“Un europeo alla conquista dell’America”. Si potrebbe dare questo titolo alla vita e alla produzione di Robert Frank.

In questo articolo ti spiegherò come, il fotografo di origine svizzera, ha rivoluzionato il mondo della fotografia. Grazie al suo straordinario reportage di strada, “The Americans”, Robert Frank ha creato un vero e proprio stile fotografico.

Uno stile tutt’ora tra i più imitati dai fotografi contemporanei. Continuando a leggere, scoprirai in cosa si differenzia la fotografia di Robert Frank e perchè i suoi reportage hanno fatto scuola.

Nato nel 1924, oggi Robert Frank ha superato i 90 anni di età. Ma era passato meno di un decennio dalla fine della seconda guerra mondiale quando decise di percorrere gli Stati Uniti in lungo e in largo.

A bordo di una vecchia Ford di seconda mano, il fotografo di Zurigo attraversò 48 Stati con la sua piccola Leica 35mm.

Tra il 1955 e il 1956 scattò oltre 27 mila foto anche se alla fine, per il suo libro, ne selezionò solo 83. I suoi soggetti erano, semplicemente, le persone della strada.

Nei suoi scatti veniva evidenziata l’America vera, reale, con i suoi problemi e le sue difficoltà. Un’America molto diversa da quella che gli americani volevano far apparire all’esterno.

In quegli anni, infatti, il cinema americano dettava legge nel mondo e proponeva una realtà molto patinata, ma sostanzialmente irreale. Anche riviste e giornali esportavano un modello molto differente da ciò che realmente era il quotidiano.

Soprattutto per questo motivo la fotografia di Robert Frank non venne accettata e, anzi, venne addirittura osteggiata. La potente agenzia Magnum (americana), per esempio, fu molto dura con la sua produzione, giudicandola “tecnicamente non valida”. Anche Life si rifiutò più volte di pubblicare il suo lavoro.

Ma Robert Frank non si scoraggiò. Tornò in Europa, finchè non riuscì a pubblicare “The Americans” in Francia. Era il 1957. Inizialmente gli apprezzamenti furono soprattutto da parte degli stessi americani, cioè quella gente che lui aveva fotografato.

A piacere era proprio la genuinità del racconto, senza filtri. Raccontava la realtà, era vicino alla gente. L’anno dopo anche gli Stati Uniti dovettero arrendersi, pubblicando il suo libro.

Gli scatti di Robert Frank erano molto diversi dallo stile fotografico imposto in quegli anni, molto “estetico e pulito”.
Le foto di Frank, invece, erano apparentemente casuali, con tagli obliqui, spesso sfocate e imprecise. Una fotografia rivoluzionaria ma assolutamente funzionale a ciò che lui voleva raccontare.

Da quel momento, la fotografia mondiale non fu più la stessa. Il suo stile fece scuola, creando un nuovo genere fotografico, tutt’ora tra i più imitati di sempre. Robert Frank su sostanzialmente il primo vero “fotografo di strada” della storia.

Se anche tu ti senti troppo legato all’estetica della foto, se pensi che le tue foto siano “belle che non ballano”, conoscere Robert Frank potrà veramente cambiare il tuo modo di vedere e di scattare.
In questo articolo ti farò conoscere le sue idee sulla fotografia per trarre preziosi insegnamenti.

1. Fatti ispirare

“Walker Evans sicuramente m’ha ispirato. Avendo lavorato con Evans fui veramente coinvolto dal suo modo di fotografare le persone. Qualche volta l’avevo aiutato a realizzare scatti, vicino New York o presso alcuni stabilimenti.

Ne ricordo ancora alcuni, di quelli che aveva fotografato. Il suo modo di lavorare e il risultato dei suoi lavori destarono in me una grande impressione, ecco cosa mi ispirò veramente”.

Insegnamento

Lo dico sempre anche durante i miei corsi di fotografia: se vuoi diventare un fotografo di livello superiore, devi studiare i grandi fotografi.

Attenzione però, non ti sto dicendo di guardare solo il risultato finale (ovvero le foto). Per migliorare fotograficamente, è fondamentale capire cosa si nasconde dietro lo scatto. Come ti ha spiegato Robert Frank, si impara moltissimo guardando il modo di lavorare di un grande professionista.

Lo scatto finale è solo la punta di un iceberg. Dietro si nasconde la ricerca dell’idea, della situazione, ma anche dei soggetti ideali e della luce migliore. Io stesso oggi non potrei essere un fotografo professionista se non avessi passato anni a fare l’assistente.

Se non ti è possibile seguire sul campo un fotografo, puoi ripiegare sui libri monografici dei grandi fotografi. Spesso è raccontato come è nato un progetto, le azioni necessarie per svilupparlo e per concluderlo.
Se avrai un approccio simile, posso assicurarti che imparerai molto di più rispetto a cento corsi di fotografia che ti insegnano solo la tecnica.

