Sono incappato in questo interessante ed approfondito articolo, la descrizione di una esperienza che tutti dovremmo e spesso vorremmo provare. Si tratta di un progetto con lo scopo di fotografare 100 sconoscuti, dopo aver chiesto loro il permesso. Una grande scuola per ogni fotografo.

Ho avuto il permesso di tradurlo e ripubblicarlo, leggilo con attenzione.

Il primo sconosciuto

Fare il ritratto di una persona che hai conosciuto soltanto qualche momento prima è una delle esperienze più eccitanti e, all’inizio, snervanti, che tu possa avere come fotografo. È però anche una delle più gratificanti.

Il progetto 100 Strangers sembrava abbastanza semplice: raccogliere 100 ritratti di estranei con il loro consenso. Per il mio carattere estremamente introverso, questo significava però, più precisamente, interagire con 100 essere umani con i quali altrimenti non avrei mai interagito… E far loro una foto.

progetto 100 sconosciuti street photography

La prospettiva generava in me molta ansia. Tuttavia il fascino e le possibilità incredibili che si erano vagamente radunate nella mia mente stavano diventando troppo palpabili per resistere. Avevo visto e ammirato enormemente più di 100 immagini di sconosciuti scattate da Chris Camino, un contatto fotografico online che stava lavorando al progetto (conosciuto su dPS e Flickr come Paco X).

Quando ho capito che alcuni dei suoi ritratti erano stati realizzati ad appena qualche ora di distanza da me, ho voluto saperne di più. “Come fa? Come interrompe le persone durante la loro routine quotidiana per chiedergli, tanto audacemente, di scattargli una foto? Come reagiscono i soggetti e per quale motivo dicono sempre dire di sì?” Chris fu felice di condividere il suo metodo e fu d’accordo nell’avermi alle costole durante la sua prossima visita a Philadelphia.

Era onesto. Era diretto. Chris vedeva qualcosa in un estraneo e lo fermava, facendogli sapere esattamente cosa ammirava e perchè voleva fargli una foto. Lo sconosciuto, nella maggior parte dei casi, accettava!

Ma non solo, chiedeva anche in che modo mettersi in posa; camminava per raggiungere uno sfondo più interessante; addirittura arrossiva lusingato che qualcuno desiderasse scattargli una fotografia. Questi estranei, per quanto breve fosse l’incontro, creavano una connessione con il fotografo. Si fidavano di lui.

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Sapevo che volevo sentire l’eccitazione di fotografare uno sconosciuto per conto mio. Avevo visto un paio di soggetti interessanti e li avevo segnalati a Chris, sperando segretamente che mi avrebbe pungolato per scattare loro una foto. E lo fece.

Ma io non riuscivo. Prendevo coraggio – quasi tutto quello che mi serviva – ma poi un’ondata di nervosismo portava via tutto. E se avessero rifiutato? E se avessero pensato che ero soltanto un idiota?

Chris puntò un altro potenziale soggetto che stava camminando sulla strada di fronte con un’amica, e io mi misi dietro di lui. La ragazza accettò molto gentilmente dopo che Chris ci ebbe presentato.

La donna e la sua amica erano entrambe gentilissime e sembravano davvero persone affettuose ed aperte. Pensai che si trattava dell’opportunità perfetta: avevo già quasi conosciuto questa “estranea”, l’amica della donna, e a giudicare dalla sua personalità pensai che avrebbe probabilmente accettato.

Mentre Chris era occupato a scattare, camminai verso l’amica del suo soggetto con la più grande aria di confidenza che riuscii a mettere insieme. Le dissi che volevo davvero cominciare lo stesso progetto fotografico e che forse lei sarebbe stata disposta ad essere la mia prima sconosciuta.

Non soltanto disse che potevo scattare il suo ritratto, ma fu anche lusingata di essere la prima del progetto. Dopo lo scatto, mentre aveva già cominciato ad andare via, si girò e disse, con il suo luminoso sorriso, “Grazie per la tua gentilezza.” Grazie per la mia gentilezza!

