A lezione di fotografia da Ansel Adams, l’inventore del paesaggio in bianco e nero

A lezione di fotografia da Ansel Adams, l’inventore del paesaggio in bianco e nero

Se ci chiedono di pensare alla fotografia di un paesaggio, immediatamente ci vengono in mente un mare azzurro o un tramonto rosso fuoco oppure prati verdissimi e fiori colorati. Solitamente associamo ad un paesaggio un tripudio di colori che evidentemente è il modo più immediato per descrivere la natura. Difficilmente riusciamo a creare un sillogismo legato all’uso del bianco e nero.

Eppure Ansel Adams è probabilmente riconosciuto come uno dei più grandi fotografi paesaggisti di tutti i tempi nonostante, nella sua lunga carriera, abbia quasi esclusivamente scattato in bianco e nero. E vi è rimasto sempre fedele, anche quando i mezzi a disposizione gli avrebbero consentito di utilizzare il colore. Come è possibile?

Per comprendere appieno la grandezza di Ansel Adams è importante conoscerne la collocazione storica (nasce a San Francisco nel 1902 e muore nel 1984) ma soprattutto il pensiero. La sua vita, infatti, è sempre stata legata a doppio filo al suo smisurato amore e rispetto per la natura. “Il mondo intero è per me molto “vivo” – tutte le piccole cose che crescono, perfino le rocce. Non riesco a guardare crescere un po’ d’erba e di terra, per esempio, senza percepire la vita essenziale, le cose che si muovono con loro. Lo stesso vale per una montagna, o un tratto di mare, o un magnifico pezzo di legno vecchio”.

Ansel Adams dedicherà alla natura la maggior parte dei suoi scatti, cercando di coglierne continuamente l’essenza emotiva. E’ l’emotività che traspare da ogni sua immagine a donare alle sue fotografie quell’intensità che ne ha caratterizzato il successo, esaltata proprio dal bianco e nero e dal contrasto tra chiari e scuri. Ed è proprio analizzando le sue immagini e le sue parole che può cambiare la nostra maniera di approcciarci alla fotografia.

In questo articolo, 5 importanti lezioni che puoi imparare da Ansel Adams, per migliorare la tua fotografia di paesaggio e non solo.

1. Quello che fotografi è quello che sei

“Tu non fai una fotografia solo con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai ascoltato e le persone che hai amato”. Per Ansel Adams la macchina fotografica è il mezzo che gli permette di estrapolare le emozioni dal cuore. Quindi una foto non è una mera visualizzazione della realtà ma la trasposizione di ciò che egli sente, conseguenza del suo vissuto.

“Una fotografia è grande quando riesce a esprimere pienamente i più profondi sentimenti del suo autore nei confronti di ciò che viene fotografato, divenendo così una genuina manifestazione della sua sensibilità nei confronti della vita considerata nella sua pienezza.”

Insegnamento

Non cadere nell’errore comune di fotografare quello che credi possa piacere agli altri ma fotografa quello che tu senti di voler fotografare. Ognuno di noi è diverso, per sensibilità, esperienze di vita e formazione e quello che può attrarre te, non necessariamente dovrà attrarre qualcun altro.

Solo fotografare ciò che ti piace ti permetterà di trasmettere te stesso all’osservatore e rendere la tua foto unica e diversa da tutte le altre. Mettere la tua anima nelle tue foto è l’unica maniera per emergere dalla banalità.

2. Pensa fotografando

“Visualizzare un’immagine consiste nell’immaginarla, ancor prima dell’esposizione, come una proiezione continua, dalla composizione dell’immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere considerata più esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un dogma. Ciò significa che il fotografo ha la totale libertà di espressione e non è in nessun modo limitato.”

Insegnamento

Scattare molte foto e poi valutare la loro bontà solo una volta arrivati a casa è un approccio sbagliato e spesso deludente. Prima di scattare una foto, pensa alla sua globalità e non fermarti a ciò che vedi nel display della fotocamera.

Una foto eccezionale si ottiene innanzitutto partendo dalla selezione del soggetto, passa attraverso un’ottimale composizione, poi dalla giusta impostazione della fotocamera, dallo scatto, dalla sua valutazione e infine dallo sviluppo stesso della foto. Quindi è importante imparare a pre-visualizzare tutte queste fasi e ragionare in termini di “risultato finale”.

