In questo articolo diamo una definizione della sindrome dell’impostore e vediamo le riflessioni di alcuni fotografi professionisti sul come superarla.

C’è una preoccupazione di fondo che accompagna la sindrome dell’impostore: e cioè che in qualche modo, un giorno, qualcuno scoprirà che tutto ciò che fai è falso!

La sindrome dell’impostore è la sensazione diffusa che, nella tua strada verso il successo, tu stia fingendo, e che i tuoi risultati siano attribuibili solo alla fortuna.

C’è una preoccupazione di fondo che accompagna la sindrome dell’impostore: e cioè che in qualche modo, un giorno, qualcuno scoprirà che tutto ciò che fai è falso!

Che non sei davvero bravo, come hai invece abilmente convinto le persone. Che sei finto.

Nel post di oggi ho deciso di concentrarmi sulla sindrome dell’impostore nelle comunità fotografiche, ma quel che dirò al riguardo può facilmente essere estrapolato e applicato a qualunque campo professionale o in ogni settore creativo.

Ho raccolto i pensieri di alcuni membri del team creativo di I Heart Faces: Amandalynn Jones e Julie Rivera, la fotografa texana Karyn Kelbaugh e l’autrice e fotografa Tamara Lackey. Tutte loro sono anche blogger su WordPress.

Fotografia di Jen Hooks, da Jenny Hooks Photography.

Fotografia di Jen Hooks, da Jenny Hooks Photography.

L’unico esperto della tua arte sei tu

“Sei tu il capo della tua arte”. (Karyn Kelbaugh)

Karyn Kelbaugh ci indica un metodo: “Il punto sta nello smettere di guardare altrove cercando conferme e realizzare che, invece, sei tu il capo della tua arte”.

Un passaggio fondamentale per superare la sindrome dell’impostore è rendersi conto che stiamo lavorando per approdare alla migliore versione possibile di noi stessi.

Porci delle mete realistiche e misurabili è un modo per raggiungere quest’obiettivo. Non si può negare di aver raggiunto un obiettivo, se questo è misurabile.

Datti, per esempio, l’obiettivo di padroneggiare alla perfezione l’esposizione o di aggiornare il tuo blog fotografico quotidianamente.

Se aspiri a diventare un professionista a tempo pieno, fissati un obiettivo basato su quanti lavori vorresti avere, in un certo periodo di tempo.

Lasciati spazio per respirare, ma resta responsabile. E, soprattutto, dai il giusto valore ai tuoi successi.

Fotografia di Photo by Karyn Kelbaugh, di Karyn Kelbaugh Photography.

Fotografia di Photo by Karyn Kelbaugh, di Karyn Kelbaugh Photography.

Fai caso ai tuoi pensieri

“Penso che il semplice atto di riflettere sui tuoi pensieri possa fare la differenza, incidendo sulle tue sensazioni di inadeguatezza, perché nel tempo inizierai a cambiare opinione su te stesso”.

Una cosa interessante della natura umana è che siamo in grado di valutare facilmente informazioni e stimoli provenienti dall’esterno, ma dobbiamo fare uno sforzo di coscienza (che spesso ci fa sentire inadeguati e a disagio) per esaminare i nostri pensieri e le nostre percezioni. Soprattutto se riguardano noi stessi.

Tamara Lackey ci dice: “Una delle cose migliori che abbia mai fatto è stato semplicemente il mettermi a guardare ai miei pensieri che sbocciano e cercare di vederli oggettivamente per quello che erano.

In genere si trattava di opinioni gridate, fondate sulla paura, che non avevano nulla a che vedere con il mio talento, le mie capacità o la mia passione per questo lavoro. Penso che il semplice atto di riflettere sui tuoi pensieri possa fare la differenza incidendo sulle tue sensazioni di inadeguatezza, perché nel tempo inizierai a cambiare opinione su te stesso”.

La maggior parte dei fotografi e degli altri creativi sarebbero d’accordo: siamo i nostri peggiori critici e il filtrare le sensazioni di inadeguatezza non è una capacità che si padroneggia facilmente.

Imparare a riconoscere i pensieri dannosi e ingiusti che vengono dalla nostra voce interiore, è il primo passo per metterli a tacere.

Fotografia by Tamara Lackey, da Tamara Lackey Photography.

Fotografia by Tamara Lackey, da Tamara Lackey Photography.