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Ero a bocca aperta. Così sorpreso e pieno di entusiasmo per il mio primo ritratto di strada di sempre che avevo dimenticato il nome della giovane donna. Ma sono veramente grato di aver conosciuto la mia “Estranea senza nome #1” con il suo cappello da baseball di Philly. Lei aveva aperto i miei occhi su quanto facile ed immediato può essere entrare in contatto con persone che non hai mai conosciuto, e quanto realmente gentile possa essere un totale sconosciuto.

E poi la più grande rivelazione: Io, come fotografo, ho il potere di catturare le qualità migliori di chiunque mi passi accanto. O almeno posso provarci.

E chiunque con una fotocamera ha questo potere. Può sembrare sciocco per quei fotografi che lo fanno da anni, ma penso davvero si tratti di qualcosa a cui la maggior parte dei fotografi non ha mai pensato. Io certamente non lo avevo fatto.

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Fu ossessionante. Degli occhi penetranti, un incredibile senso dello stile, o forse soltanto un’aria carismatica – ogni cosa cammina gloriosamente per strada in attesa di essere catturata da una fotocamera. Sono ritornato a Philadelphia diverse volte ed ho anche fotografato in alcuni luoghi più piccoli.

Adesso mi trovo a metà strada del mio progetto. Non importa dove vado, funziona sempre allo stesso modo. Aspetto fino a quando non trovo un soggetto con qualche caratteristica che mi interessa catturare e quindi, semplicemente, cammino sino a lui/lei e presento me stesso ed il progetto.

Spesso gli faccio sapere cos’è che ha colpito la mia attenzione. E la maggioranza di questi sconosciuti è d’accordo… e allora arriva il momento di pensare alla foto.

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Come fare: Il ritratto da strada in posa

Le considerazioni tecniche che faccio in merito ai ritratti da strada in posa sono identiche a quelle che faresti tu preparandoti a qualsiasi genere di ritratto in esterno. Devi soltanto immaginarlo un po´più rapidamente.

Quasi sempre faccio un tentativo per accoppiare con attenzione i miei sconosciuti con i loro sfondi.

A volte mi succede di trovare prima lo sfondo, e allora aspetti che un fortunato sconosciuto arrivi sino a me.  In altri casi vado io verso uno sconosciuto, senza avere il tempo di considerare uno sfondo prima di puntarlo. In quel caso, chiedo sempre se per loro va bene continuare a camminare insieme nella direzione verso cui erano diretti, sino al momento in cui uno sfondo accettabile attira la mia attenzione (è fantastico scoprire quanto siano disponibili gli estranei di solito).

È soltanto il mio gusto personale che “crea” davvero il ritratto. Altri fotografi di ritratti da strada hanno un approccio opposto e preferiscono fotografare il loro soggetto esattamente nel luogo in cui lo trovano. Il popolarissimo fotografo di “Humans of New York”, Brandon Stanton, chiede “Posso farti una foto così, proprio dove sei adesso?”.

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Il 100% dei miei sfondi sono all’ombra. Mi piace un’illumazione morbida ed equilibrata, come alla maggior parte dei fotografi.

Lavorare all’ombra ti da anche la possibilità di fotografare ad ogni orario del giorno, e a mezzogiorno è davvero bello. Mentre i cieli nuvolosi sono interessanti per testare l’abilità di scattare all’aperto, quelli soleggiati e luminosi lo sono per la loro bellissima ombra.

Ad ogni modo, l’ombra non è sempre uguale. A volte le ombre possono anche essere troppo pesanti, dipende da quanto sei lontano dalla luce diretta del sole.

Per esempio, se ti trovi all’ombra di un palazzo, c’è ancora il cielo aperto sopra di te e tutto intorno, l’illuminazione può quindi risultare ideale già da sè. D’altra parte invece, se sei sotto l’ombra di un albero, o in una strada ombreggiata con alti palazzi su ogni lato e soltanto una striscia di cielo aperto, un riflettore può di solito aiutarti molto.