3. Usa il buon senso

Ansel Adams fu teorico e pioniere (già nel 1940) del cosiddetto sistema zonale, una tecnica che permetteva ai fotografi di riprodurre la luce ripresa in specifiche densità sul negativo e sulla carta, ottenendo così una più vasta gamma di scala dei grigi e quindi migliorando anche la nitidezza delle immagini finali. Sostanzialmente si tratta dell’antenata di quella tecnica che oggi viene abitualmente chiamata HDR (Alta Gamma Dinamica).

Nonostante sia stato il primo ad applicare questa tecnica, Adams amava ripetere che “non c’è niente di peggio di un’immagine nitida di un concetto sfuocato”.

Insegnamento

Con l’avvento delle macchine digitali di ultima generazione, la tendenza è quella di ottenere fotografie più nitide possibili, tralasciando spesso il contenuto delle stesse. O peggio, pensando che la nitidezza da sola sia sufficiente a far diventare eccezionale un’immagine che, in realtà, non esprime nessun concetto.

Parallelamente, l’avvento di software di elaborazione grafica sempre più potenti, fa pensare che qualunque immagine, se opportunamente trattata, possa “salvare” una fotografia mediocre (e proprio l’uso smodato della tecnica dell’HDR ne è una prova). La buona fotografia si costruisce nella fotocamera, attraverso un uso consapevole della macchina e, prima ancora, scegliendo il messaggio che noi vogliamo trasmettere.

Tecniche e tecnologie possono solo migliorare una buona foto, mai sostituirsi ad essa.

4. Spiega quello che vuoi dire

“Una fotografia non viene mai realizzata esclusivamente per se stessi; è, o dovrebbe essere, un mezzo di comunicazione per raggiungere il maggior numero possibile di persone senza diminuzione di qualità o intensità…. Al commento “non ci sono persone in queste fotografie” in genere replico “ci sono sempre due persone: il fotografo e l’osservatore”.

Nel pensiero di Adams, l’emotività è l’ingrediente base di ogni sua espressione fotografica, però finalizzata a trasmettere i suoi sentimenti all’osservatore e mai fine a se stessa. “Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene”.

Insegnamento

Molte volte ci si dimentica che la fotografia è essenzialmente comunicazione. Scattiamo per esprimere noi stessi, senza preoccuparci che gli altri possano o meno capirci.

Questo è un approccio egoistico alla fotografia e non di condivisione, spesso è inconsapevole e alla lunga può procurarci frustrazione. Devi avere bene in mente ciò che vuoi comunicare ma è necessario anche porti nei panni di chi guarda le tue foto.

Molte volte, un oggetto o un paesaggio, che per te è ricco di significato, potrebbe non dire nulla agli altri, semplicemente perché non hanno vissuto le tue stesse esperienze. Sforzati di immedesimarti nell’osservatore e poniti la domanda: “Capiranno cosa voglio dire?”. Se la risposta è si, procedi pure.

 

5. Migliora la qualità dei tuoi scatti

“Spesso ho pensato che se la fotografia fosse “difficile” nel vero senso della parola – nel senso cioé che la creazione di una semplice fotografia richiedesse lo stesso tempo e la stessa fatica di un buon acquerello o di una buona incisione – il salto qualitativo della produzione media sarebbe enorme. L’assoluta facilità con cui possiamo produrre una immagine banale porta spesso ad una totale mancanza di creatività. Dobbiamo tener presente che una fotografia può contenere soltanto quello che ci abbiamo messo dentro, e che nessuno ha mai saputo sfruttare appieno le possibilità di questo mezzo d’espressione”.
Ansel Adams vede l’avvento del digitale, e con esso la facilità di scattare, come una condanna per la creatività.

Insegnamento

Il fatto di non usare la pellicola, che ha dei costi ed un numero di scatti limitato, spinge il fotografo a scattare un numero molto elevato di fotografie con la convinzione che, tra tante foto, qualcuna sicuramente andrà bene. Questo porta inevitabilmente ad un abbassamento della qualità media e ad una diseducazione ad avere “l’occhio fotografico”, inteso come composizione ottimale e immediata della scena che abbiamo di fronte.

Un buon esercizio per ovviare a questo inconveniente è autolimitarsi nel numero di foto da scattare nella sessione fotografica (ad esempio dieci). Anche se hai una digitale, prefiggiti un limite di scatti. Ti accorgerai come questo porterà ad una consapevolezza del gesto fotografico e ad una conseguente migliore qualità dei tuoi risultati.

