Introduzione alla fotografia macro: concetti base e scelta dell’equipaggiamento

Introduzione alla fotografia macro: concetti base e scelta dell’equipaggiamento

La fotografia macro è il genere fotografico che si concentra su soggetti piccoli o molto piccoli. Foto di questo tipo sono inequivocabilmente affascinanti e destano facilmente l’attenzione dell’osservatore. Non possono però essere ottenute in maniera casuale, richiedono particolari attenzioni. Eccone un paio di esempi.

 

Come molti altri generi (ad esempio la fotografia sportiva), la fotografia macro ha dei requisiti speciali sia dal punto di vista delle impostazioni che dei particolari accorgimenti che bisogna usare, sia dal punto di vista dell’equipaggiamento. Per quest’ultimo in particolare i requisiti sono piuttosto stringenti. In questo articolo vediamo quali sono i concetti da sapere per avvicinarsi alla fotografia macro e ed esploriamo l’equipaggiamento necessario, cominciando dagli obiettivi per le reflex digitali.

Innanzitutto: la distanza minima di messa a fuoco

Per fare foto di oggetti piccoli è necessario avvicinarsi, non c’è dubbio. Per avvicinarci possiamo aumentare la lunghezza focale o fisicamente ridurre la distanza tra noi e il soggetto. Vediamo ora perchè non è così banale.

Avevo già introdotto il concetto di distanza minima di messa a fuoco nell’articolo sulle caratteristiche avanzate degli obiettivi per le reflex. Non è un concetto difficile, semplicemente si tratta della minima distanza dal soggetto a cui un obiettivo riesce a mettere a fuoco. A distanze inferiori, la messa a fuoco è impossibile. Gli obiettivi grandangolari, come per esempio il diffusissimo 18-55 mm, hanno una distanza di messa a fuoco molto ridotta, attorno ai 30 cm. Supponiamo di voler fotografare una farfalla. Col nostro grandangolare, ci avviciniamo il più possibile e per fortuna riusciamo a non spaventarla. Ma, nonostante la distanza ridottissima, proprio perché stiamo usando un obiettivo con lunghezza focale corta, l’ingrandimento non è sufficiente a creare una foto macro. Qual è la prima soluzione che ci viene in mente? Montiamo il nostro teleobiettivo zoom ed inquadriamo di nuovo il nostro soggetto, dalla stessa distanza. Non riusciremo in nessun modo a mettere a fuoco. Indipendentemente dal teleobiettivo in nostro possesso, la distanza minima di messa a fuoco sarà di almeno 90 cm. Quindi, la maggiore lunghezza focale ci permetterà di avvicinare di più il soggetto, ma la maggiore distanza di messa a fuoco ci costringerà ad allontanarci, riducendo di molto l’ingrandimento.

Ad esempio, con il mio sigma 70-300 APO macro, impostando la lunghezza focale a 300 mm e mettendo a fuoco da circa 1 m, il massimo ingrandimento che ho potuto ottenere fotografando una libellula è il seguente:

Secondo: il rapporto di ingrandimento

Ciò che ci interessa veramente è il rapporto di ingrandimento, ovvero il rapporto tra la dimensione reale del soggetto che stiamo inquadrando e la sua dimensione sul sensore, cioè nell’immagine catturata. Il rapporto di ingrandimento (detto anche rapporto di riproduzione) che viene solitamente considerato come il minimo per identificare un obiettivo macro è il rapporto 1:1. Esso significa che, quando la fotocamera è posizionata alla minima distanza di messa a fuoco dal soggetto, la dimensione del soggetto nella foto sarà uguale alla sua dimensione reale. Rapporti maggiori (ad esempio 2:1, 3:1) comportano ingrandimenti, proprio come usando una lente o un microscopio, e quindi fotografie macro ancora più spinte.

Il sensore di una fotocamera è piuttosto piccolo, nelle Nikon, per esempio, il sensore ha una diagonale di 28 mm. immaginate quindi che un soggetto lungo 28 mm, ad esempio un gioiello, una moneta o un insetto, occupi l’intera area di una foto: una volta stampato avrà dimensioni molto maggiori, risulterà decisamente ingrandito.