La chiave è essere preparati

“Ero in possesso di tutto ciò che un estraneo imparziale suggeriva dovessi avere. Perché mai la mia opinione, oscurata da problemi di bassa autostima e da dubbi, avrebbe dovuto essere migliore?”.

Hai messo i puntini su tutte le tue i, preparandoti al meglio per condividere il tuo lavoro, ma ti senti ancora una specie di impostore?

Julie Rivera ricorda un momento cruciale da fotografa professionista: “La mia opinione di me come auto- nominata “fotografa professionista” è cambiata finalmente quando, dopo diversi anni trascorsi utilizzando quel titolo, ho letto l’ennesimo articolo che parlava di come creare un giro d’affari in fotografia.

Mentalmente, ho messo una spunta a tutti gli elementi dell’elenco. Licenze, assicurazioni, tasse, contratti, pratiche consolidate di business, un flusso di lavoro sperimentato e risultati fotografici coerenti per i miei clienti.

Ero in possesso di tutto ciò che un estraneo imparziale suggeriva dovessi avere. Perché mai la mia opinione, oscurata da problemi di bassa autostima e da dubbi, avrebbe dovuto essere migliore?”.

Se le persone amano la tua arte, devi credergli. Datti il permesso di amarla anche tu.

Fotografia di by Julie Rivera, di Julie Rivera Photography.

Fotografia di by Julie Rivera, di Julie Rivera Photography.

“Il confronto è la morte della gioia”. (Mark Twain)

È importante evitare di paragonare la nostra fase di apprendimento con l’apice di un altro artista.
Il confronto è al centro della sindrome dell’impostore ed è particolarmente dannoso per i creativi che hanno appena iniziato a esplorare la loro arte.

Internet è piena di fantastici portfolio di artisti professionisti che sono già in grado di padroneggiare la loro tecnica.

Karyn ha deciso di condividere con noi una bellissima frase di Ira Glass, sul divario tra le ambizioni di una persona e la qualità del suo lavoro. Inizialmente quel divario è molto ampio. Con il tempo e il duro lavoro il divario inizia a diminuire e le capacità iniziano a riflettere più da vicino la passione dell’artista.

È importante evitare di paragonare la nostra fase di apprendimento con l’apice di un altro artista.

Fotografia by Jen Hooks di Jenny Hooks Photography and lightcandy.

Fotografia by Jen Hooks di Jenny Hooks Photography and lightcandy.

Non puoi essere coraggioso finché non hai paura

Una delle cose che ripeto spesso ai miei figli è che non possono essere coraggiosi finché non hanno paura. La paura ci dà la possibilità di alzarci ed essere coraggiosi, appunto, nell’affrontarla. La sindrome dell’impostore nasce in larga parte dalla paura, dal nostro essere condizionati a temerla.

Riconoscere la paura ci dà l’opportunità di essere coraggiosi.

Riconoscere la paura ci dà l’opportunità di essere coraggiosi.

Amandalynn Jones ce ne parla: “Durante il mio terzo anno di lavoro come fotografa professionale ho realizzato che, dopo ogni scatto, rimbalzavo più volte tra la fretta di condividere le immagini il più velocemente possibile e la paura lacerante che quando le avessi mostrate qualcuno avrebbe sottolineato l’ovvio. Cioè che non avevo in realtà nessun talento o abilità da festeggiare.

Da allora ho capito che è solo quando smetto di guardare a quello che fanno gli altri e mi concentro sul valore di quello che sto facendo, che sono finalmente in grado di riconoscere e apprezzare le mie realizzazioni.”

Fotografia by Amandalynn Jones, di Amandalynn Jones Photography.

Fotografia by Amandalynn Jones, di Amandalynn Jones Photography.

Condividi le tue esperienze

“Ancora oggi credo che in un qualunque momento la Polizia del Talento potrebbe venire ad arrestarmi”. (Mike Myers, attore)

Ti senti un impostore? Hai capito come sconfiggere quest’emozione? Condividi le tue esperienze con noi.

Che tu sia un fotografo, uno scrittore, un educatore o un altro tipo di creativo, la tua storia può aiutare qualcun altro a superare la sindrome dell’impostore.

Articolo di Jenny Hooks, liberamente tradotto dall’originale: https://dailypost.wordpress.com/2015/06/24/overcoming-impostor-syndrome-as-a-photographer/