Michael Kenna, il maestro del paesaggio “lento”, ti regala 5 spunti per migliorare la tua fotografia

Michael Kenna, il maestro del paesaggio “lento”, ti regala 5 spunti per migliorare la tua fotografia

Molte volte le famiglie numerose (e rumorose) spingono a cercare la solitudine e il silenzio. Michael Kenna, ultimo di 6 figli, deve essere cresciuto in un ambiente abbastanza caotico. Come lui stesso afferma, proprio questo stato di cose l’ha spinto inizialmente a cercare posti silenziosi da fotografare.

Kenna nasce nel 1953 a Widnes nel Lancashire in Inghilterra, da una povera famiglia operaria, non particolarmente attenta alla cultura e all’arte. Nonostante ciò, il giovane Michael dimostra fin da piccolo una spiccata propensione verso l’arte in generale e la pittura in particolare.

Un carattere solitario forgiato ulteriormente dalle scelte della sua vita. A 11 anni, infatti, decide di entrare in monastero per diventare prete. “Ci sono stati molti aspetti dell’educazione religiosa che credo abbiano fortemente influenzato il mio lavoro nella fotografia, come la disciplina, il silenzio, la meditazione e l’idea che anche dove le cose possono essere invisibili, può esserci comunque una presenza”.

Però la vita monacale non è nel suo destino. “Durante la mia adolescenza capii che non volevo seguire una vita religiosa. Pensavo di essere bravo a disegnare e a pitturare, così sono andato a studiare presso la Scuola d’Arte Banbury nell’Oxfordshire”.

Ben presto, però, si accorge che la pittura di quegli anni, in Inghilterra, risponde ad alcune dinamiche clientelari che mai gli avrebbero permesso di sfondare in quel campo. È anche per questo motivo che, ad un certo punto, si appassiona alla fotografia e comincia a studiarla con costanza.

Inizia quindi a studiare e produrre praticamente ogni genere fotografico possibile, prima a Londra (nel laboratorio del fotografo pubblicitario Antony Black). Poi si trasferisce in California, a San Francisco, dove inizia una collaborazione con la fotografa Ruth Bernard.

“Ho imparato a conoscere il fotogiornalismo, la fotografia di moda, la fotografia sportiva, la natura morta, la fotografia di architettura. Quando mi sono laureato, avevo tutti i mezzi per sopravvivere nel mondo competitivo della fotografia”. Solo successivamente si dedicherà al paesaggio, per il puro piacere di sperimentare.

Ma come lo stesso Kenna ammette, è proprio la sua infanzia a formare il suo stile fotografico. È caratterizzato da assenza umana, bianco e nero e lunghissime esposizioni (fino a 10 ore). Ruth Bernard un giorno dirà di lui: “Sembra essere venuto da un tempo e da uno spazio diversi”.

È proprio questa sua eccentricità e questa particolare visione della vita a fare di Michael Kenna un ottimo punto di riferimento per arricchire la tua fotografia. E le sue stesse parole possono aiutarti moltissimo in questo senso.

1. Non dare nulla per scontato

“Ci sono state molte occasioni in cui sono emerse immagini interessanti da luoghi che avevo considerato poco interessanti. Ma è successo spesso anche il contrario. Uno ha bisogno di accettare che accadano le sorprese e che siano le sorprese a determinare il risultato.

Un risultato a volte superiore a quanto avessi auspicato. Questi sono momenti eccezionali, in cui mi viene un brivido e i miei capelli sembrano drizzarsi”.

Suggerimento

Spesso si pensa, erroneamente, che i luoghi intorno a noi, quelli in cui viviamo, siano poco interessanti. Oppure li giudichiamo interessanti, ma pensiamo che non ci sia nulla di nuovo da raccontare e fotografare.

Molte volte abbiamo una percezione distorta del mondo che ci circonda. Lo viviamo quotidianamente, ne conosciamo ogni angolo e pensiamo che chiunque abbia già visto ciò che vediamo noi. Niente di più sbagliato.

Innanzitutto devi tenere presente che la platea del tuo pubblico non è circoscritta ai tuoi conterranei. Oggi, con il web e i social, le tue immagini possono potenzialmente arrivare in qualunque angolo del mondo. Ma, a parte questo, è la tua visione particolare che può creare un’immagine unica di un determinato scenario.

