Hai mai sentito un po’ di delusione dopo aver fotografato  un posto bellissimo? Rientri a casa, scarichi le foto e… non tutto è come ti aspettavi. Eppure hai seguito esattamente quello che ti hanno insegnato, tutto come l’hai letto nell’ultimo tutorial. In questo articolo ti racconto come uscire dall’impasse cominciando da cosa può insegnare un grande fotografo pubblicitario agli appassionati di fotografia di paesaggio, passando poi a descriverti con esempi pratici la mia visione delle regole su tecnica e composizione. E per concretizzare  ti consiglio un esercizio finale lungo un mese (!) per trovar la tua strada nella fotografia di paesaggio (non ti spaventare, un mese non è poi così tanto se i risultati arrivano… e arriveranno!).

Tutto  comincia mentre mi accingo a scrivere un articolo sulla fotografia di paesaggio per presentare un nuovo corso. Ho la classica sindrome da foglio bianco, ma ripensare alla giornata appena conclusa mi spiana la strada. E’ notte fonda e nonostante la stanchezza penso a quello che ho imparato oggi sul paesaggio da… un fotografo pubblicitario!

Non riesco a chiudere occhio e vado di getto: la mattina è partita con una corsa da una parte all’altra di Milano per due mostre strepitose: “Henri e gli altri”, lo sguardo sul paesaggio italiano dei più grandi fotografi internazionali, poi “Vivian Maier” allo spazio Forma. Ma il  motivo vero per cui sono in città è un altro: l’appuntamento con Antonio Schiavano nel suo studio da sogno.

Lui è uno dei più importanti fotografi pubblicitari in Italia e l’occasione era un briefing  con gli allievi che seguo ad Areadomani per un prossimo workshop sullo still-life (perché hanno scelto proprio Antonio? Da’ un’occhiata a quello che riesce a combinare con luci, acqua, modelle e oggetti vari!).

Ma non dovevamo parlare di paesaggio? Cosa c’entra un fotografo pubblicitario?

Qui viene il bello: Antonio ci fa visitare il suo studio e ci fa accomodare in una bianchissima, immensa sala di posa. Si abbassano le luci, scende uno schermo di dieci metri di larghezza e veniamo catapultati nella proiezione del suo coloratissimo mondo fotografico.

Quello che più ci colpisce è la infinita capacità di gestire ed inventare luci stranissime. A fine proiezione ci racconta come ha cominciato e veniamo a scoprire che le prime foto, quelle che lo hanno lanciato, sono realizzate con luci autocostruite: la più normale era una pentola con dentro una lampada!

Ci tiene incollati per più di tre ore raccontando aneddoti e svelando tecniche ma il messaggio che più esce da questo pomeriggio intensissimo è (testuale): “farsi un m…o così, poi ancora e poi ancora di nuovo. E se non bastasse, ricominciare. Quando hai imparato tutto, dimentica tutto! E comincia a divertirti, rompi le regole, fai esattamente il contrario di quello che ti hanno detto e scoprirai il tuo linguaggio”.

Abbiamo la stessa visione della fotografia: ognuno deve “raccontare” a modo suo, con strumenti nuovi o usati in modo nuovo. Proprio come lui, giovane fotografo del Sud, che arriva a Milano dal suo primo cliente vero con una bella faccia tosta e una pentola sotto il braccio (beh, non è andata proprio così ma ci siamo vicini).

Ecco dove volevo arrivare: qualunque sia il settore fotografico che ti appassiona di più, l’approccio migliore è sempre lo stesso: tanta, tanta applicazione, studio approfondito della tecnica e delle regole compositive, e una volta digerito tutto riparti per cercare autonomamente la tua strada, senza preoccuparti troppo di essere “corretto”… sperimenta, sperimenta e sperimenta ancora!

Veniamo finalmente al nostro amato paesaggio: per cominciare dobbiamo innanzitutto inviduare le regole fondamentali: quali sono i “pilastri”  che hai imparato sulla fotografia di paesaggio? Quali sono le caratteristiche che ti faranno sicuramente ottenere soddisfazione dalle tue immagini?

  • nitidezza
  • profondità di campo totale (tutto deve essere a fuoco)
  • orizzonte diritto
  • composizione secondo la regola dei terzi
  • colori saturi e contrastati.

Applica un flusso di lavoro che soddisfi ogni requisito di questa lista e le tue foto risulteranno certamente corrette (per le regole fondamentali della fotografia di paesaggio, clicca qui). Ma questo potrebbe non bastare: c’è il rischio che diventino semplicemente identiche a tante altre!