2. Prenditi i tuoi rischi

“Alcune mie foto sono fuori fuoco e, tecnicamente parlando, alcuni ritengono che le mie inquadrature non siano corrette. Ma volevo rompere con i formalismi e con un modo di fotografare convenzionale.

Ma in fondo si è del tutto liberi e il fotografare comporta dei rischi. Non è che si sta facendo una foto alla propria sorella; probabilmente il rischio si corre perché non si sta scattando nel modo in cui le persone si aspettano.

S’imbocca un percorso diverso e ciò implica alcuni rischi. Un artista che non sia disposto a rischiare non può definirsi tale”.

Insegnamento

Quando sei abituato a fare un certo tipo di fotografia, poi diventa molto difficile uscire dalla “zona di confort”. Sei apprezzato per quello che fai, prendi i tuoi “soliti like” su Facebook o Instagram e sei contento così.

Ma sei davvero soddisfatto? La fotografia è una forma d’arte e, come ogni forma d’arte, è innanzitutto uno sfogo creativo. Purtroppo spesso si tende a castrare la propria creatività, finendo per scattare le foto che gli altri si aspettano da noi. Posso assicurarti che un simile approccio, alla lunga, può farti passare anche la voglia di fotografare.

Inizia a provare cose nuove. Scatta solo per te stesso, senza l’assillo di mostrare agli altri ciò che hai realizzato. Tenta cose nuove, poi torna a casa e riguardale. Se non ti piacciono, butta tutto senza pensarci troppo. Poi esci di nuovo a fotografare e sfoga ancora la tua creatività.

Un simile approccio avrà innanzitutto una conseguenza: ritornerai a divertirti davvero. Inoltre, senza l’assillo di dover accontentare gli altri, sarà molto più facile che tu possa trovare nuove ispirazioni.

3. Passa inosservato

“La fotografia può rivelare molto. È l’invasione della privacy della gente. Di conseguenza, c’era un elemento di mestiere. Mi sentivo come un detective o una spia. Sì! Spesso ho avuto momenti spiacevoli.

Nessuno mi ha dato problemi, perché avevo un talento per non essere notato. La mia macchina era una Leica 35mm. Ho adorato quella macchina. Era come qualsiasi auto, non appariscente”.

Insegnamento

Robert Frank realizzò il suo grande capolavoro, “The Americans”, tra il 1955 e il 1956. A quei tempi il concetto di privacy non era quello che conosciamo oggi.

Non c’erano avvocati a tutelarti, ma prendere un pugno in faccia era probabilmente più doloroso che ricevere una querela. Insomma, anche negli anni ’50 era consigliabile non farsi notare mentre scattavi una fotografia di strada.

Oggi il diritto alla privacy ha leggi ben regolamentate e devi stare attento a come muoverti. In generale è consigliabile non ritrarre il viso della gente senza autorizzazione. Ma, a parte questo, è sempre meglio “mimetizzarsi” il più possibile.

Innanzitutto ti consiglio di optare per macchine fotografiche poco appariscenti. Quella di Robert Frank era una piccola Leica 35mm, ma oggi esistono in commercio mirrorless ipertecnologiche e davvero molto discrete.

Ma avere una fotocamera di piccole dimensioni naturalmente non è sufficiente. Devi anche stare attento a non farti notare.

Per esempio, una buona tecnica è quella di scattare tenendo la fotocamera all’altezza della pancia. In questo caso dovrai stare attento all’apertura del diaframma, altrimenti sarà molto facile avere foto fuori fuoco.

Per ovviare al problema del fuoco, leggi questo articolo che parla di una tecnica di scatto molto interessante: “La guida definitiva per la messa a fuoco a zona nella street photography”.

4. Non pensare solo all’estetica

“La maggior parte delle mie fotografie sono di persone; sono visti in maniera semplice, come attraverso gli occhi dell’uomo nella strada. C’è una cosa che la fotografia deve contenere, l’umanità del momento. Questo tipo di fotografia è realismo.

Ma il realismo non è abbastanza. Ci deve essere la visione. E le due cose insieme possono fare una buona fotografia. È difficile descrivere questa linea sottile dove finisce la materia e inizia la mente”.

Insegnamento

Robert Frank cambiò la storia della fotografia. Gli anni ’50 erano dominati dalla fotografia “pulita”. Lo stile vincente era quello alla Henry Cartier-Bresson, dove la composizione era curatissima e quasi scientifica.

In quegli anni, scattare con uno stile diverso era inconcepibile e soprattutto poco apprezzato dal pubblico. Per questo la fotografia di Robert Frank innanzitutto spiazzò, ma soprattutto non ebbe riconosciuto il suo valore.

Ma Robert Frank, prima di tutti, capì che la fotografia sociale doveva innanzitutto evidenziare il lato umano della gente. Doveva raccontare, certo, ma doveva soprattutto emozionare.

In effetti non è affatto facile trasportare l’emotività in una fotografia. Essere “estetici” è molto più semplice. Basta conoscere qualche regola di composizione, avere un buon occhio e la foto è fatta.