Pensa soltanto a quante immagini della Torre Eiffel esistono. Eppure tanti grandi fotografi continuano a fotografarla, aggiungendo il proprio personale tocco di creatività e questo è ciò che fa davvero la differenza.

2. Non essere prevenuto

“Da studente ho sperimentato il colore. Poi, come professionista, ho fotografato a colori per una serie di progetti commerciali e per qualche progetto personale. Tuttavia, sento che le fotografie in bianco e nero sono generalmente più tranquille e misteriose di quelle a colori.

Per me, il bianco e nero ispira l’immaginazione dello spettatore e lo porta a completare il quadro con l’immaginazione. Il bianco e nero non cerca di competere con il mondo esterno. E credo che persista più a lungo nella nostra memoria visiva.

Dopo tutto, vediamo il colore per tutto il nostro tempo. Il bianco e nero è quindi un’interpretazione del mondo, piuttosto che una copia di ciò che vediamo”.

Suggerimento

La maniera in cui si narra fotograficamente è totalmente soggettiva ed è giusto che sia così. Ma l’analisi di Michael Kenna sul bianco e nero è innegabilmente condivisibile.

Un mondo in bianco e nero non è il mondo che siamo abituati a vedere. Di conseguenza, una fotografia in bianco e nero diventa una delle interpretazioni della realtà.

Se sei un accanito sostenitore della fotografia a colori, prova a scattare in bianco e nero così, solo per esercizio.

Ormai quasi tutti i modelli attuali di reflex, mirrorless o compatte evolute (ma anche molti smartphone), permettono di impostare un jpeg in bianco e nero direttamente allo scatto (con i cosiddetti picture style).

Scattare direttamente in bianco e nero aiuta a sviluppare una percezione diversa del mondo che ti circonda. Quando scatti a colori e converti in bianco al computer non succede la stessa cosa.

Avere immediatamente una visione differente ti aiuterà ad affinare il tuo occhio e la tua sensibilità fotografica. E questo ti aiuterà anche se deciderai di continuare a scattare a colori.

3. Sfrutta i tuoi limiti

“Sono ancora al cento per cento analogico. Uso macchine fotografiche analogiche e insisto nel realizzare tutte le stampe nella mia camera oscura. Detto questo, credo che ogni fotografo, ogni artista, dovrebbe scegliere i materiali e le attrezzature in base alla propria visione personale.

Non credo che l’analogico sia migliore del digitale, o viceversa. Sono cose diverse, e io preferisco continuare con il processo tradizionale ai sali d’argento. Non ho il bisogno o il desiderio di una gratificazione immediata nella fotografia, è il lungo e lento viaggio verso la stampa finale che mi affascina.

Continuo a preferire i limiti, le imperfezioni e l’imprevedibilità del mondo analogico”.

Suggerimento

L’analogico, oggi, ha certamente più limiti rispetto alla praticità e all’immediatezza del digitale. Ma come racconta lo stesso Michael Kenna, sono proprio questi limiti a sviluppare la sua creatività e la sua sensibilità come fotografo.

Questo non vuol dire che devi iniziare a scattare in analogico (anche se potrebbe essere un’esperienza formativa entusiasmante), ma che dovresti ottimizzare l’attrezzatura che hai.

Basta leggere un qualunque forum di fotografia per rendersi conto che l’inseguimento all’attrezzatura più performante è quasi compulsivo. La cosa più grave, poi, è che solitamente si motivano i propri limiti fotografici con la mancanza di attrezzatura “top”.

Questo stato di cose rende felici soprattutto i grandi brand fotografici, che fanno leva proprio su questo fattore psicologico per vendere.

Quindi cerca di ottenere il massimo dall’attrezzatura che hai e, piuttosto, sfrutta a tuo vantaggio questi limiti per migliorare la tua creatività fotografica.

4. Corri!

“Mi piace correre e ho appena completato la mia 55ma maratona di 26,2 miglia. Per me si tratta di una forma di meditazione e mi tiene in condizione fisica decente, che è molto importante per un fotografo del paesaggio che spesso deve percorrere lunghi tratti con uno zaino pesante e il treppiede.