Se vuoi trovare la tua strada devi studiare ed esercitarti fintanto che non avrai “digerito” le regole, per poi cominciare a fare di testa tua!

Se lo dico è perché l’ho provato (e ne parlo nel master di paesaggio di Areadomani): la soddisfazione di ottenere una immagine che senti tua, di far vedere il soggetto come tu lo vedi e non come ti dicono di vederlo, è davvero impagabile.

Per farti “toccare con mano” ciò che intendo, ora ti presenterò alcune mie foto. Non lo faccio per vantarmi, ma semplicemente perchè so bene come sono nate, ovviamente.

Sono foto che hanno avuto successo nonostante non rispettino alcune regole base della fotografia di paesaggio. Conoscendole bene so che violano queste regole per uno scopo preciso e so anche spiegarti di quale scopo si tratta.

Nitidezza: iso bassi e cavalletto

Cominciamo dalla nitidezza: la regola dice di usare ISO bassi in accoppiata al treppiede per evitare il mosso causato da tempi di scatto troppo lenti e il fastidioso rumore digitale dovuto all’uso di ISO troppo elevati.

Se avessi sempre seguito senza “se” e senza “ma” questa regola non avrei mai scattato la fotografia che segue. Questa immagine  sarà utilizzata la prossima estate in una mostra sulle Dolomiti organizzata da Pixcube per l’Unesco, che raggruppa queste montagne in un’enorme sito Patrimonio dell’Umanità.

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Gli ISO sono impostati a 4000 e, nonostante questo, il tempo di scatto va ben oltre il limite di sicurezza (1/2s per la precisione). Il cavalletto proprio non si può usare: un temporale in arrivo in alta montagna… ho troppa paura e voglio scappare.

Sapendo che avrei ottenuto una foto mossa ho valutato comunque che l’immagine avrebbe reso bene la situazione crepuscolare. Il mosso contribuisce a rafforzare la sensazione di solitudine ed insicurezza del momento (già che ci siamo ti faccio notare che anche la composizione non è proprio canonica: non ho applicato la regola dei terzi, ma ne parliamo tra poco).

Diaframma chiuso e ampia profondità di campo

Se passiamo a parlare di profondità di campo, sai benissimo che è sempre importante usare diaframmi medi per la massima nitidezza (generalmente f/8 è il valore di massima resa per un obiettivo su full-frame, f/5.6 su sensori di formati più piccoli). Chiudendo ulteriormente subentra il fenomeno della diffrazione con conseguente leggero calo di qualità.

I diaframmi più chiusi si usano per ottenere una profondità di campo maggiore: l’uso combinato di valori come f/16 o f/22 con ottiche grandangolari, tipicamente usate nel paesaggio, estende la zona a fuoco dal primo elemento nell’inquadratura fino all’infinito.

Capita però di voler selezionare i piani di messa fuoco per guidare l’attenzione dell’osservatore verso un elemento inquadrato o, al contrario, di cercare di “alleggerire” elementi che potrebbero disturbare il soggetto principale.

È proprio quello che mi è capitato nella foto seguente, primo scatto del mio primo viaggio in Marocco. L’immagine è una delle mie preferite del lavoro sul paese che porto avanti da anni.

photo Davide Marcesini

Sono in auto, appena sbarcato dall’aereo, da solo con un autista che non parla nulla di comprensibile e… si mette a piovere! La prima volta che arrivo in Africa mi accoglie un temporale, non ci posso credere.

Decido di scattare attraverso il parabrezza, uno schermo oltre il quale vedo il paesaggio. Mi interessa molto evidenziare anche la pioggia, ma senza che questa distolga lo sguardo dalla strada.

Ho impostato un diaframma 5.6, abbastanza aperto per distinguere le gocce tenendole però fuori fuoco. Se avessi aperto a 2.8, il massimo disponibile sull’ottica che stavo usando, avrei probabilmente cancellato le gocce rendendole delle macchie indistinte e fastidiose davanti al paesaggio.

Ho così infranto anche il concetto base che si adotta abitualmente in casi del genere: quando la profondità di campo è bassa e bisogna decidere quale tra due elementi mettere a fuoco, è sempre bene dare nitidezza al primo piano e lasciare lo sfondo sfocato. Ma in questo caso il procedimento corretto avrebbe dato troppo importanza alle gocce d’acqua a scapito di quello che mi interessava maggiormente.

Tieni diritto l’orizzonte!

Un altro caposaldo della fotografia di paesaggio è la necessità di tenere assolutamente diritto l’orizzonte. Ti confesso che è una qualità delle immagini alla quale tengo in modo quasi patologico. Eppure anche qui è possibile sperimentare.

