La composizione è un mito o i miti aiutano a fotografare meglio?

La composizione è un mito o i miti aiutano a fotografare meglio?

Di anno in anno si trovano in rete sempre più guide di fotografia, soprattutto sull’argomento della composizione. Molti siti di fotografia sono ossessionati da ogni genere di regole e teorie della composizione. Alcune delle quali sono veramente improbabili e assolutamente poco pratiche.

Comunque, il problema non sono le teorie e le regole. Il vero problema arriva quando credi che le regole siano un modo per sbloccare qualche segreto che porti alla fotografia perfetta, una formula infallibile per il successo. Mi spiace doverti dire che una cosa simile non esiste.

Affermare che la composizione è l’aspetto più importante della fotografia non è un’esagerazione. Una fotografia parte proprio dalla composizione, è la cosa a cui pensi prima di tutto il resto, ma sebbene sia così importante è anche incredibilmente fraintesa, per qualche motivo è diventata un mistero per molte persone.

La composizione non è una cosa tecnica. È naturale. È fluida. È relativa (rispetto a ciò che stai fotografando) e le regole importano relativamente poco quando si tratta di comporre un’immagine che abbia un vero impatto visivo.

Le regole hanno il loro ruolo, ma c’è qualcosa di molto più importante da afferrare prima di anche solo iniziare a pensare alle regole. Dobbiamo capire il perché dietro la composizione, la sua essenza di fondo.

Nota: questo post non è la guida completa alla composizione. L’obiettivo è quello di spostare l’attenzione dall’apprendimento di formule e dettagli tecnici senza una vera comprensione, all’esplorazione dei perché sottostanti la composizione. Esplorare e ottenere una vera comprensione di quel che si sta facendo rende più semplice la composizione. Quello che imparerai potrà servirti da base su cui costruire e coltivare le tue capacità di composizione.

Regole e teorie da gettare fuori dalla finestra… più o meno

La regola dei terzi, la zona aurea, diagonali, linee di forza eccetera, possono essere utili e interessanti, ma quando sei all’inizio tutte queste regole e teorie possono sembrarti troppe, da far girare la testa. All’inizio del mio cammino fotografico quando sentivo tutto quel gergo mi veniva voglia di lasciar perdere. Era troppo.

Ma quando ho iniziato a capire le basi della composizione, le regole e le teorie sono diventate naturalmente dei concetti con cui giocare, intorno a cui costruire qualcosa.

Quindi, temporaneamente, getta fuori dalla finestra regole e teorie. Poi, quando avrai una presa vera e propria su cosa sia la composizione, sentiti libero di riprenderle in mano.

Comunicare visivamente

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È lampante come la composizione sia l’aspetto più importante della fotografia. Senza la composizione non c’è fotografia. Tra poco andremo a scavare per capire quale sia l’essenza della composizione, ma prima di questo è importante chiedersi: qual è l’essenza della fotografia?

L’immagine qui sopra viene da un bar arredato graziosamente in Andalusia, Spagna. L’ho scattata per motivi squisitamente personali, per ricordarmi di quel luogo.

L’immagine qui sotto è di mia moglie con la nostra bambina durante il suo primo compleanno, è un ricordo di famiglia di quel giorno. Fra qualche anno potremo tutti vedere com’erano in quel particolare momento storico.

La foto successiva, ancora più sotto, è completamente diversa dalle prime due. Lo è anche il pubblico a cui è rivolta. L’ho scattata con l’idea di mostrarla a persone che non conosco, su Facebook o sul mio blog. L’obiettivo era quello di comunicare l’atmosfera della città magica di Varanasi, in India.

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Questi esempi sono tutti diversi tra loro, ma al di là del tipo di immagine di cui stiamo parlando, qual è lo scopo centrale di ogni immagine?

Lo scopo di tutte le fotografie è quello di comunicare visivamente. Usiamo la fotografia per comunicare qualcosa a noi stessi e agli altri. Questa è la premessa che dobbiamo tenere in mente ogni volta che stiamo per fare una fotografia.

L’essenza della composizione

La vera essenza della composizione è usare la cornice fotografica per comunicare visivamente quel che vogliamo, nel modo più efficace possibile. Ovviamente l’inquadratura ha dei limiti, e questo fa nascere naturalmente due domande: cosa includere? Cosa escludere? Questo dipenderà da cosa stai cercando di comunicare.

Per rispondere a queste domande non ci servono regole. Ci serve il comune buonsenso.