Foto di copertina.

 

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Autore: Marco Morelli

Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia molti anni fa, usando le mie foto come spunto per il mio primo grande amore: la pittura. Col tempo, poi, la fotografia è diventata la mia principale passione e il mio lavoro. Dipingere mi ha insegnato il piacere di osservare i dettagli e di cercare un significato in ciò che, abitualmente, passa nell’indifferenza della normalità. Oggi, la fotografia, la pittura, il disegno e la grafica sono solo alcuni dei mezzi che utilizzo per raccontare le mie emozioni.
Puoi seguirmi anche sul sito www.marcomorelli.eu

  • MrBloodyTitus .

    Bell’articolo!

  • enza

    emozionante articolo!

  • George

    Grazie per il bellissimo articolo, sono pienamente d’accordo con tutto, anch’io provengo da una formazione artistica e capisco bene cosa significhi trasmettere le proprie sensazioni o emozioni agli altri ma ad un certo punto [ mi riferisco a: Sforzati di immedesimarti nell’osservatore e poniti la domanda: “Capiranno cosa voglio dire?”. Se la risposta è si, procedi pure. ] dico “io non conosco l’osservatore” non so che cultura e che gusti abbia o se è in grado di capire cosa voglio “trasmettere”. Spesso chi osserva non ha lo stesso bagaglio culturale e comunque non è in grado di comprendere appieno il messaggio.
    Dico questo perché ho sperimentato di persona attraverso alcune mostre in cui ho esposto i miei lavori sia pittorici che fotografici ed ho visto tante persone che sono rimaste colpite dalla diversità dei miei lavori, alcuni azzardati che non sono stati capiti per nulla, mentre quelli più tradizionali invece hanno riscosso un parere più positivo. Morale… come posso mettermi nei panni altrui?
    Non voglio fare polemica, solo cerco di capire per migliorare.
    Un caro saluto.

    • Ciao George, innanzitutto grazie per il tuo feedback positivo.
      Il discorso della comprensione, da parte del pubblico, del messaggio che vogliamo trasmettere, è un argomento molto delicato. Diciamo che la situazione cambia, a seconda che si tratti di pittura o di fotografia. La pittura, per sua natura, si presta più all’interpretazione soggettiva, anche in virtù dei suoi vari generi di rappresentazione (ad esempio un’opera iperrealista avrà una trasmissione del messaggio più immediata rispetto ad un’opera surrealista o informale).
      La fotografia, invece, fa proprio dell’immagine reale il suo medium di trasmissione. Di conseguenza, il fotografo cerca di trasmettere il suo messaggio attraverso ciò che il suo occhio ha visto. A quel punto diventa fondamentale il soggetto dello scatto e proprio dall’efficace rappresentazione di tale soggetto dipende la riuscita stessa della fotografia.
      Naturalmente il problema si pone nel momento in cui il fotografo desidera essere compreso. Se, invece, il fatto di non essere capito non provoca frustrazione nel fotografo, credo sia giusto esso continui a fotografare ciò che meglio crede e nella maniera che ritiene più opportuna. Fermo restando che (lo dico nella lezione 1) bisogna sempre fotografare ciò che ci piace e mai ciò che crediamo possa piacere agli altri.
      Spero di esserti stato utile! Un caro saluto a te.

