5 lezioni da Martin Parr sulla fotografia

5 lezioni da Martin Parr sulla fotografia

Se sei abituato a scattare fotografie seguendo rigidamente le regole, questo articolo non fa per te. Oppure si, se sei aperto a punti di vista differenti.

Perché Martin Parr, fotografo inglese classe 1952, ha sempre diviso il suo pubblico in grandi estimatori o forti detrattori. Ovvero: o lo si odia o lo si ama.

Henri Cartier-Bresson (che faceva parte della categoria degli estimatori) di lui diceva che “veniva da un altro pianeta”. Il maestro della fotografia non avrebbe potuto trovare una definizione sintetica più appropriata…

“Quando si cerca di rinchiudermi in una categoria, cerco immediatamente di uscirne” disse Martin Parr in un’intervista. Come a voler sottolineare quanto sia difficile entrare nei suoi meccanismi mentali. Io proverò a farlo in questo articolo, cercando di farti traslocare (eventualmente) dalla categoria dei “detrattori” a quella degli “estimatori”.

Martin Parr nasce ad Epsom, un sobborgo di Londra, famoso per la sua eccellente vivibilità. Proprio il fatto di nascere e crescere in un ambiente simile, contribuisce a sviluppare in lui questo spirito critico verso il ceto medio borghese.

“Sono combattuto quando penso all’Inghilterra. Da un lato ho grande affetto per le cose più tradizionali. Non ci può essere niente di più piacevole, o più inglese, che prendere il tè di pomeriggio in un piccolo villaggio nel Dorset. Ma le stesse persone che si incontrano avranno opinioni bigotte sull’Europa, che è ciò che più mi fa arrabbiare della Gran Bretagna contemporanea.

Io sono un moderato di sinistra, ma non c’è nulla di più piacevole che incontrare un Tory (rappresentante del partito conservatore, ndr). Ma presi collettivamente penso ci sia in loro qualcosa di sbagliato. I miei sentimenti verso la Gran Bretagna sono un misto di affetto e preoccupazione. Col mio lavoro sto cercando di esprimere questa ambiguità.

Da questo presupposto si sviluppa la produzione di Martin Parr, che parte inizialmente dall’Inghilterra, ma presto si sviluppa dagli Stati Uniti all’estremo Oriente, passando per l’Europa.

Un mondo pieno di paradossi raccontato attraverso dei progetti portentosi, come “The Last Resort” (1986), prima bocciato ferocemente dalla critica e poi inserito dal The Guardian, un ventennio dopo, nella liste delle “Mille opere d’arte da vedere prima di morire”. L’altro monumentale progetto “Common Sense”, invece, detiene il record assoluto di esposizioni contemporanee (40 sedi in 17 Paesi diversi, nel 2000).

Parr è un personaggio che fa discutere e aspra è anche la votazione per il suo ingresso come membro dell’agenzia Magnun, il gotha del fotogiornalismo, presentato da Cartier-Bresson. È il 1994. Alla fine riesce a spuntare la maggioranza del 66%. “In politica è considerato un successo a valanga…” sarà poi il suo commento provocatorio.

“Sono stato uno dei primi a rompere quella tradizione umanistica radicata nella generazione precedente di fotografi. Qualcuno mi ha definito un approfittatore, un cinico, persino un fascista” rispondeva a chi gli chiedeva il motivo dei pochi consensi che raccoglieva.

Immagini apparentemente sciatte, flash sparato in faccia ai soggetti anche in pieno giorno, bambini imbrattati dal lecca-lecca, bagnanti sudatissimi stesi al sole, turisti in atteggiamenti ridicoli. Immagini che sembrano caotiche ma che, al contrario, rispondono a regole compositive raffinatissime.

“Io fotografo la vita così com’è, se le foto vi sembrano grottesche è perché pensate che lo sia la vita. E’ così? Ognuno di noi è bello e brutto nello stesso tempo, piacevole e spiacevole. Così è fatto il genere umano.”. La produzione fotografica di Martin Parr è racchiudibile proprio in questo concetto: non fotografare il brutto, ma documentare solo le contraddizioni che sono sotto gli occhi di tutti.

Ed è proprio analizzando i suoi scatti, così diversi dalle fotografie che siamo abituati a vedere, che possiamo trarre spunti interessanti per migliorare la nostra fotografia. O semplicemente per sviluppare un punto di vista differente.

 

1. Cerca di essere innovativo

“Il mondo è pieno di fotografie di cose come i circhi, gli ospedali psichiatrici e il carnevale, che la gente fotografa perché questi soggetti permettono di realizzare buone immagini. Non è che la gente si interessi ai circhi o agli ospedali psichiatrici più che ad altro; è solo che questi sono classici soggetti fotografici. Come le zone di guerra, con la loro alta drammaticità.

Il linguaggio e gli argomenti della fotografia sono molto limitati. Ancora adesso, c’è gente che si aspetta di poter entrare a Magnum mostrando foto di prostitute o drogati. Ma si tratta di soggetti che vedi continuamente mentre ce ne sono molti altri a cui nessuno si interessa mai.

Non pretendo di aver inventato un nuovo genere, ma prendiamo il mio lavoro sul cibo, per esempio. Ho pensato che fare foto del cibo fosse un modo perfetto per osservare il paesaggio sociale. Gran parte del cibo che ho fotografato è junk food – cibo spazzatura, ovviamente, quindi alla fine si è trattato anche di una riflessione sulla globalizzazione.

Anche altri soggetti che scelgo sono in qualche modo prosaici, ma riflettono sempre cose che riguardano tutti noi e in ogni momento”.

Insegnamento

È proprio così, i temi più fotografati sono fondamentalmente sempre gli stessi e molto di rado si riesce a trovare qualcosa di veramente innovativo. E quando succede, ecco che quel fotografo subito ci incuriosisce.

Ovviamente qui entriamo nel campo delle idee e, si sa, non è affatto facile averne di nuove e rivoluzionarie. È altrettanto vero, però, che è molto difficile avere buone “illuminazioni” se noi stessi continuiamo a fossilizzarci sulle stesse cose.

Quindi prova ad uscire dagli schemi, ma fai in modo di nutrire la tua creatività. Leggi dei buoni libri, tieniti aggiornato attraverso i quotidiani e guarda dei film di qualità.

Sostanzialmente, quello che devi cercare di fare è variegare i tuoi input, senza pregiudizi. Parti dal presupposto che sarà molto più facile avere idee originali se la tua mente verrà sollecitata da tutto ciò che per te è “nuovo”.

2. Fatti contaminare

“Una delle direttrici forti dell’insieme del mio lavoro è creare la finzione partendo dal mondo reale: mischiare realtà e artificio, confrontare i territori, inventare per esempio un’immagine di moda che somigli a una foto di documentazione o il contrario.

Nello stesso modo, trovo interessante giocare con determinati codici della pubblicità, condividere questo linguaggio restando sempre aderente alla mia propria logica e cercando di raggiungere il mio scopo”.

Insegnamento

Uno degli ostacoli maggiori alla nostra crescita fotografica è solitamente il fatto che spesso tendiamo a “settorializzarci” in un genere, che sia esso paesaggio o street o macro, smettendo di valutare qualunque variazione sul tema.

Se da un lato questo può contribuire a farci migliorare in quel determinato genere di fotografia, arriverai ad un certo punto in cui ti verranno a mancare nuove idee, oppure ti annoierai a morte.

In tutti i generi artistici, le “contaminazioni” hanno sempre aiutato a farne evolvere il linguaggio espressivo. E così, anche in fotografia, cimentarti in generi che non ami particolarmente, potrà contribuire ad arricchire ciò che solitamente ami fotografare, spingendoti a considerare nuovi elementi e soggetti da includere nelle tue foto.

3. Non sentirti vincolato dalle regole

“Nella gran parte dei casi, quando qualcuno fissa l’obiettivo ed è consapevole della tua presenza, la foto non funziona. Qualche volta invece sì.

La cosa bella della fotografia è che ci sono tutte queste regole che in genere sono più che giuste che però, in alcuni casi, possono essere infrante e la fotografia funziona e tu non sai perché, o viceversa. E ringrazi Dio, altrimenti che gusto ci sarebbe a fare il fotografo?

Ho un’idea abbastanza chiara di come fare una buona foto, ma ovviamente le sorprese non mancano mai, perché ci sono fotografie che vengono dal nulla, su niente, e riescono subito, e non capisco come mai. Ecco perché continuo a fare fotografie a provare e capire, per ricercare e cogliere quello spirito”.

Insegnamento

Sarebbe proprio il caso di dire “impara le regole e mettile da parte”! Quando ci avviciniamo alla fotografia, o anche quando cerchiamo di evolvere, la regola generale che troviamo in corsi, libri e tutorial è “segui le regole”. Che siano esse di composizione o di esposizione o altro.

Questo è senza dubbio un approccio giusto e corretto, che ognuno di noi deve avere. Il problema, però, può nascere nel momento in cui diventiamo talmente tanto ligi alle regole da “castrare” la nostra creatività.

Il mondo è pieno di foto meravigliose (e ben composte), ma la storia della fotografia è zeppa di esempi che dimostrano che uno scatto “sbagliato” può addirittura diventare un’icona. Per cui impara le regole (tutte), applicale fino ad assimilarle… e poi dimenticale!

4. Guardati intorno

“La maggior parte dei fotografi è molto legata alle situazioni esotiche e alle persone che si trovano in circostanze estreme e drammatiche, ma credo che la vita ordinaria sia molto più interessante di quanto la gente pensi. La familiarità tende a generare disprezzo, ma un supermercato o un centro commerciale possono essere luoghi davvero straordinari”.

Ho la sensazione che a raccontare storie tristi e deprimenti nessuno ti darebbe retta. Ecco perché le mie fotografie sono allegre e colorate e, spero, accessibili, perché voglio fare partecipare lo spettatore, non voglio annoiarlo, voglio farlo entrare in ciò che faccio e così potrà avere una lettura più ampia. Però non mi aspetto che la mia fotografia cambi un bel niente, sarebbe talmente ingenuo da parte mia, una volta la gente lo diceva, adesso non più”.

Insegnamento

In un certo senso questa regola è legata alla prima di questo articolo, ovvero quella di cercare di essere innovativi. Ma una volta che hai “nutrito” la tua mente, non sforzarti di trovare necessariamente contesti drammatici o di denuncia sociale.

Martin Parr ti insegna che si può essere originali e contemporaneamente efficaci semplicemente guardandosi intorno e sviluppando una visione analitica del quotidiano. E così centri commerciali, mercatini, feste e fiere di paese, per esempio, possono rivelarsi una fonte incredibile di scenari fotografici.

L’efficacia del tuo racconto sarà unicamente data dalla tua capacità di essere creativo (vedi regola 1).

5. Crea un tuo stile

“Lo sa che, se in un giornale si vogliono delle foto dai colori saturi e senza aggiustamenti estetici, si dice ‘alla Martin Parr’? Be’, il mio ego è soddisfatto. Esiste, credo, uno ‘stile Martin Parr’. So che per arrivarci ho impiegato molti anni. Tanti fotografi non trovano la loro ‘voce’ in tutta una carriera… Posso considerarmi fortunato” raccontava Parr all’intervistatore di turno.

E poi aggiunge: “Sì, sono passato dal bianco e nero al colore, da uno stile a un altro completamente diverso, con naturalezza. Tutto cambia, no? Basta pensare alle potenzialità del digitale. È una buona cosa quando c’è un’evoluzione. Perché non avrei dovuto cambiare io?.

Insegnamento

Lo sappiamo, una delle cose più difficili in fotografia (ma generalmente in qualunque forma di espressione artistica) è quella di essere “riconoscibili”, ovvero produrre degli scatti che, ad una sola occhiata, possono essere immediatamente attribuite ad un determinato fotografo.

Avere uno stile riconoscibile, una sorta di “firma” naturale delle nostre foto, è l’ambizione di qualunque fotografo. Tanto da portare quasi a frustrazione, quando ci si accorge che non si riesce ad ottenerla.

Martin Parr ti dimostra che crearsi un proprio stile non è affatto semplice e la chiave per ottenerla è senz’altro la sperimentazione. Oggi tutti conoscono le sue foto colorate e sature ma, come lui stesso racconta, gli inizi furono totalmente diversi.

Per questo non aver paura di sperimentare e, soprattutto, sii paziente (e scatta tanto).

Approfondimenti

Se vuoi approfondire la conoscenza dell’estroso fotografo inglese, ti consiglio di non perderti questi testi:

Immagine di copertina.

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Autore: Marco Morelli

Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia molti anni fa, usando le mie foto come spunto per il mio primo grande amore: la pittura. Col tempo, poi, la fotografia è diventata la mia principale passione e il mio lavoro. Dipingere mi ha insegnato il piacere di osservare i dettagli e di cercare un significato in ciò che, abitualmente, passa nell’indifferenza della normalità. Oggi, la fotografia, la pittura, il disegno e la grafica sono solo alcuni dei mezzi che utilizzo per raccontare le mie emozioni.
Puoi seguirmi anche sul sito www.marcomorelli.eu

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