L’immagine che segue è stata utilizzata in una mostra sulla Sardegna in accostamento ad altri due scatti molto più “corretti”. Si tratta della cala di Goloritzè in Ogliastra, raggiunta in una piovosa notte autunnale per attendere l’alba in una delle grotte che la circondano.

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In questa fotografia ho fatto qualcosa che stupisce ancora me stesso, non avrei mai creduto di poter “piegare” in questo modo un orizzonte marino. Mi sembra che questa linea obliqua sottolinei molto bene la relazione tra lo scoglio solitario e il famoso arco sul mare. Si crea una serie di triangoli che danno un dinamismo particolare alla scena.

Come puoi immaginare, questa è una delle “regole” che infrango meno volentieri (ma mi capita molto più spesso in situazioni di reportage). Sono però convinto che  la sperimentazione arricchisca il tuo bagaglio visivo e ti consiglio comunque di osare. È possibile che in seguito deciderai di tornare sui tuoi passi per seguire comportamenti più “normali” ma a quel punto sarà una scelta ben ponderata e non un’applicazione automatica di regole altrui.

La regola dei terzi per la composizione perfetta

Una volta superate le prime difficoltà con la gestione dell’esposizione, la composizione  è la prima cosa da considerare. Nello specifico, la regola dei terzi. Questo binomio “composizione-regola dei terzi” è quasi inscindibile, dal principio della tua carriera non ti abbandonerà più.

E se è così frequentemente spiegata, discussa e seguita in ogni corso, è proprio perchè è di fondamentale importanza. Come saprai si tratta di suddividere idealmente l’inquadratura con una griglia costituita da due linee orizzontali e due verticali che creano nove quadranti identici. I punti definiti dall’incrocio delle linee sono quelli dove è consigliato porre gli elementi principali della scena.

La regola dei terzi, come vedi nella foto che segue, serve in poche parole a creare una composizione molto dinamica e piacevole.

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La torretta isolata è posta all’incrocio destro superiore, l’orizzonte quasi perfettamente sulla linea alta della griglia e in basso a sinistra, per bilanciare, le linee nere dei vivai dei mitili.

Ma cosa succede se voglioinvece raccontare una situazione statica e meditativa?

E’ la domanda che mi son posto dovendo fotografare un paesaggio delle Cinque Terre in cui compare il cimitero di Manarola. La prua sulla quale è inserito si protende verso il mare. Ripreso dall’alto è davvero molto suggestivo.

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Ho optato per  questa “contestazione” assoluta della famosa regola: cimitero al centro, in basso, lasciando tutto lo spazio all’immensità del panorama. L’orizzonte è perfettamente a metà della scena, proprio quello che non si dovrebbe fare.

Eppure ritengo questa fotografia particolarmente riuscita. La vela a sinistra regala quel minimo movimento per non rendere l’inquadratura troppo noiosa. Questo pensavo, aspettando che la barca arrivasse al punto giusto.

Con il senno di poi, sono tentato di andare oltre e cancellarla con Photoshop. Oppure, meglio, di tornare a scattare la stessa scena senza altri elementi in campo.

L’atmosfera che esce da questa immagine è proprio quella che respiravo in quel momento, che mi assale ogni volta che arrivo su questo sentiero e guardo all’orizzonte. Se avessi deciso per una composizione più canonica il risultato sarebbe stato meno forte.

Il colore che colpisce: bilanciamento del bianco, saturazione e  contrasto

Ancora Dolomiti, queste montagne sono davvero uno stimolo incredibile per il fotografo. Anche questa è una delle immagini selezionate per la mostra sul Patrimonio Unesco.

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Noti qualcosa di strano? Tutto blu, quasi assenti gli altri colori, al limite del monocromatico, saturazione bassissima e contrasto moderato. Non c’è una cosa che corrisponda a quello che si deve fare per un paesaggio che colpisca. Eppure l’immagine funziona.

Sono nei pressi del rifugio Locatelli, di notte, davanti alle Tre Cime di Lavaredo. La luna piena illumina la scena creando un’atmosfera particolare. Quasi tutte le stelle che si potrebbero vedere sono nascoste dalla sua  elevata luminosità.

Le condizioni di scatto sono abbastanza canoniche: treppiede, diaframma 8 per 15 secondi di esposizione a iso 800. C’è molto vento e tra una raffica e l’altra non voglio  avere tempi di scatto troppo lunghi. Per tenere gli iso più bassi dovrei aprire il diaframma ma perderei la profondità di campo che mi serve.

L’esposizione abbondante ha permesso comunque di non avere rumore elevato. Ma in post-produzione ho adottato soluzioni particolari per mantenere la sensazione della forte illuminazione lunare (devi provare a camminare in montagna sotto la luna piena… è bellissimo!).

Ho completamente “sbagliato” il bilanciamento del bianco. Guarda nelle immagini qui sotto il valore impostato rispetto a quello corretto: ho mantenuto la temperatura colore su valori tipici della luce solare (5500 Kelvin sono i gradi della luce a mezzogiorno in una giornata serena) contro quella che avrebbe dato il corretto campionamento in quella situazione, addirittura oltre i 10.000! Questo ha contribuito a mantenere la dominante bluastra della luce notturna.

temperatura colore errata su 3 cimetempereatura corretta

Ho poi abbassato un po’ l’esposizione perchè la scena non sembrasse quasi diurna. Questo procedimento è dovuto anche alla scelta in fase di scatto di tenere l’istogramma ben a destra per poi scurire l’immagine in post-produzione, la scelta migliore per contenere il possibile rumore dovuto all’uso di Iso 800 (ricorda: per contenere il rumore digitale è meglio una foto abbondantemente esposta a 800 iso che una sottoesposta a 400!)

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Come vedi il contrasto è a zero, ho abbassato “luci” e “bianchi” per contenere la sovraesposizione della luna e non ho neppure applicato “chiarezza” (aumentata solo localmente con il pennello sulle rocce in primo piano). Ho poi abbassato la saturazione in Photoshop applicando un nuovo livello di regolazione tonalità/saturazione. Se vuoi imparare a controllare questi parametri in Lightroom, prova il nostro corso cliccando qui.

Insomma: il bilanciamento del bianco è “inventato”, il contrasto non certo elevato e la saturazione è negativa (mentre solitamente si tende ad aumentarla per ottenere colori più accattivanti). Nonostante questo, anzi direi “proprio per questo”, il risultato mi soddisfa molto.

Ho provato anche a portare il bilanciamento del bianco a valori corretti (cioè appunto 10.750 kelvin): compare più colore e tutto sembra “più bello” ma sparisce completamente l’atmosfera lunare. Questa è la “mia” visione di un posto magico.Avrai notato che spesso infrango anche un’altra delle regole date quasi per scontate. In questo caso si tratta di qualcosa di “non scritto”: quando programmi un’uscita, scegli solitamente una bella giornata di sole, al massimo con qualche nuvola che valorizzi il tramonto.

Invece io adoro fotografare con il brutto tempo, di notte, fuori stagione. Ti consiglio di provare, bastano pochi accorgimenti per l’abbigliamento e per proteggere l’attrezzatura… scegli la tua strada!

Anche i grandi se ne fregano delle regole

L’argomento che abbiamo trattato è molto delicato, da prendere con le pinze perchè anche  “infrangere le regole” può diventare una regola! Ma tutti i più grandi fotografi hanno sempre fatto “di testa loro”  inventando nuovi linguaggi. Se non ti ho convinto, mi son preparato l’arringa finale… guarda cosa combinano alcuni di essi quando fotografano il paesaggio:

Henry Cartier-Bresson si “dimentica” la regola dei terzi!

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Anche Michael Kenna non scherza su questo argomento.

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Josef Koudelka, uno dei più grandi fotografi viventi, ci regala una foto completamente storta! La serie delle sue panoramiche ha cambiato il modo di leggere il paesaggio

ITALY. Rome. Forum Romanum. 2000.

Steve McCurry, il fotografo più acclamato dei nostri giorni? Una foto tutta rossa, bellissima.  Se lo fa lui…

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Luigi Ghirri, il mio preferito, e i suoi colori pastello, con l’esposizione “sopra le righe” che ha fatto nascere un modo tutto nuovo di fotografare il paesaggio.

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In fondo quello che volevo raccontarti è la bellezza di fotografare: hai davanti il mondo come soggetto, risorse infinite per approfondire (e se stai leggendo Fotocomefare capisci di cosa sto parlando!) e costi limitati, grazie al digitale, per esercitarti, studiare e studiare ancora. Non devi neppure allontanarti troppo da casa per trovare il paesaggio giusto: questo è l’insegnamento di tutti i grandi fotografi. E tu hai un altro vantaggio… vivi in Italia, vero?!?

Un esercizio per abituarti a rompere le regole

Ecco quindi l’esercizio a cui accennavo all’inizio dell’articolo. È molto semplice:

  • fotografa più spesso che puoi, per un mese, possibilmente tutti i giorni,
  • la sera, a casa, dedica un’ora allo studio dei grandi fotografi

Se hai poco tempo, non disperare: va bene qualunque paesaggio a portata di mano, anche urbano. A volte basta scendere dall’auto mentre vai al lavoro (ma ricorda di partire mezz’ora prima!). Se hai la passione che penso, si può fare.

Nelle prime due settimane concentrati esclusivamente sull’acquisizione della tecnica e delle regole. Devi raggiungere la completa familiarità con i tuoi strumenti, la teoria e la tecnica fotografica. Allenati metodicamente sulle regole base, esponi correttamente, prenditela comoda e usa sempre il treppiede, ISO bassi, telecomando alla mano per la massima nitidezza e composizione perfetta. Il treppiede ti aiuterà a controllare tutto nei minimi particolari.

Poi, alla sera, dopo aver controllato i tuoi scatti, ritagliati un’ora di tempo per studiare i maestri del paesaggio, analizzando foto per foto tutti gli elementi stilistici. Cerca di capire tutto quello che è “normale” e quello che invece esce completamente dagli schemi abituali.

Ti suggerisco 14 autori da aggiungere a quelli che hai visto negli esempi precedenti, uno al giorno per due settimane. Starà a te distinguere i lavori più o meno classici. Ma attento, non sempre il confine è così netto e spesso all’interno del lavoro dello stesso fotografo ci sono tecniche e linguaggi differenti:

  • Mimmo Iodice
  • Ansel Adams
  • Olivo Barbieri
  • Thomas Struth
  • Giovanni Chiaramonte
  • Kenro Izu
  • Franco Fontana
  • Pentti Sammallahti
  • Sebastiao Salgado
  • Frans Lanting
  • Mario Giacomelli
  • Irene Kung
  • Vincenzo Castella
  • Gabriele Basilico

Pratica e “teoria” delle prime due settimane ti preparano alla seconda parte dell’esercizio: è (quasi) un salto nel vuoto, devi fare di testa tua, da solo. Su questa strada nessuno ti può aiutare: fa’ buon uso della pratica delle prime due settimane e degli stimoli acquisiti per rovesciare le regole e trovare la tua personale visione fotografica.

Studiando autori così diversi tra loro avrai avuto conferma delle tue conoscenze ma, certamente, anche grandi sorprese e forte ispirazione. Ora metti a frutto il lavoro svolto: esci di casa alle ore più improbabili, con qualunque tempo, senza cavalletto e con una sola ottica e fai tutto il contrario di quello a cui sei abituato!

Ma cerca di fotografare gli stessi luoghi delle due settimane precedenti, è importantissimo. Ogni sera confronta le nuove immagini con quelle realizzate precedentemente negli stessi posti. Scoprirai nuovi stimoli, linguaggi diversi, le tue potenzialità si amplificheranno molto.

Forse, terminato il mese di esercizio, continuerai a fotografare alla “vecchia maniera” ma questo esercizio ti farà scoprire tre grandi segreti:

  • le regole sono valide e molto utili a non “deragliare” dalla buona strada, almeno all’inizio del cammino fotografico,
  • le regole non vanno sempre seguite, non del tutto o non tutte insieme. Spesso è utile infrangerle, a volte addirittura doveroso,
  • il fotografo e la sua visione vengono molto prima di qualunque regola.

Se vuoi una “scorciatoia” in questo percorso, ti invito al mio corso intensivo di paesaggio. Per vedere il programma, clicca qui.

Lavoreremo proprio sugli argomenti trattati in questo articolo. Impareremo prima il flusso di lavoro “ufficiale” di un professionista del paesaggio (sono un docente Nikon School), per poi sperimentare nuove tecniche ed esercizi compositivi avanzati.

Areadomani-PhotoAcademy, che ospita il corso, è dotata di aule super attrezzate con sala proiezione e laboratorio digitale: il corso è a numero chiuso e tutti avranno un Imac sul quale esercitarsi.

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La nostra aula

E visto che paesaggio va a braccetto con “full-frame” e ottiche professionali, la scuola ti mette a disposizione per tutto il corso un corredo pro, Canon o Nikon, con tutte le ottiche necessarie, grandangolari, tele, macro e decentrabili!

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L’attrezzatura a disposizione degli studenti

Avanzano solo pochi posti e il corso inizia tra pochi giorni. Iscriviti subito se vuoi imparare come rendere più creative e più “tue” le tue foto di paesaggio.

Clicca su questo link per tutte le informazioni: http://www.areadomani.it/programmi/programma-del-workshop-in-fotografia-di-paesaggio/.