      • Giorgio Mocci

        Ciao Marco,
        avevo risposto prima, ma ci sono stati dei problemi con DISQUS, non capivo bene cosa volesse…e chi/cosa fosse.
        Ad ogni modo, come dicevo, ho avuto una formazione prevalentemente artistica che, come dici anche anche tu, mi ha permesso di osservare in modo diverso il mondo intorno a noi.
        Volevo puntare sul fatto che oggi si sostiene che la fotografia è arte ed in tal caso può essere considerata alla stessa stregua della pittura o di altri mezzi artistici, vedi musica, scultura, teatro eccetera…giustamente chi osserva un opera iperrealista rimane stupefatto dalla enorme bravura e tecnica del pittore che l’ha eseguita oppure anche guardando certi ritratti così veri da sembrare una foto.
        Mi rifaccio adesso al decalogo del Benedetto Croce in cui si enuncia ciò che è arte e ciò che non lo è, in questo caso “arte NON è la riproduzione della realtà”. Considerando tutta la produzione artistica fino ai giorni nostri una bella fetta di essa andrebbe spazzata via.
        Pensa che ai tempi del liceo mi sono guadagnato l’appellativo di sovversivo perché avevo definito Leonardo da Vinci (pittore) come “manierista” ed anche dopo aver condannato tutta la produzione artistico religiosa!
        Tornando a noi io cerco di fare fotografie pittoriche, cioè anziché usare il pennello o la spatola uso la macchina fotografica, infatti ultimamente sto usando la tecnica del “mosso creativo”, oppure (da sempre) preferisco usare il teleobiettivo per cogliere quei particolari che possano concorrere a formare una visione astratta come geometrie particolari o accostamenti cromatici e così via.
        La fotografia intesa come riproduzione realistica per me è solo a scopo commerciale come un quadro riprodotto su commissione.
        Questa discussione potrebbe dilungarsi all’infinito e mi piacerebbe molto poterlo fare di persona, concludo quindi che è molto difficile fotografare ciò che piace a noi e mettersi nei panni degli altri sperando di essere capiti.
        Non me ne vogliano gli altri lettori per il tono disfattista.
        Un saluto a tutti ed a te in particolare.
        George

        • Ciao George, non preoccuparti per i toni, è il tuo pensiero ed è sempre piacevole discutere con persone preparate e miti come te :)
          L’affermazione di Benedetto Croce ha certamente la sua validità, ma non dobbiamo dimenticare che la fotografia nasce (e vive) sul concetto di comunicazione. Un fotoreporter, per esempio, deve essenzialmente comunicare al fruitore ciò che egli vede. Il bravo fotoreporter, poi, è quello capace di trasmettere dolore, gioia, drammaticità e tutte quelle emozioni di cui è denso il contesto in cui è chiamato a scattare. Riuscire a farlo in maniera davvero efficace è sicuramente un dono e può essere definita Arte.
          Ovviamente, rimanendo nell’ambito della fotografia, esistono poi tutte quelle derive concettuali (come la fotografia minimal) che la fanno più avvicinare all’ambito della pittura, ma qui si aprirebbe un discorso talmente ampio che preferirei conservarmi per prossime, eventuali, lezioni ;)
          Un saluto.

          • Giorgio Mocci

            Ciao Marco,
            grazie per la pazienza, l’argomento ė troppo interessante e la discussione potrebbe durare molto, ci vorrebbe un caminetto, una bottiglia di brandy ed un buon sigaro…meglio fermarci qui.
            Alla prossima allora è buon lavoro!
            George

  • massimo

    “Ansel Adams vede l’avvento del digitale, e con esso la facilità di scattare, come una condanna per la creatività”
    Veramente è morto nell’84 !
    Perché usi il suo nome ?

    • Hai ragione, in effetti si tratta di un refuso e avrei dovuto esprimermi con “avrebbe visto” e non con “vede”. Il concetto era chiaro per me, ma è evidente che mi sono espresso male. Grazie per l’appunto e per l’attenzione con cui hai letto il mio articolo.

      • massimo

        :)

  • Gloria3p

    Mi sto affacciando solo ultimamente al mondo della fotografia nonostante mi abbia sempre affascinata. Questo articolo è stato d’ispirazione e non solo, mi sono ritrovata in tanti errori che (prometto!) non farò mai più e in tanti pensieri e sensazioni che invece continuerò ad avere.
    Contenuto e linguaggio: 100%. Non è facile trovare letture così piacevoli su internet. 110 e lode!

    • Scusa Gloria, leggo solo ora! Grazie mille per i complimenti, è davvero piacevole leggere certe parole :)

Chi c'è dietro FotoComeFare?



authorMi chiamo Alberto Cabas Vidani, sono un informatico per formazione e un fotografo per passione.


Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per condividere le conoscenze che avevo acquisito e che continuo ad acquisire su fotografia digitale e fotoritocco.


Voglio rendere queste conoscenze accessibili a chiunque, anche ai principianti assoluti.


Per contattarmi, vai alla pagina dei contatti.


Privacy Policy

© 2010-2014 FotoComeFare, tutti i diritti riservati / Cabas Vidani Alberto, vicolo della Sedima, 23 - 34076 Romans d'Isonzo (GO)
P.IVA 01139850315, CF CBSLRT82C07F356B, numero REA GO-75162
N° fax +3904811901128

FotoComeFare partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Sprintrade network.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni