“Sono nato in riva al mare, son cresciuto su una spiaggia e nell’ombra di uno  scoglio dorme
il mio primo amore…”:

una fotografia nascosta dentro la famosa canzone di Gino Paoli (“Mediterraneo” è il titolo per chi non la conoscesse, da ascoltare !).

Che ben si adatta ad un fotografo nato negli stessi luoghi o quasi, quella parte di Liguria che comincia ( o finisce?!) dal fiume Magra, al confine con la Versilia, e arriva fino alle Cinque Terre. In mezzo incontri prima Tellaro, poi Lerici, dove comincia il Golfo dei Poeti che entra fino alla Spezia, porto militare e mercantile con una storia molto particolare, ritorni verso il mare aperto fino ad arrivare alle Grazie, la “capitale” delle vele d’epoca, e a Porto Venere, un borgo e una chiesa protesi verso l’infinito.

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Questi posti sembrano creati apposta per far godere il fotografo paesaggista. Sali sulla terrazza  di San Pietro (chiesa forse più fotografata della sorella maggiore a Roma!) e vedi le Alpi Apuane da una parte e dall’altra le Cinque Terre.

La costa verso i cinque famosissimi borghi è impressionante: roccia e terrazze da seicento metri sul livello del mare cadono a picco nell’acqua, non riesci a capire come qui riescano a coltivare e produrre un vino pregiatissimo. Capisci benissimo invece come tanta bellezza sia ammirata  e cercata da tutto il mondo prima ancora che dai turisti di casa nostra!

photo Davide Marcesini

Sono di parte? si sente che parlo di casa mia? Come mai un trattato turistico su un sito di fotografia? Sì, è vero, l’argomento è strettamente collegato.Ma non è certo un articolo di tecnica fotografica.

O forse sì, a pensarci meglio: hai mai letto, ascoltato interviste a grandi fotografi? Se fai attenzione c’è sempre un elemento ricorrente nella fase finale, quando l’intervistatore chiede ” che consiglio daresti a chi ci ascolta?”: nove volte su dieci la risposta è “fotografa ciò che ami, ti appassiona, che conosci meglio”. Se ami la fotografia paesaggistica devi imparare a contrastare la tentazione più facile: partire per luoghi esotici, sempre più lontani, per trovare stimoli e ispirazione. La famosa fotografia in vacanza.

Per poi scoprire che i più grandi fotografi spesso realizzano immagini indimenticabili proprio dietro casa, dove conoscono passo per passo il territorio che fotografano, possono prevedere ogni variazione di luce e di atmosfera. Se poi hai la fortuna di leggere  questo articolo seduto al computer da qualche parte in Italia, una qualunque, vista la bellezza della nostra terra, allora il rischio di sentirsi in colpa diventa forte!

Impara a percorrere la tua terra lentamente, a piedi, partendo proprio da casa tua: non c’è miglior allenamento dello sguardo, l’arma più potente che ha il fotografo nella sua dotazione di base!

Prima delle dimensioni del sensore, prima del tipo di ottica da comprare, prima di qualunque consiglio tecnico o segreto di postproduzione. Allora sì che sarai capace di cogliere al volo il meglio anche in luoghi lontani da te, dove capiti per pochi giorni di vacanza.

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Prova questo semplice programma di “training” fotografico (e il personal trainer in questo caso non vale, devi fare da solo! aumenta concentrazione e consapevolezza):

Individua sulla mappa un cerchio centrato sulla tua abitazione, del diametro… adatto alle tue capacità/volontà: ossia abbastanza ampio da non annoiarti troppo, non così ampio da non poterlo esplorare, in diverse tappe, tutto a piedi.

Camminare, questo infatti è l’altro, potentissimo strumento al servizio del buon fotografo paesaggista (sempre prima di ricorrere a manuali di approfondimento o acquisti vari!). Molto consigliato dai migliori fotografi: “Un buon paio di scarpe”. Ecco cosa risponde Josef Koudelka a chi gli chiede quale sia la cosa più importante per un fotografo!

Esci una volta alla settimana in esplorazione, senza troppo preoccuparti di “trovare” la foto, dedicati quasi solo a guardare, scoprire ogni particolare della zona individuata. La “ripetitività” e “continuità”  dell’ esercizio produce ottimi miglioramenti nella percezione dello spazio che ci circonda.

Per i più “estremi” l’esercizio può cominciare addirittura senza macchina fotografica, solo uscendo a guardare. Questo è esattamente il “flusso di lavoro” che usava il grande Gabriele Basilico quando doveva affrontare un nuovo incarico.

E “Perdersi a guardare” è poi il titolo di un bellissimo lavoro di Mimmo Iodice. Studiare i maestri non serve a far sfoggio di citazioni ma ad avere la certezza di essere sulla strada giusta: “se lo fa lui allora… vuol dire che funziona!”.

Quando ti senti pronto comincia ad individuare un tema e seguilo finché sentirai di aver esaurito l’argomento. La continua scoperta di stimoli in luoghi che non avevi mai considerato ripagherà del timore di annoiarsi fotografando dietro casa: un rischio sempre presente per qualunque fotografo… inesperto!

Quando sarai soddisfatto del lavoro ti verrà naturale allargare la zona o spostarne il centro in un luogo con cui hai un feeling particolare.

Più a lungo e più intensamente ti dedicherai a questo esercizio, più ampi saranno i margini di miglioramento della tua capacità di guardare e vedere la fotografia. Man mano che procederai riuscirai a selezionare gli strumenti più adatti al tuo tema e “magicamente” il portfolio prodotto acquisirà rigore e omogeneità.

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Il linguaggio si affinerà, ti verrà naturale adottare il bianco e nero o il colore, immagini dal contrasto accentuato o molto morbide a seconda del gusto e del messaggio che vorrai trasmettere.. senza cercarlo troverai il tuo stile. Quel modo che hanno le  fotografie di rendere riconoscibile l’ autore e la sua capacità anche quando lui “parla” solo dei soggetti che fotografa.

Se la fotografia di paesaggio ti appassiona e hai bisogno di un po’ di aiuto, abbiamo un ebook per te. Trovi la recensione a questo link: guida alla fotografia di paesaggio.