Oltre a quello che sta sopra di te, è anche importante, quando si considera l’illuminazione, ciò che sta di fronte al soggetto. Se sei all’ombra di un palazzo, e il tuo soggetto sta di fronte ad altri palazzi in ombra, difficilmente ci sarà una qualsiasi luce riflessa lateralmente e in alto, quindi gli occhi appariranno molto scuri.

D’altro canto, se il soggetto ha davanti palazzi/marciapiedi/strade, che sono brillantemente illuminati dal sole, i loro occhi verrano illuminati dalla luce riflessa, e tu catturerai una bella “catchtlight” (ndr il riflesso che deriva da una fonte di luce che colpisce l’occhio).

Per tutte le volte in cui non c’è molto cielo aperto o dintorni luminosi fuori dall’ombra, portare con sè un riflettore pieghevole è estramamente utile. Puoi inquadrare il soggetto circa alla vita o all’altezza del petto, inclinando il riflettore leggermente verso il suo volto. Generalmente funziona bene quando la luce arriva da sopra.

A volte, in relazione alle strutture intorno a te ed all’orario del giorno, la luce arriva per maggior parte dai lati. In questo caso è utile avere qualcuno che possa tenere il riflettore sul lato opposto dal quale la luce sta venendo (il soggetto non sarà in grado di farlo senza che il riflettore resti dentro l’inquadratura), facendo rimbalzare indietro la luce, sul lato in ombra del viso. Gli estranei che fermo spesso hanno amici con loro, e questi sono sempre felici di aiutarmi con il riflettore. Nel momento in cui il riflettore è pronto, è probabile che l’estraneo ti chieda come vuoi che guardi/si posizioni/posi.

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Mettere in posa uno sconosciuto può diventare la seconda cosa più difficile per molte persone che hanno appena cominciato, appena dopo l’approccio. La maniera più semplice, e la maniera che uso qualche volta, è quella di non preoccuparmi per nulla di una specifica posa.

Chiedo soltanto “Ok, facciamo alcuni scatti del viso normali, senza sorriso.” E dopo alcuni scatti, scaldali con una battuta o due e prova a farli ridere (o semplicemente chiedigli di ridere).

Il modo in cui stanno in piedi e tengono le loro braccia non è importante se stai fotografando soltanto la testa. La posa ha un ruolo quando ti sposti dal viso, e per questi casi ho provato ogni genere di idea.

Puoi semplicemente cominciare a muoverti all’indietro e catturare la loro posa naturale mentre non sono ancora del tutto consapevoli che stai riprendendo il corpo integralmente (ovviamente immaginando tu stia scattando con un obiettivo a lunghezza focale fissa, zoomando invece da lontano, partendo dalla testa e continuando a scattare, dovrebbe funzionare ugualmente bene).

Una della mie situazioni preferite è avere lo sconosciuto seduto in una location specifica che penso funzionerà bene con lui. Mi siedo esattamente nel punto in voglio che si sieda lo sconosciuto e spiego come vorrei posasse.

Il soggetto comincia con la sua interpretazione e di solito chiede altre indicazioni. Io vado avanti con frasi del tipo “stai nel modo in cui senti il tuo corpo a tuo agio” e quindi parto a scattare. A quel punto guardo attraverso il mirino e comincio a inquadrare il soggetto.

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Per quanto riguarda la composizione, sono un sostenitore convinto della “regola dei terzi”, specialmente per quello che riguarda gli occhi. La regola dei terzi non è una vera “regola”, ma una maniera in cui il nostro sistema visuale controlla l’inquadratura. Per qualche strana ragione, l’inserire punti chiave della fotografia sulle linee che dividono i terzi, o sulla loro intersezione, cattura molto la nostra attenzione. Si tratta di una cosa decisamente vera, specie per i ritratti.

Piazzando gli occhi del soggetto su (o sopra) la linea più alta, gli si da un impatto molto più forte (prova per conto tuo: sulla stessa immagine con due tagli differenti, posiziona gli occhi sulla linea orizzontale di mezzo e poi spostali lato per lato sulla terza linea più in alto).

