L’apertura del diaframma (o apertura focale) nella fotografia è fondamentale, ne abbiamo già parlato in un altro post che vi consiglio di leggere prima di questo (Come dominare la luce: il triangolo dell’esposizione), lì abbiamo introdotto l’apertura come uno dei tre parametri che compongono il triangolo dell’esposizione.

In quel post, avevo scritto anche che l’apertura indica la dimensione dell’apertura del diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo, nel momento in cui si scatta una foto.

Maggiore è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra.

Cos’è l’apertura del diaframma in fotografia?

Ok, ma andando nella pratica: cos’è l’apertura del diaframma (o apertura focale) della macchina fotografica?

Nell’immagine qui sotto puoi vedere una rappresentazione di come appare un diaframma a diverse aperture.

Apertura Focale

Attenzione: adesso vediamo alcuni aspetto tecnici, potrebbe essere noioso ma è importante capirli. Anche se questi concetti sembrano complessi, in verità una volta che ci hai preso la mano sarà facile padroneggiarli. Nel paragrafo dopo trattiamo la cosa in maniera meno tecnica, così da semplificarti l’apprendimento.

L’apertura si calcola utilizzando un’unità di misura particolare, che probabilmente avrai letto sugli obiettivi o sulle loro confezioni e si indica con la lettera “f” seguita da un numero (oppure dalla “f” seguita dalla barra e da un numero).

Puoi avere ad esempio l’apertura pari a f2.8 oppure f11 oppure f32. La cosa fondamentale da tenere a mente è che a valori inferiori corrisponde un’apertura maggiore del diaframma, ci sono dei motivi tecnici alla base di questa corrispondenza inversa, ma non andrò ora ad approfondirli, puoi trovare una descrizione approfondita su wikipedia.

I possibili valori dell’apertura si distribuiscono lungo una scala che segue una progressione geometrica:
f1, f1.4, f2, f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16, f22, f32, f45, f64
I valori in questa scala sono chiamati in molti modi, tra cui numeri f o f/stop (questo, detto anche semplicemente stop, sono i classici stop in fotografia) o diaframmi, in particolare, la scala qui sopra comprende gli f/stop interi.

Scendendo lungo la scala (ovvero aumentando l’apertura), ad ogni stop la quantità di luce che entra nell’obiettivo viene raddoppiata.

Le macchine digitali attualmente in commercio che danno la possibilità di controllare l’apertura, permettono tutte di selezionare anche i terzi di f/stop. Per conoscere il loro valore è sufficiente dividere in tre parti uguali lo spazio tra due f/stop interi ed arrotondare al decimale. Quindi, ad esempio tra f2.8 e f4 abbiamo f3.2 ed f3.5.

Ma basta con i tecnicismi. Andiamo a vedere quali sono gli effetti dei possibili valori di apertura sulle nostre foto. Capiamo quindi a cosa serve l’apertura focale e come influisce su uno strumento artistico fondamentale: la profondità di campo.

A cosa serve l’apertura del diaframma?

Come già detto, l’apertura del diaframma in fotografia è uno dei parametri fondamentali per ottenere una foto correttamente esposta.

Tutto si rifà alla luce.

Il sensore della macchina fotografica per poter catturare un’immagine deve essere colpito da una certa quantità di luce che proviene dall’esterno. Questa quantità di luce deve però essere ponderata, altrimenti avrai foto troppo scure o troppo chiare (e qui ci rifacciamo al discorso dell’esposizione).

Possiamo regolare la luce anche tramite la modifica degli ISO, ma è assolutamente necessario gestire questa variabile tramite l’apertura focale, vediamo perché.

Quindi, come avrai già intuito, il diaframma aprendosi (o chiudendosi) gestisce la quantità di luce da far entrare nel sensore.

Ecco che quindi se c’è una luce molto intensa puoi decidere di farne passare poca chiudendo il diaframma e se c’è una luce poco intensa (ambienti bui) poi decidere di farla passare tutta aprendo il diaframma della macchina fotografica. Come le tapparelle in una casa, più sono aperte più luce entra.