Non dimentichiamo la distanza minima di lavoro

Come giustamente fa notare Juza sul suo sito, il terzo elemento importante da considerare nello scegliere un obiettivo per la fotografia macro, è la distanza minima di lavoro, ovvero la distanza minima tra la parte frontale dell’obiettivo e il soggetto necessaria ad ottenere un ingrandimento pari a 1:1. Perché questa è importante?

Quando si fotografano soggetti inanimati, ad esempio fiori, di cui esistono bellissime fotografie macro, questo valore è di poco conto. Spesso però i fotografi macro cercano di immortalare insetti o piccoli rettili, quindi esseri viventi. Come ben sappiamo, è difficile avvicinarsi oltre una certa soglia a questi perché tendono a scappare. Quindi, un obiettivo con distanza minima di lavoro maggiore permetterà di stare più lontani dal nostro soggetto e quindi di ridurre il rischio che esso scappi. Ad esempio, un 50 mm macro per ottenere un ingrandimento di 1:1 richiede di raggiungere una distanza di 7 cm, sufficiente a far scappare probabilmente qualsiasi insetto. Al contrario, un 100 mm per ottenere lo stesso ingrandimento si accontenta di una distanza di 14 cm, molto più agevole.

Quali obiettivi scegliere per la vera fotografia macro?

Non c’è scampo, gli obiettivi giusti per la fotografia macro sono obiettivi a focale fissa che consentono un ingrandimento pari almeno a 1:1. Se ne trovano dai 50 mm in su, e il prezzo aumenta all’aumentare della lunghezza focale. Sotto i 100 mm, però, è difficile, senza accessori aggiuntivi, raggiungere risultati mozzafiato con ingrandimenti veramente spinti. Infatti, gli obiettivi macro più diffusi sono quelli con lunghezza focale pari a 100 o 105 mm.

Esistono in commercio, soprattutto da produttori di terze parti, obiettivi zoom che riportano nel nome la dicitura macro. Sostanzialmente questo è un abuso del termine in quanto questi obiettivi non sono mai in grado di raggiungere un rapporto di ingrandimento pari a 1:1. Semplicemente, questi obiettivi riducono la distanza minima di messa a fuoco rispetto ad altri obiettivi zoom. Ad esempio, il 70-300 mm della Sigma che ho citato precedentemente, dà la possibilità di ridurre a 90 cm la distanza di messa a fuoco alle lunghezze focali comprese tra 200 e 300, attraverso un apposito ” pulsante”. Se volete fare veramente fotografia macro, non fatevi ingannare dai nomi di questi obiettivi. Se invece volete un teleobiettivo che vi permetta di sperimentare un’approssimazione della fotografia macro, allora questa potrebbe essere la scelta per voi. Non è da trascurare inoltre il fatto che gli obiettivi macro sono costruiti in maniera da ottenere la massima nitidezza anche a distanze molto ridotte, caratteristica che gli zoom generici non hanno.

Una nota sull’apertura massima. Come vedremo in un prossimo articolo, tipicamente nella fotografia macro è necessario usare valori di apertura piuttosto elevati. Quindi, la massima apertura specificata degli obiettivi macro è un valore spesso ininfluente. Se però intendete acquistare un obiettivo macro ed usarlo anche per altri generi di foto, ad esempio per i ritratti, potreste voler preferire un obiettivo con apertura massima più ampia.

Per approfondire

Nei prossimi articoli sulla fotografia macro, vi parlerò degli accessori e delle tecniche da usare per risparmiarsi l’acquisto di un obiettivo dedicato. Inoltre, andremo a vedere quali impostazioni e quali accorgimenti usare per buone fotografia macro. Per ingannare l’attesa, vi lascio un paio di siti che intanto potete leggere:

Inoltre, potete addentrarvi nei meandri della fotografia macro con il libro Conoscere la fotografia digitale. Close up, di Michael Freeman.

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Autore: Alberto Cabas Vidani

Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per divulgare la fotografia digitale. Ho fatto in modo che gli articoli su questo sito riuscissero sempre a insegnare o ispirare, usando un linguaggio comprensibile a chiunque.
Ora FotoComeFare è uno dei siti più visitati (se non il più visitato) tra quelli che insegnano la fotografia in Italia. Da un blog con un solo autore (me stesso), è diventato un sito con un’intera redazione.
Spero di poter continuare su questa strada e di continuare ad aiutarti a comunicare con le migliori foto possibili.

