5 lezioni sulla fotografia da Annie Leibovitz, la più richiesta dai vip

5 lezioni sulla fotografia da Annie Leibovitz, la più richiesta dai vip

“Quando dico che voglio fotografare qualcuno, significa, in realtà, che vorrei conoscere qualcuno, consultarne la personalità. Per realizzare il miglior scatto possibile devo calarmi nel contesto, nella situazione. La fotografia perfetta immortala ciò che ti circonda, un mondo di cui divieni parte”.

È una frase pronunciata da Annie Leibovitz, fotografa statunitense oggi 66enne, che riassume alla perfezione la sua filosofia artistica, basata sul feeling con il suo soggetto, innanzitutto.

Che Annie Leibovitz sia una fotografa diversa da tutti gli altri lo dicono i suoi ritratti, pieni di una carica emotiva difficilmente riscontrabile nella storia della fotografia e che spesso sono diventati delle vere e proprie icone.

Ed è anche per questo motivo che praticamente tutti i personaggi più famosi e importanti del pianeta fanno a gara per farsi fotografare da lei. Il ritratto di Annie è garanzia di immortalità, perché il suo obiettivo riesce a tirar fuori l’anima a chiunque gli si ponga davanti.

Solo talento? Non proprio, perché il suo modo di lavorare presuppone tanto studio e preparazione.

Un po’ di storia

Annie Leibovitz nasce in Connecticut (USA) nel 1949. Di origine ebree, è figlia di un ufficiale di Marina e di una ballerina. Grazie al lavoro del padre, comincia a girare il mondo da giovanissima, con le varie basi militari come tappe di vita.

La prima macchina fotografica la acquista nel 1968, in Giappone: è una Minolta SR-T 101. Grazie a lei scatterà le prime fotografie, sul monte Fuji.

Inizia la collaborazione con la rivista Rolling Stone per caso, quando sulle scrivanie della redazione giunge una sua intensa foto scattata a San Francisco, durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam. È il 1970 e quella foto diventa subito copertina del giornale.

Da lì comincia una proficua (per entrambi) collaborazione, con alcuni incarichi di spicco.

Per esempio è lei la fotografa ufficiale al seguito dei Rolling Stones per tutta la durata della loro tournée (1975) ed è ancora lei a realizzare un importante servizio fotografico su John Lennon e Yoko Ono (Lennon morirà assassinato dopo poche ore).

Nel 1983 Annie Leibovitz lascia il Rolling Stone e inizia a collaborare con Vogue e Vanity Fair, contribuendo a realizzare i ritratti più significativi della fotografia contemporanea.

Nel 1988 conosce Susan Sontag, scrittrice e critica d’arte statunitense, che diventerà sua compagna di vita, in un rapporto intenso, tumultuoso, ma discreto. “Ma quella alla fine è stata la più lunga relazione della sua vita. E penso che rispetto alle altre sia stata la più felice, anche se non la più facile”. Il loro rapporto durerà oltre 15 anni, fino al 2004, anno della morte di Susan. Grazie all’inseminazione artificiale, Annie avrà anche tre figlie.

Annie Leibovitz è un personaggio complesso e sfaccettato, che difficilmente scende a compromessi nella vita, così come nel suo lavoro.

Attraverso i suoi ritratti è possibile carpire tutta l’empatia che stabilisce con le persone al centro del suo obiettivo. Ed è proprio grazie alla sua fotografia e alle sue parole che possiamo trarre preziosi insegnamenti.

 

1. Preparati nei minimi particolari

“Io prima faccio sempre i compiti. Ad esempio, per prepararmi a fotografare Carla Bruni all’Eliseo, ho prima osservato molte foto del palazzo. Mi sono procurata le immagini delle altre persone che ci avevano vissuto. Ho guardato diverse fotografie di coppie innamorate, oltre a tutte quelle di Carla Bruni realizzate dagli altri fotografi. Infine, sapendo che era anche una cantante, ho ascoltato le sue canzoni”.