Se vuoi sviluppare il lato emotivo delle tue foto devi innanzitutto liberarti dai vincoli estetici. Non preoccuparti di avere l’orizzonte dritto, ma piuttosto stai attento a carpire un’espressione che racconta qualcosa.

Puoi usare i tempi lunghi per evidenziare il movimento, oppure puoi sottoesporre per riprodurre un’atmosfera “pesante”. Allo stesso modo, la sovraesposizione può enfatizzare gioia o felicità. A proposito dell’esposizione creativa, leggi questo articolo: “Abbasso l’esposizione corretta, viva l’esposizione creativamente corretta!”.

Se non sei abituato a scattare in questo modo, all’inizio potrà risultare particolarmente ostico. Ma non abbatterti se i primi scatti non saranno soddisfacenti. Come ti spiegavo al punto 2, prova a scattare senza farti condizionare dal giudizio altrui.

5. Racconta come fosse un film

“Gli Americani” è il viaggio di un europeo in un Paese che attraversa per la prima volta. Come quando sei sulla spiaggia e ti tuffi per la prima volta. Ho attraversato 48 stati e scattato 27 mila foto, ma alla fine ne ho selezionate 83. È come guardare un film, perché ogni foto è legata alla successiva e alla precedente.

Tanto che ad un certo punto sentii l’esigenza di passare al cinema. Fu un passaggio logico. Dopo tanto tempo trascorso a riprendere immagini statiche e a guardare in un mirino aspettando il momento di scattare si inizia a pensare che vi sia qualcosa di più di un’immagine, prima e dopo. Viene naturale pensare al cinema. Inoltre un film può avere una voce e consente maggiore espressione”.

Insegnamento

Elliott Erwitt parlò così delle foto di Robert Frank: “sono apparentemente sciatte, tecnicamente non impeccabili, ma molto emozionanti”.

Apparivano sciatte perché, effettivamente, quelle foto non andavano prese singolarmente, ma era necessario guardarle una dopo l’altra, come se fossero le scene di un film.

Robert Frank fu sostanzialmente il precursore dei “progetti fotografici”. Nel progetto fotografico il senso del racconto si percepisce appieno solo guardando tutte le foto nel loro ordine corretto.

Ogni foto acquisisce significato solo se “legata” e analizzata con la precedente e la successiva.
Quindi è proprio questo il punto: se vuoi fare un definitivo salto in avanti come fotografo, non limitarti a realizzare scatti singoli, ma inizia a “raccontare per immagini”.

Ti anticipo che non è una cosa semplice. Anzi, è un approccio che può mettere in difficoltà anche i fotografi più navigati.

Mettere a punto un reportage fotografico efficace richiede molta maturità, perché è necessario sviluppare una sensibilità che va oltre il semplice scatto.

Leggi dei libri, guarda molti film ma, soprattutto, studia i fotografi giusti. Quali sono i fotografi giusti? Essenzialmente quelli che hanno fatto del racconto fotografico il loro cavallo di battaglia.

Qualche nome: oltre allo stesso Robert Frank, guarda anche i lavori di Sebastiao Salgado, Martin Parr, Josef Koudelka, Gianni Berengo Gardin, Luigi Ghirri e Paul Fusco.

Conclusioni

Robert Frank è stato il primo vero fotografo di strada della storia, creando sostanzialmente un nuovo genere fotografico. Con lui finì l’era del “momento decisivo” di Cartier-Bresson, per lasciare spazio al racconto fotografico per immagini.

“Quando le persone guardano le mie foto, voglio che si sentano come quando vogliono rileggere una riga di una poesia” disse. Quindi una fotografia non immediatamente comprensibile, una foto da studiare e analizzare. Una foto con poca estetica ma molta sostanza.

La fotografia è un mezzo comunicativo eccezionale, oggi più che mai. Devi produrre una foto che comunica qualcosa. Se vuoi fare un salto di qualità come fotografo, è fondamentale che ti concentri su questo aspetto. Altrimenti i tuoi scatti si perderanno nel mare infinito delle fotografie quotidianamente pubblicate sui social.

Il passo successivo è quello di riuscire a “creare un film” con le tue foto, dando un senso di continuità ai tuoi scatti. Un fotografo che riesce a creare un grande progetto fotografico, con una tematica forte, raccontato con grandi immagini, sarà indubbiamente riconosciuto come un fotografo di alto livello.

Approfondimenti

Per approfondire tutto ciò che riguarda la street photography, su FotoComeFare puoi trovare una guida che raccoglie tutti gli articoli sull’argomento.

Alcuni articoli ti spiegano tecniche e strategie per migliorare nella fotografia di strada, altri parlano di grandi fotografi di questo genere fotografico. Puoi trovare anche recensioni ai migliori libri e ebook.

Puoi trovare la guida a questo link: “Street photography: ritrarre lo spirito dei tempi”.