  • pietro

    Complimenti,argomenti trattati in modo elementare,molto chiari anche per me' che cerco di capire la fotografia non proprio in tenera età.

    pietro

  • Ottimo articolo
    Per onor di cronaca credo si debba parlare acneh dei modi economici di fare macro ovvero tubi prolunga e lenti close-up.
    Credo che prima di spendere certe cifre per un vero obbiettivo macro sia meglio tastare il terreno con questi due artifici che per un costo ridotto offrono risutati di buona qualità, sopratutto i tubi prolunga, (da preferire quelli con i contatti tra corpo e ottica)

  • Luca

    Grazie per la chiarissima spiegazione, mi è stata molto utile.

  • Andrea

    Ottimo articolo che chiarisce parecchi dubbi, anche ai meno esperti. Complimenti!

  • Baktiar

    Grazie per questo bel articolo.chiedo se un obiattivo macro va bene per fotografie generiche ?ho una fuji X-A1, e vorrei prendere fuji 60 mm macro per fotografie street , quando non si puo’ avvicinarsi ai soggetti. non interessato a fotografare macro e neanche a bokeh e volere relativamente i piani piu’ chiari e non sfumati (conoscendo gli effetti delle aperture).o meglio prendere un medio tele obiattivo normale non macro nel mio caso. ?

    • Alberto Cabas Vidani

      Ciao, se non vorrai fare macro, non ti conviene acquistare un obiettivo macro, è una caratteristica che paghi. Direi che per la street il 18-55 in kit della fuji è già perfetto.

      • Baktiar

        Grazie mille

  • GiaSta

    Parlando del rapporto di riproduzione mi sembrerebbeche: non si dovrebbe parlare di “foto” ma di negativo, in altre parole nel vecchio formato a pellicola, anche usato professionalmente e che era di 24×35 mm.
    Per chiarezza bisognerebbe anche specificare che la risoluzione di quel formato di pellicola a 100 ISO corrisponde a circa 3000×2000 pixel. In altre parole, il soggetto ripreso 1:1 dovrebbe essere quello incluso una area di 24×35 mm, che equivale al sopra citato formato chiamato 135.
    Per fare una macro con una fotocamera digitale il formato di ripresa macro 1:1 che poi diventerà la foto è sempre 24×35 mm, considerando la risoluzione di 3000×2000 pixel. Questo ci porta a concludere che se il sensore della nostra fotocamera digitale ha 6000×4000 pixels (indipendentemente dal formato del sensore digitale) e lenti macro 1:1 riescono a mettere a fuoco una area di 24×35 mm, avremo poi una macro con rapporo 2:1 perchè corrispondente alla risoluzione standard macro di una area 48×70 mm. Pertanto se abbiamo un sensore a 6000×4000 pixel e lenti a 1:2 mezzo macro possiamo considerare macro anche una area di ripresa dippia di 48×70 mm perchè il sensore raddoppiando la risoluzione riporta il fattore standard a 1:1.
    In fine, per quanto riguarda la foto che è poi la stampa finale o riproduzione, possiamo considerare una risoluzione di stampa per la visura ad occhio nudo di 100 pixels per cm, pertanto la stampa finale fotografica dello scatto macro, per una risoluzione di 6000×4000 pixel corrisponde a 60×40 cm a distanza di lettura. Ovviamente a 4 metri di distanza per avere la visione degli stessi dettagli la stampa dovrebbe essere di 600×400 cm ed i 10 punti di stampa per cm.

    • Alberto Cabas Vidani

      Grazie, questo ragionamento mi giunge nuovo.
      Quindi intendi dire che il rapporto dipende dalla risoluzione?
      Avevo sempre letto che dipendeva unicamente dal rapporto con le dimensioni della pellicola nella fotocamere analogiche e del sensore nelle fotocamere digitali.

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  • Debora

    Quindi per una foto “macro” che obbiettivo consiglia senza spendere eccessivamente?

    • Io andrei sul Tamron 60 o 90. Però per info più aggiornate consiglio di chiedere sul forum.

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