Erano passati ormai un paio di mesi dall’acquisto della mia prima reflex digitale. Dopo i primi tentativi alla bersagliera capii che mettersi a studiare era fondamentale. Usare la macchina nei modi automatici non rientrava nei piani (mi sarei preso una compatta in quel caso) e volevo assolutamente imparare a sfruttarla al massimo.

Cominciai a studiare ed approfondire i concetti basilari dell’esposizione. Avevo già assaggiato con la punta della lingua apertura e tempo d’esposizione e sapevo più o meno gli effetti artistici che possono avere le loro variazioni su di una foto, ma non ero in grado di dominarli.

Lo sfocato, quando sei un pivello, è la prima cosa che ti colpisce. Quando lo vedi nelle foto senza sapere come si fa, pensi che sia per merito di chissà quale effetto speciale. Quando ti accorgi che lo puoi fare, e capisci come, ti esalti e ti senti già un grande artista. Quando provi a farlo bene, ti senti peggio di prima, perché non ti viene come vorresti.

Lo stesso succede per il tempo d’esposizione. Vedi gli esempi e pensi: “Che bello, posso disegnare scie luminose in giro per il mondo!”. Poi provi a farlo, e ti accorgi che devi aspettare ore ed ore per poterci anche solo provare.

La prima cosa che bisogna capire prima di provare a mettere in pratica la teoria che si è letta sui manuali è il Triangolo dell’Esposizione. Facile dirlo adesso, dirai… e lo dico anche io, perché, come molti, impaziente di diventare un grande fotoreporter, studiai pochi concetti con superficialità, pretendendo di sapere già fare tutto e, al primo tentativo, mi trovai a dover affrontare la dura realtà.

Il Triangolo dell’Esposizione è la legge che regola quanta luce entra nell’obiettivo e come entra. È la legge che lega indissolubilmente i 3 parametri fondamentali (tempo di esposizione, iso e apertura): quando ne vogliamo cambiare uno, dobbiamo sapere che questo influenza, in qualche modo, anche gli altri.

Per quanto riguarda l’apertura del diaframma, non è stato poi così difficile. Mantenendo un tempo di esposizione normale (1/100 max) ho imparato a giocarci in poco tempo. Aprivo di più e avevo un effetto più sfocato, ma avevo anche più luce. In poco tempo imparai che riducendo gradualmente il tempo, potevo compensare la luce che entrava riportando la foto ad un illuminazione adeguata.

Per quanto riguarda il tempo di esposizione la cosa si fece più difficile. Se vuoi davvero descrivere un movimento, ci vogliono dei tempi che si avvicinino al secondo o che lo superino. Quando provai a farlo, le mie foto erano troppo luminose. Perché? Chiudevo il diaframma al massimo e abbassavo la ISO al minimo ma continuavano ad essere quasi bianche…

Leggendo qua e là mi accorsi che concettualmente non stavo sbagliando nulla. Se volevo aumentare il tempo dovevo ridurre la luce il più possibile attraverso gli altri parametri. Quello che stavo sbagliando era il momento in cui scattare le foto con lunghi tempi d’esposizione. Purtroppo questo non si può fare ad ogni ora, almeno non all’aperto, perché un tempo d’esposizione che supera 1 secondo fa entrare così tanta luce che non serve a nulla ridurre il resto. Bisogna aspettare. (A meno che non usi un filtro ND, nota di Alberto)

Le foto di questa scogliera, ad esempio, sono state fatte alla stessa ora del giorno. Nella prima volevo congelare il movimento del mare mettendo un tempo molto ridotto (1/1000 s). Nella seconda invece volevo dare un effetto setoso e schiumoso all’acqua, allora ho chiuso il diaframma al massimo e messo la ISO a 100, portato il tempo a due secondi, e il risultato è stato una foto sovraesposta, molto sovraesposta! Si capisce che è una scogliera e che c’è il mare in movimento, ma la foto di sicuro non è quello che cercavo… era ancora troppo presto!

IMG_4674 Scogliera sovraesposta

Mi armai di pazienza (eh… ce ne vuole tanta) e mi organizzai per scattare qualche foto dopo il tramonto. Man mano che il sole scendeva, potevo aumentare il tempo d’esposizione e le foto si vedevano bene. Mi appostai vicino a una rotonda e cominciai a cercare di descrivere i movimenti delle auto. Questa foto, ad esempio, è stata fatto con un tempo d’esposizione pari a 4 secondi.

Atasco de Madrid

Ero capace di descrivere i movimenti delle auto e delle persone, i miei gradi di libertà erano aumentati. Non tiravo fuori dei capolavori, ma almeno, adesso, non era la luce che dominava me, ero io che dominavo lei.