Puoi fare a meno del diaframma?

Se hai già letto gli altri articoli o hai un minimo di esperienza potresti dire: “ma se regolo il tempo di scatto? Le ISO? Posso comunque gestire la luce anche senza apertura!”

Il punto è che c’è un limite fisico del quale non puoi liberarti: l’obiettivo stesso è un diaframma (un foro nel quale passa la luce). La luce che passa attraverso il diaframma è la reale luce, le ISO gestiscono la sensibilità, allungando il tempo di scatto rischi di non poter avere foto ferme che colgono il preciso attimo, insomma, saper gestire l’apertura del diaframma in fotografia è fondamentale.

Ma soprattutto, senza la gestione della apertura focale ti precluderesti una delle gestioni più importanti della fotografia: la profondità di campo.

Apertura Diaframma Fotografia e Profondità di Campo

Tra tutti gli aspetti di una fotografia su cui l’apertura influisce, la profondità di campo è, a mio parere, assolutamente il più importante. In poche parole, la profondità di campo indica quanta parte della foto è a fuoco. Per essere più chiari, vediamo questi due esempi: un paesaggio ed una foto ravvicinata ad un piatto di cous cous.

Nel paesaggio la profondità di campo è molto elevata. Infatti tutti gli elementi della scena, dal primo piano fino allo sfondo sono perfettamente a fuoco. In questo caso l’apertura è molto piccola, ovvero l’ f/stop è un valore alto. Più precisamente, in questo particolare esempio, l’apertura è pari a f22.

Nella foto di cibo, invece, vediamo uno sfondo piacevolmente sfocato, che contribuisce ad isolare il soggetto. Come probabilmente avrai intuito, in questo caso l’apertura è molto ampia, ossia l’f/stop è un valore basso. Nella foto di esempio, l’apertura è pari a f2.2.

Come gestire la profondità di campo con l’apertura focale?

La porzione di immagine che risulterà a fuoco dipende sia dall’apertura del diaframma che dalla distanza relativa tra il fotografo e il soggetto messo a fuoco e tra il soggetto e lo sfondo. Bryan Peterson, nel suo libro Understanding Exposure, che ti ho già consigliato nell’articolo citato all’inizio, dà un utile categorizzazione delle aperture.

  • gli f/stop inferiori a f/8, sono quelli che servono ad isolare i soggetti perché permettono di sfocare porzioni di immagine anche molto ampie (sopratutto da f/2.8 in giù);
  • gli f/stop f/8 ed f/11 corrispondono ad aperture generiche, diciamo multiuso, da usare quando non è importante isolare un singolo soggetto o al contrario avere la scena completamente a fuoco;
  • gli f/stop superiori ad f/11, invece, sono quelli da usare quando con la foto che stiamo scattando vogliamo raccontare una storia, che avrà un inizio, uno svolgimento e una fine, ovvero un primo piano, un piano intermedio ed uno sfondo, e vogliamo che tutti e tre siano perfettamente a fuoco.

Mi fermo qui, si potrebbero dire molte altre cose riguardanti l’apertura, ma penso che queste nozioni di base già permettano di sperimentare un controllo decisamente superiore sull’aspetto finale delle nostre foto.

Un ottimo esercizio che si può fare per prendere mano con l’apertura è selezionare sulla macchina fotografica il modo di scatto a priorità d’apertura (contrassegnato da una “A” maiuscola o da “Av”) e provare a fotografare lo stesso soggetto usando diverse aperture e provando per ciascuna apertura numerose possibili distanze tra noi e il soggetto e tra il soggetto e lo sfondo. Ancora meglio se abbiamo a disposizione un obiettivo che ci permetta aperture piuttosto ampie, ovvero f/2.8 o maggiori.

Nel mio percorso di scoperta della fotografia, venire a conoscenza delle cose appena scritte riguardo l’apertura focale è stato un passo cruciale verso un maggiore controllo sulle fotografie. Spero che anche per voi valga lo stesso.

Se non sono stato chiaro nel condividere queste conoscenze, non esitate a chiedere nella sezione commenti qui sotto.