Insegnamento

Molte volte pensiamo che il talento puro sia la prima (e, a volte, anche l’unica) discriminante per realizzare grandi foto, ma quanto sopra espresso da Annie Leibovitz dovrebbe essere sufficiente a farti riflettere. Lei è una delle fotografe più apprezzate e affermate al mondo, ma questo non basta a farle abbassare la guardia sulla preparazione, quasi ossessiva, dei dettagli.

A qualunque livello, che tu sia un professionista o un semplice fotoamatore, la vera differenza la farà la preparazione e lo studio anticipato delle situazioni che andrai ad incontrare.

Se sei un fotografo matrimonialista, per esempio, trarrai grande vantaggio nel tuo lavoro se, precedentemente, avrai studiato le location del servizio fotografico, in modo da non trovarti spiazzato se incontrerai situazioni al limite.

Ma anche se sei un fotoamatore e hai in programma una sessione di street photography, pianificarti il percorso o scoprire anticipatamente le migliori attrazioni della città, ti potrà garantire un migliore risultato quando tornerai sul posto armato di fotocamera.

Ogni dettaglio in più che riuscirai a pianificare, sarà garanzia di migliore riuscita delle tue fotografie.

2. Cerca la giusta ispirazione

Per un qualunque fotografo, trovare sempre nuove idee può essere parecchio difficoltoso.

Ecco come ovvia al problema la fotografa americana: “Porto sempre con me una grande banca della memoria fatta delle immagini scattate dai fotografi che mi hanno preceduta, una specie di disco rigido che ha sede nella mia testa. Sono un’appassionata di fotografia. O una studiosa, se preferite. Colleziono libri fotografici. Capita che qualche elemento appartenente alla storia della fotografia contribuisca allo stile che scelgo per i miei scatti. E lo stile di un’immagine fa senz’altro parte dell’idea”.

Insegnamento

Il talento è importante, lo studio dei dettagli pure, ma certe volte mancano proprio le idee… Capita a tutti. La creatività, però, può anche essere alimentata.

Qualunque sia il tuo genere fotografico preferito, “incamerare” esempi di scatto dei grandi fotografi contribuirà, anche inconsciamente, ad alimentare la tua riserva creativa.

Comprare dei libri monografici deve essere la prima scelta ma in alternativa, per esempio, potresti anche crearti delle cartelle di foto dei tuoi fotografi preferiti.

Per esempio, potresti caricarle sul tuo smartphone e consultarle nei momenti di vuoto creativo, mentre sei fuori a fotografare. L’ispirazione sarà assicurata.

3. “Entra” nei tuoi soggetti

La fotografia di Annie Leibovitz si distingue da tutte le altre perché riesce a mettere a nudo completamente la personalità e l’anima del personaggio ritratto. Come ci riesce?

“La cosa migliore che un giovane fotografo possa fare è restare vicino a casa. Cominciate con i vostri amici e la vostra famiglia, con le persone disposte a lasciarsi fotografare da voi. Scoprite che cosa significa immergersi in questo lavoro ed entrare in intimità con il soggetto. Misurate la differenza fra questa esperienza e quella di fotografare qualcuno che non conoscete altrettanto bene”.

Insegnamento

Chiunque si sia cimentato nella fotografia di ritratto, avrà notato come riesca più facilmente a tirare fuori buone foto dai parenti o dagli amici, piuttosto che da estranei o conoscenti.

Annie Leibovitz, con i suoi lavori, ci fa capire che per avere ritratti davvero espressivi, è indispensabile creare una certa intimità col soggetto.
Attenzione però, entrare in intimità non vuol dire porre domande personali ed essere invadenti, perché sortirebbe l’effetto contrario.

Piuttosto, sarà indispensabile creare un clima cordiale e sereno, magari parlando del più e del meno, senza lesinare sorrisi. Una persona distesa sarà molto più rilassata e il suo ritratto ne trarrà indubbi benefici.

