglio di dargli un’occhiata. Il concetto fondamentale è che quando si diminuisce di un certo numero di stop uno degli elementi del triangolo dell’esposizione (apertura, tempo di esposizione e ISO), si può aumentare dello stesso numero di stop un altro degli elementi per ottenere la stessa esposizione. Nel nostro caso, misuriamo l’esposizione con un valore di ISO sufficientemente alto da visualizzare un tempo di esposizione. Poi, riportiamo indietro l’ISO sottraendo un certo numero di stop. Aumentando dello stesso numero di stop il tempo di esposizione, otterremo la medesima esposizione, avendo però minimizzato l’ISO e quindi ridotto al minimo rumore.
Ma come calcolo la differenza di stop?
Abbiamo parlato in dettaglio del concetto di stop sia nell’articolo sul tempo di posa, che nell’articolo sul ISO, che nell’articolo sull’apertura). Vi invito quindi ad andare a rileggerli per approfondire.
Per capire però come applicare la tecnica appena descritta, facciamo un esempio. Supponiamo che il valore minimo per l’ISO sulla nostra fotocamera sia pari a 100 e il valore massimo sia pari a 3200. Ad ogni stop l’ISO viene raddoppiata, quindi la differenza di stop tra 100 e 3200 è pari a cinque, seguendo questa scala: 100, 200, 400, 800, 1600, 3200. Scopriamo quindi che il tempo di esposizione calcolato con ISO pari a 3200 deve essere aumentato di cinque stop per ottenere la stessa esposizione con ISO pari a 100. Supponiamo che il tempo di esposizione a 3200 fosse di 15 secondi. Dobbiamo aumentarlo di cinque stop, ovvero moltiplicarlo per 2 cinque volte. La scala che otteniamo sarà quindi: 15, 30, 60, 120, 240, 480. Quindi, dovremo tenere l’otturatore aperto per otto minuti (480 secondi equivalgono ad otto minuti).
E se volessi una maggiore profondità di campo?
Finora abbiamo ragionato tenendo fissa l’apertura, ed in particolare tenendola al valore più basso possibile. Se avete letto l’articolo sull’apertura, sapete che un valore basso per l’apertura porta ad una minore profondità di campo e quindi ad una foto meno nitida. Se stiamo fotografando un paesaggio, probabilmente vogliamo che la porzione dell’inquadratura perfettamente a fuoco sia grande, perciò dobbiamo aumentare il valore dell’apertura. Per le regole derivanti dal triangolo dell’esposizione che abbiamo citato sopra, dovremo allora aumentare dello stesso numero di stop anche il tempo di posa, per mantenere costante l’esposizione.
Conclusione
Calcolare esposizioni che vanno oltre il valore massimo calcolato dalla fotocamera è abbastanza laborioso, anche se i singoli passi sono piuttosto semplici. Inoltre, siccome saremo noi a chiudere l’otturatore alla fine del tempo di esposizione calcolato, non saremo precisissimi. Probabilmente, soprattutto nei primi tempi, ci troveremo a ottenere foto con l’esposizione sbagliata per aver sbagliato il calcolo o per aver premuto troppo presto o troppo tardi il pulsante di scatto. Come sempre, però, una pratica metodica, in cui impareremo dai nostri errori, ci farà imparare velocemente e ridurre di molto il numero di foto scartate.
Spero che sia tutto chiaro. Se avete dei dubbi, se non mi sono spiegato bene ponete le vostre domande con un commento qui in basso.