Evito anche “la testa galleggiante.” Il che significa che non inquadro quasi mai il soggetto soltanto dal collo in su, lasciando la faccia come unico elemento nell’inquadratura. Includere una buona porzione delle spalle in uno scatto della faccia è cruciale nel posizionamento del soggetto dentro l’inquadratura, per dargli lo spazio corretto. È un consiglio simile a quello di non inquadrare il soggetto alle ginocchia od ai gomiti.

Ci sono ovviamente eccezioni a tutte queste linee guida di composizione (puoi vederle anche nei miei ritratti), ma si tratta di ottimi suggerimenti per cominciare ed è difficile sbagliare quando li si segue.

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Obiettivi e settaggi

Infine, gli obiettivi ed i settaggi della fotocamera. Scegliere gli obiettivi dipende principalmente dal numero di soggetti che ambisci davvero catturare. Io mi concentro principalmente sui visi per l’intimità che esprime la forte connessione con gli occhi. Visto che il mio obiettivo primario è quello di andare via con un buono scatto della testa, fotografo sempre i ritratti di strada con il mio obiettivo 85 mm f/1.2.

Amo l’85mm per diverse ragioni. Innanzitutto, non si ha distorsione. Scattare la foto di un viso con un 50mm, o con un obiettivo più largo,  fa apparire il centro della faccia sottilmente bulboso (superbulboso se sei finito su un angolo molto largo). Puoi correggerlo dopo, ma perchè non farlo subito con la camera?

Più importante, l’85mm ti da la perfetta distanza di lavoro, che è fondamentale quando stai lavorando con sconosciuti. Stare a mezzo metro di distanza, di fronte ad uno sconosciuto, con un obiettivo da 50mm, e fare lo scatto di un viso, potrebbe sembrare un po´ troppo “in faccia” per il soggetto. Con l’85mm, invece, puoi stare più indietro, e sei comunque abbastanza vicino per continuare la comunicazione facilmente, per andare avanti a chiaccherare aiutando il soggetto a sentirsi a suo agio.

Al contrario, se stai scattando con un 200mm, ti devi posizionare molto lontano, e potresti dover alzare la voce di un bel po’. Cominci così a perdere il rapporto fra il tuo soggetto e la camera. Inoltre in un set di strada potresti davvero non avere abbastanza spazio per muoverti all’indietro, specialmente se hai deciso di catturare un piano completo.

Quasi sempre scatto con un’apertura molto ampia per le foto della testa, in modo da isolare il soggetto il più possibile attraverso una bassa profondità di campo. Per mio gusto personale, non è un problema avere le orecchie e la punta del naso sfocati. Dal mio punto di vista in questo modo si mette ancora più enfasi sugli occhi, e sì, io sono decisamente innamorato degli occhi dei miei soggetti. Inoltre, questo processo ammorbidisce naturalmente la pelle della fronte e le guance, che è un bonus aggiuntivo.

Io scatto in modalità manuale, scegliendo la mia apertura e quindi adattando la mia velocità di scatto alla corretta esposizione. Non scatterei con un tempo di posa sotto 1/100s e alzo l’ISO se ne ho bisogno.

Conclusione

Spero che questo post sia stato utile a tutti quelli che sono interessati alla ritrattistica all’aperto, e specialmente a quelli che sono interessati a cominciare questo favoloso progetto di fotografia di strada. È fantastico che le mie abilità sociali siano migliorate e che io mi senta adesso molto più a mio agio nell`interagire con le persone.

E certamente i miei ritratti fotografici sono migliorati moltissimo. Complessivamente, è stato molto divertente. Se sei interessato al progetto, dai un’occhiata al nostro gruppo Flickr per il progetto 100 strangers

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Articolo di Matt John Robinson, liberamente tradotto dall`originale:http://digital-photography-school.com/how-to-photograph-strangers-the-100-strangers-project