Dovresti considerare di includere solamente gli elementi che contribuiscono a rendere l’idea di quel che stai cercando di comunicare.

Dico considerare perché, come ho detto prima, la composizione è fluida, e imparerai che spesso è necessario trovare un equilibrio tra quegli elementi che possiamo includere da un punto di vista pratico e il numero di elementi che possiamo comprendere nello spazio dell’inquadratura.

Dovresti provare a escludere le cose che ti sembra non siano necessarie o quelle che non contribuiscono a comunicare ciò che intendi, ma anche in questo caso è necessario trovare un equilibrio.

Composizione: il modo semplice in azione

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Ecco un esempio: una fotografia di un uomo che mi è sembrato un personaggio meraviglioso. Volevo che lo scatto veicolasse fortemente la sua personalità e, insieme, volevo dare qualche indizio sul suo mondo.

Innanzitutto, nota come ho inquadrato l’uomo da vicino. Non c’è nessun dubbio che sia lui il protagonista della fotografia. Possiamo vedere chiaramente le sue rughe, la luce nel suo sguardo e quel sorriso in un certo senso un po’ goffo.

Poi notiamo la camicia sporca, il cappello, la mano da lavoratore che regge la sigaretta. Siamo abbastanza vicini da cogliere anche questi elementi. Non sono tanto importanti quanto il volto, ma sono dettagli che creano il senso di una storia. Ci fanno porre interrogativi e ci spingono a riflettere su potenziali risposte. In questo modo coinvolgono l’osservatore.

Lo sfondo dell’immagine suggerisce qualche tipo di vegetazione. Di sicuro non è un’area urbana. Ce n’è abbastanza da creare un senso del luogo, ma non troppa, in modo tale che l’attenzione rimanga su quello che conta, l’uomo.

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Con l’esempio qui sopra volevo comunicare la bellezza dell’estensione delle montagne e i colori delle nuvole dopo il tramonto. Ho scelto i picchi dall’aria più drammatica, che erano sormontati da alcune nuvole dorate e ho nuovamente stretto l’inquadratura. C’erano altre montagne e altre nuvole, ma includere solo queste era abbastanza per comunicare ciò che intendevo.

Quest’ultimo punto è importante. Generalmente, quando si compone uno scatto, meno è meglio, o forse il motto dovrebbe essere quanto basta e non di più è meglio. Si applica a entrambe le immagini.

Inoltre, è molto sensato cercare di mantenere le cose più semplici possibile, almeno finché non siamo certi che quello che vogliamo comunicare passi attraverso le nostre immagini.

Quindi, questa non è una regola, è più un consiglio. Mantieni le cose semplici e allenati a escludere tutto ciò che è chiaramente non rilevante rispetto a quello che vuoi comunicare. Taglia via senza pietà!

Ma la domanda importante è: ho usato la regola dei terzi per dare una struttura al modo in cui ho composto lo scatto? L’ho fatto, anche se in modo piuttosto libero, quasi dopo aver deciso come scattare. La cosa interessante è che i fattori importanti per ciò che stavo cercando di comunicare mi avevano già portato a compiere la maggior parte delle mie scelte componitive.

Un piccolo esercizio

Se vuoi creare lavori che abbiano un impatto sugli altri, mostra alcune delle tue fotografie agli amici e chiedi loro: “Cosa ti comunica questa foto?”. Chiedi loro di non pensarci molto prima di rispondere.

Il tuo obiettivo è che il concetto chiave sia piuttosto lampante ed emerga rapidamente. Se quel che ti rispondono è regolarmente simile a quel che volevi comunicare e non ti danno risposte completamente casuali e irrilevanti, allora sei sulla giusta strada. Se no, leggi di nuovo questo post e cerca di assorbire ciò che significa in termini pratici.

Un approccio semplice a composizioni più complesse

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In questa immagine ci sono più elementi, la composizione è più complessa e, come risultato, anche la storia è più complicata. Però l’approccio è esattamente lo stesso delle immagini precedenti.

Con questa fotografia, scattata a un festival in Mauritania, il mio obiettivo era quello di mostrare una dicotomia: il passato e il presente, lo scontro tra tradizione e modernità, ambientato su uno sfondo senza tempo. Ho incorniciato gli elementi che avrebbero comunicato tutto questo. È importante sottolineare di nuovo che sono abbastanza vicino da far spiccare i dettagli agli occhi dell’osservatore, in modo da permettergli di mettere insieme tutti i pezzi.

Nello stesso tempo, sono abbastanza distante da aver incluso il cammelliere, con il suo turbante tipico, seduto sul cammello, e gli uomini ammassati sull’auto, a loro volta vestiti con abiti tradizionali. Ho compreso anche la macchina, che sparge fumo nero dietro di sè. Sullo sfondo vediamo abbastanza sabbia, e la mancanza di edifici, che lasciano intendere che probabilmente siamo in un deserto. La coppia di persone più distanti, sullo sfondo, non ha necessariamente uno scopo, ma non toglie nemmeno nulla all’immagine.

Ci sono il numero giusto di elementi, qui. Non di più, non di meno. Ho escluso dall’inquadratura altre persone, altri cammelli, altre automobili con le loro nuvole di fumo. Lo spazio dell’inquadratura non è infinito, e includere tutte quelle altre cose avrebbe voluto dire allargare l’immagine.

Se avessi incluso anche questi altri elementi sarebbe apparso tutto più piccolo, con meno dettagli, e non sarebbe stato chiaro a cosa si riferiva l’immagine, né l’esperienza di guardarla sarebbe stata granché intensa. Inoltre, da un punto di vista visivo sarebbe sembrato tutto confuso, con troppi elementi.

Anche qui ho usato la regola dei terzi, ma anche in questo caso la mia decisione su cosa mostrare (e come) ha guidato gran parte del processo di composizione.

Trovare compromessi (ovvero: la praticità oltre le regole)

Se stessimo disegnando su tela potremmo disporre ogni elemento come ci pare e piace. Non ci sarebbe nessun problema di sovrapposizione, nessuna possibilità che spunti fuori qualcosa dalla testa delle persone, o che ci sia qualcosa che le nasconda alla vista.

Ma la fotografia non assomiglia al disegno. Stiamo catturando scorci di vita con le sue imperfezioni e il suo occasionale caos. Quel che inquadriamo e quel che escludiamo dipendono fortemente da fattori pratici, non solo dalle regole e dall’estetica.

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L’immagine qui sopra, come vedi, è molto stretta e ho tagliato qualche mucca qua e là. Non è una soluzione classica per una composizione, e anche se ero felice della sua riuscita (e lo sono tuttora), in questa situazione è stato necessario scendere a compromessi. Qui sotto ho aggiunto una tabella che illustra il “processo di pensiero” dietro quest’immagine.

Prima di tutto mi sono chiesto: cosa voglio comunicare? È importante porsi questa domanda prima di tutto il resto. La risposta è stata: voglio mostrare la vita di tutti i giorni, quell’ora del mattino in cui i bambini della tribù Hamer raccolgono le mucche all’esterno del villaggio e le mungono.

Poi sono emerse le altre domande che trovi nella tabella.

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Le prime due colonne idealmente non sono negoziabili, finché si tratta di cosa includere o meno nell’inquadratura. Tutti gli elementi della prima colonna sono presenti in qualche forma nella mia immagine. Tutti quelli della seconda colonna mi hanno dato idee su cosa tagliare fuori dalla fotografia.

Il compromesso avviene quando inizio a considerare gli elementi delle altre due colonne. A volte potrebbe essere meglio includere un elemento dalla colonna “Cosa non è molto importante?”.

In questo caso, non avrebbe rappresentato un problema la presenza di una o due case del villaggio sullo sfondo, ma visivamente la scena sarebbe diventata troppo confusa. Avrei dovuto inquadrare da maggiore distanza, e questo avrebbe significato non potermi concentrare su ciò che stava succedendo in primo piano, con il bambino intento a mungere la mucca.

Come puoi vedere, avevo considerato “non molto importante” comprendere altre persone all’interno dell’inquadratura, ma sono stato fortunato, perché sullo sfondo c’era anche l’altro bambino, colto mentre stava radunando le mucche. È una bella aggiunta. Se mantieni un approccio fluido alla composizione resti sempre aperto alla possibilità che si creino spontaneamente delle belle aggiunte alle tue fotografie.

La domanda sull’applicazione della regola dei terzi è ricorrente, perciò risponderò di nuovo. L’ho applicata piuttosto liberamente.

Si può dire che prima viene il processo naturale di decisione. Baso le mie scelte sul buonsenso, sul mio istinto che mi segnala cosa possa essere più importante per qualunque cosa stia cercando di comunicare. La regola dei terzi (che è l’unica regola che ho impiegato consciamente in tutti i casi) la uso per affinare la composizione, per darle il tocco finale.

Altri fattori compositivi pratici

Ci sono altri fattori pratici che possono influenzare la composizione. Ci potrebbe essere un muro dietro di te, che potrebbe impedirti di fare un passo indietro per includere tutto quel che vorresti nell’inquadratura. Potresti non essere in grado di ottenere l’esatta angolazione che vorresti, per vari motivi. Una tabella simile a quella più sopra ti aiuta a prendere decisioni pratiche e trovare un equilibrio.

Chiariamoci, ogni singola fotografia non dev’essere perfetta al 100%, nel senso di non avere nemmeno un dettaglio che non abbia un suo scopo o che non distragga leggermente dal messaggio principale dell’immagine.

Dovremmo ambire a quella perfezione al 100%, ma non la riusciremo a ottenere ogni volta. In questi casi, se la sensazione generale dell’immagine e la storia che veicola funzionano bene, la piccola imperfezione non rovinerà per forza la fotografia.

Un altro esercizio

Fai una tabella come quella che ti ho mostrato. Scegli qualcuna delle tue immagini e fatti le stesse domande che mi sono posto anch’io. Ovviamente le fotografie le hai già scattate, e non puoi comporle nuovamente, ma potresti ritagliarle con Lightroom/Photoshop. Non hai nemmeno bisogno per forza di ritagliarle.

Ponendoti queste domande, guarderai le tue fotografie in modo critico. È questo che ti porterà davvero a pensare a come avresti potuto ottenere un’immagine migliore.

Ripeti quest’esercizio fino a quando non sarai in grado di pensare alla tabella e di compilarla mentalmente, quando sei fuori a fotografare. Essere in grado di farti le domande giuste prima di realizzare lo scatto migliorerà enormemente le tue decisioni in materia di composizione.

Conclusione e punti cruciali

A questo punto dovresti avere un’idea piuttosto chiara di cosa sia l’essenza della composizione.

Forse hai anche intuito che in tutto questo tempo io ho effettivamente utilizzato una regola di composizione, la regola dei terzi, per guidare le mie scelte. Le ho volutamente dato poca attenzione, perché ci ho pensato poco anche quando ero sul campo, mentre creavo le immagini.

La regola dei terzi non è stata il fattore decisivo alle spalle delle mie scelte. È stata una linea guida aggiuntiva che, come accennavo, mi ha aiutato a raffinare il tutto e applicare il tocco finale.

Ho anche già accennato che non ho spiegato tutto quel che c’è da sapere sulla composizione, ma lo scopo di questo articolo è quello di darti una buona base da cui partire. Per qualcuno magari potrà essere un modo di guardare in modo nuovo a concetti già familiari.

Se l’argomento ti interessa e vuoi che lo trasformi in una serie di post, fammelo sapere nei commenti e riprenderò l’argomento nuovamente, in post futuri.

  • La natura della fotografia è quella di essere una comunicazione visiva.
  • Comporre significa usare la cornice fotografica per comunicare visivamente quello che intendiamo nel modo più efficace possibile.
  • La composizione è fluida e le decisioni compositive sono relative. Non dovrebbero essere decise seguendo delle regole ferree.
  • Dovremmo sempre cercare di inquadrare gli elementi importanti e tagliare fuori tutto ciò che non lo è. In pratica dobbiamo trovare un equilibrio, considerando i limiti reali dati dalla situazione in cui ci troviamo.
  • Quando inizi, cerca di restare sul semplice. Allenati a tagliare fuori dall’inquadratura tutto ciò che non è necessario.
  • Ogni immagine non dev’essere perfetta al 100%. La fotografia non è la pittura. L’impatto generale di una fotografia rimedierà alle piccole imperfezioni della composizione.
  • Una regola di composizione, come la regola dei terzi, può essere usata per raffinare le tue composizioni ma non lasciare che diventi una prigione e non partire da lì per decidere come creare il tuo scatto.

Un’ultima cosa prima di salutarci: se apprezzi le mie fotografie e il metodo con cui cerco di spiegarle e farti comprendere i fondamenti della fotografia di viaggio, dai un’occhiata al mio e book Immagini Potenti perché contiene molti concetti che ti sarebbero utili per progredire nella tua esperienza fotografica.

Articolo di MITCHELL KANASHKEVICH liberamente tradotto dall’originale: http://www.eyevoyage.com/education/the-composition-myth-making-composition-simple/

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Autore: Alberto Cabas Vidani

Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per divulgare la fotografia digitale. Ho fatto in modo che gli articoli su questo sito riuscissero sempre a insegnare o ispirare, usando un linguaggio comprensibile a chiunque. Ora FotoComeFare è uno dei siti più visitati (se non il più visitato) tra quelli che insegnano la fotografia in Italia. Da un blog con un solo autore (me stesso), è diventato un sito con un'intera redazione. Spero di poter continuare su questa strada e di continuare ad aiutarti a comunicare con le migliori foto possibili.

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  • Dante

    Buongiorno Sig. Vidani, oramai da un pò di tempo, vi seguo assiduamente.
    Premetto di essermi accostato da poco alla fotografia. Vorrei fare una mia personale considerazione.
    Leggendo quest’ ottimo articolo, molto interessante e secondo me fondamentale, ho riscontrato in esso molti dei miei principi che comunque ritengo spontanei e aggiungerei naturali.
    Ritengo che tutto ciò che si prende in considerazione nell’articolo, sia quello che un bravo fotografo debba pensare inconsciamente in pochi istanti prima di scattare e riuscire a congelare l’attimo che si offre ad esso, altrimenti perso per sempre, fissandolo in dei terzi di immagine.
    Però molte volte, penso che queste piccole “regolette” basilari vengono spesso dimenticate o peggio volontariamente trascurate perchè date per scontate.
    In molti si cerca la perfezione visiva, trascurando la spontaneità ed appunto come si diceva nell’articolo la storia, lontana dalla mera rappresentazione di un soggetto in tutti i suoi particolari definiti in modo impeccabile, che, se comunque presenti, sono a completamento di un quadro che riuscirà perfetto.
    Qui mi piace menzionare quelli che io chiamo i puristi della fotografia, la foto come scattata, la foto che racconta, la foto che ti lascia pensare, la foto che ti immerge in un’altra realtà e ti conduce in luoghi mai visti presentandoti soggetti fino ad allora estranei. Per me tutto ciò è arte, narrazione e se vogliamo poesia.
    Tutto qui.

  • Luigina la Rizza

    Ciao Alberto, ho letto questo articolo con molta attenzione, perchè per me è stato decisivo un tour fotografico. Parlando con il fotografo gli ho detto che stavo leggendo il libro di Michael Freeman “L’occhio del fotografo” e la sua risposta è stata “Mettilo da parte, la fotografia è solo comunicazione. Se sai cosa vuoi comunicare, la composizione verrà da sè e saprai come impostare i vari parametri.” Ecco per me quella giornata è stata un pò scoraggiante perchè mi sono sentita bloccata e non riuscivo a fare più foto, osservavo ma non vedevo niente di interessante.
    Domanda: possiamo restringere la tabella alle sole prime due colonne, cioè chiederci cosa è importante e cosa non lo è?
    Grazie
    Luigina

    • Alberto Cabas Vidani

      Ciao, secondo me il problema è che commenti di questo tipo vengono di solito da chi ha già le competenze. Se parli con un chitarrista jazz esperto, ti dirà anche lui che la musica serve per comunicare, che non devi stare lì a sottilizzare su teoria e tecnica.
      Però lui lo può dire perché ha studiato per anni e suonato per migliaia di ore.

      È verissimo che non è necessariamente il rispetto rigido delle regole a fare una bella foto. E anche che se stai a pensare a tutto le regole prima di scattare, probabilmente farai foto fredde o non le farai proprio.

      Però, prima di arrivare a questo punto, devi aver imparato le regole, quelle compositive e le alte. Quando saranno diventate una tua seconda natura, allora non vi penserai più. O addirittura cercherai di romperle appositamente, per vedere cosa succede.

      Queste parole ti aiutano?

      • Luigina la Rizza

        Il discorso è che, come dici tu nell’articolo prima di pensare alle regole, dobbiamo capire cosa c’è dietro la composizione e quando sei all’inizio regola dei terzi, cornici, diagonali etc è troppo.
        Quindi ripeto la mia domanda di prima: possiamo restringere la tabella che hai indicato nell’articolo sostanzialmente a cosa è importante e cosa no?
        Grazie

        • Alberto Cabas Vidani

          Premetto che, come avrai letto, questo articolo è tradotto, quindi sto solo interpretando il pensiero dell’autore.

          Non credo che il panorama sarebbe completo restringendolo alle prime due colonne.

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