4. Sviluppa un tuo linguaggio

“Ci sono casi in cui ottenere ciò che si vuole è davvero impossibile. A volte ho l’impressione di raggiungere a malapena il dieci per cento di ciò che desidero. Un elemento che può rivelarsi particolarmente frustrante, ad esempio, è la luce naturale. Può capitare che la luce appaia meravigliosa sul volto di un soggetto, ma che non riesca a tradursi in immagine. L’effetto sarà completamente diverso. La fotografia è limitata, è solo una riproduzione di ciò che accade”.

Come confessa Annie Leibovitz, l’insoddisfazione riguardo i propri scatti appartiene anche ai grandi fotografi.

Insegnamento

Quante volte ti è capitato di uscire a fotografare e di tornare a mani vuote, con nessuno scatto che ti soddisfacesse pienamente? Oppure quante volte è successo che non riuscissi a trasmettere perfettamente nella fotografia quello che gli occhi ti suggerivano?

È importante che tu tenga sempre presente che la fotografia ha dei suoi limiti intrinsechi. Innanzitutto perché riesce a riprodurre solo due dimensioni, e poi perché ti impedisce di riprodurre suoni e profumi.

Per questo è importante che tu sappia usare perfettamente tutti gli strumenti creativi che la macchina fotografica ti offre, come la profondità di campo, i tempi di scatto e la regolazione dell’esposizione.

Per cui, per esempio, potresti trasmettere il senso del movimento utilizzando dei tempi lunghi; oppure potresti variare la profondità di campo per appiattire un’immagine o staccare un soggetto; o, ancora, utilizzare una leggera sovraesposizione per trasmettere un senso di calore.

La macchina fotografica ti dà molte possibilità di espressione e il tuo obiettivo deve essere quello di creare un tuo linguaggio efficace e distintivo.

5. Pensa fotograficamente

“Ben presto ho imparato che un’immagine all’apparenza insignificante può divenire piena di significato ed è un aspetto della fotografia che ho sempre adorato. Non mi stanco mai di guardare: ovunque volga lo sguardo, vedo istanti da incorniciare. Le foto di famiglia o gli incarichi di lavoro non fanno differenza per me. Non ho due vite, la mia vita è una sola”.

Insegnamento

Questa è una caratteristica comune a molti grandi fotografi: “pensare fotograficamente”, ovvero guardare costantemente il mondo come se si stesse osservando attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, anche quando non si ha la fotocamera in mano.

Molte volte le buone fotografie possono nascondersi ovunque. Basta cambiare punto di vista, oppure allargare o stringere un’inquadratura, per riuscire a tirare fuori immagini interessanti da qualunque situazione.

Il talento naturale forse può rendere questo meccanismo più spontaneo, ma soprattutto l’esercizio costante può aiutarti moltissimo a migliorare il tuo “occhio fotografico”.

Quando esci per una sessione fotografica, soffermati su un soggetto che ritieni interessante e prova a ritrarlo da più punti di vista, cambiando inquadratura e girandoci intorno. Anche solo avere uno sfondo più discreto, per esempio, può aiutarti a far risaltare il tuo soggetto. Ripeti questo esercizio più volte nel tempo.

Nel momento in cui tenderai ad ottenere la migliore inquadratura possibile già all’inizio della sequenza, vorrà dire che l’allenamento starà dando i suoi frutti.

Approfondimenti

Se vuoi approfondire la storia e i lavori della grande fotografa statunitense, ti suggeriamo di iniziare da qui:

Immagine di copertina.

Autore: Marco Morelli

Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia molti anni fa, usando le mie foto come spunto per il mio primo grande amore: la pittura. Col tempo, poi, la fotografia è diventata la mia principale passione e il mio lavoro. Dipingere mi ha insegnato il piacere di osservare i dettagli e di cercare un significato in ciò che, abitualmente, passa nell’indifferenza della normalità. Oggi, la fotografia, la pittura, il disegno e la grafica sono solo alcuni dei mezzi che utilizzo per raccontare le mie emozioni.
Puoi seguirmi anche sul sito www.marcomorelli.eu

  •  Pierluigi

    ottimo articolo. bravo Marco Morelli.

  • psyke11

    bellissimo articolo, grazie davvero. Da stampare e tenere sempre con se :)

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