Un effetto collaterale benefico della corsa su lunghe distanze è la possibilità di utilizzare liberamente la nostra immaginazione. Nel corso di un lungo percorso ho spesso inconsciamente pensato a soluzioni creative riguardo i problemi che dovevo risolvere. Ad un livello più pratico, ho scoperto molti bei luoghi durante la corsa, che sono poi tornato a fotografare in seguito”.

Suggerimento

Non temere, non ti sto chiedendo di iniziare a correre una maratona. Però almeno una passeggiata ogni tanto non guasterebbe.

Andare in giro senza avere l’assillo di fotografare può aiutarti a guardare il mondo in maniera più rilassata. E più sei rilassato, più possibilità hai di scoprire qualche scorcio interessante. Fare esercizio, inoltre, migliorerà innegabilmente anche la tua forma fisica, che per un fotografo non è affatto un aspetto secondario.

Chiaramente questo suggerimento è valido per la fotografia di paesaggio o di architettura, dove gli scenari non cambiano e puoi tornarci dopo, in tutta tranquillità.

5. Non programmare

“Di solito, non preparo in modo complesso i miei viaggi. Cammino, esploro e fotografo. Non so mai se resterò in un posto per alcuni minuti, per ore o per giorni. Avvicinarmi al soggetto da fotografare è per me un po’ come incontrare una persona e iniziare una conversazione.

Come si fa a sapere in anticipo quale sarà l’oggetto della discussione, quanto potrà diventare intimo il dialogo, per quanto tempo durerà il rapporto? I sentimenti possono essere complicati, confusi e mescolati”.

Suggerimento

Spesso organizziamo i nostri viaggi fotografici nei minimi dettagli. Ho visto addirittura alcuni amici cercare preventivamente su Google Maps ciò che avrebbero dovuto fotografare prima ancora di partire.

Quando parti per un viaggio con la tua fotocamera, solitamente hai l’ansia di portare a casa quante più foto interessanti possibili. Purtroppo quasi nessuno ha la possibilità di viaggiare così spesso, quindi ogni volta cresce in noi una sorta di “ansia da prestazione”.

Tutto ciò è comprensibile ma, come ogni “ansia da prestazione”, questo comportamento finirà col portarti a compromettere il risultato finale.

Se ti è già capitato di vivere una situazione simile, segui il suggerimento di Michael Kenna. Parti con la tua fotocamera, ma innanzitutto gustati il viaggio. Scopri il mondo intorno a te come se avessi gli occhi di un bambino. Pensa soprattutto a vivere la tua esperienza e solo in seconda analisi, preoccupati di scattare qualche foto.

Se avrai questo atteggiamento durante il tuo viaggio, secondo la mia esperienza personale (e, come vedi, anche secondo Kenna), i risultati che porterai a casa saranno indubbiamente migliori. Non ti resta che provare…

Approfondimenti

La fotografia di Michael Kenna è davvero unica nel suo genere e, vedendo i suoi meravigliosi paesaggi, viene subito la voglia di provarci. Questi testi ti spiegheranno meglio la tecnica e l’ispirazione che si nasconde dietro ai suoi scatti:

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Autore: Marco Morelli

Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia molti anni fa, usando le mie foto come spunto per il mio primo grande amore: la pittura. Col tempo, poi, la fotografia è diventata la mia principale passione e il mio lavoro. Dipingere mi ha insegnato il piacere di osservare i dettagli e di cercare un significato in ciò che, abitualmente, passa nell'indifferenza della normalità. Oggi, la fotografia, la pittura, il disegno e la grafica sono solo alcuni dei mezzi che utilizzo per raccontare le mie emozioni. Puoi seguirmi anche sul sito www.marcomorelli.eu

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  • Davide Marrollo

    Leggere questo articolo mi ha un po’ rincuorato perchè sto notando come sia più bello fotografare alcuni paesaggi in bianco e nero piuttosto che a colori ed allo stesso tempo mi ha messo di fronte al mio annoso problema dell’ “ansia da foto”, perchè ce l’ho ed è difficile convivere con esso.
    Grazie mille per questo articolo molto bello.

    • Ciao Davide, grazie per i complimenti. Spero che seguire questi suggerimenti possa aiutarti! :)

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