In inglese, uno dei modi per tradurre il verbo fotografare è “to shoot”, che vuol dire anche sparare. In più, puntare la fotocamera si traduce con lo stesso verbo che si usa per indicare l’azione di mirare con un’arma da fuoco, ovvero “to aim”. Effettivamente, una buona mira, ovvero la capacità di inquadrare il soggetto giusto o una sua parte, è essenziale in molte occasioni per ottenere la corretta esposizione. Questa abilità, soprattutto se combinata con l’uso del modo manuale e affinata con il dovuto esercizio, ci permetterà di ottenere l’esposizione che desideriamo in qualsiasi occasione al primo tentativo. Inoltre, questo vale anche se usiamo i modi semiautomatici, impiegando le tecniche già viste nell’articolo sul blocco dell’esposizione.

Una trattazione molto approfondita e chiara degli argomenti che trattiamo in questo articolo si trova nel libro Understanding Exposure, di cui ho scritto la recensione, che vi consiglio caldamente (potete comprarlo Amazon.it: Understanding Exposure: How to Shoot Great Photographs with Any Camera).

Perché serve saper mirare?

A seconda della modalità di misurazione dell’esposizione scelta una fotocamera digitale “decide” quale sia la corretta esposizione in base a quello che vede attraverso l’obiettivo, o a una parte di ciò. Nei casi più fortunati, la scena che inquadriamo è illuminata in maniera uniforme dal primo piano allo sfondo, senza ombre troppo scure o punti eccessivamente brillanti. Succede ad esempio nelle foto all’aperto durante le ore centrali della giornata (quando non includono il sole o superfici riflettenti), ancor più se il cielo è coperto. In questi casi, spesso non è importante dove puntiamo l’obiettivo: scegliendo la modalità di misurazione matrix (o valutativa), la maggior parte delle foto risulteranno correttamente esposte.

I problemi nascono quando nella foto introduciamo forti contrasti e soprattutto se questi contrasti vanno a influire sulle zone di maggior interesse della foto. Il contrasto, ovviamente, si crea tra la contrapposizione di zone in ombra e zone fortemente illuminate. Situazioni di questo tipo non sono infrequenti, anzi, spesso vanno ricercate. Un’illuminazione bilanciata su tutta l’immagine tende a renderla bidimensionale. Una fonte di illuminazione laterale, invece, ad esempio, evidenzia la tridimensionalità dei soggetti proprio creando zone d’ombra che contrastano con quelle colpite dalla luce (molto utile nei ritratti). Oppure, nelle foto che includono una fonte luminosa, ad esempio il sole al tramonto, o semplicemente il cielo, capita spesso che il soggetto in primo piano risulti sottoesposto, proprio a causa dell’eccessiva luminosità dello sfondo. Al contrario, uno sfondo sovraesposto, può servire a creare scatti di sicuro effetto.

Situazioni di questo tipo possono mettere in difficoltà la fotocamera, sia quando si usa un modo di scatto semiautomatico che il manuale. Sapere dove puntare l’obiettivo per misurare l’esposizione, ovvero sapere “per cosa esporre”, ci permette di tirarci fuori di impaccio.

Le tecniche per prendere la mira

Il nostro scopo è quello di avere il soggetto principale correttamente esposto. Dovremo quindi scegliere il punto giusto su cui mirare per aiutare la fotocamera a calcolare la corretta esposizione. Le tecniche da usare dipendono principalmente dalla modalità di misurazione dell’esposizione che scegliamo.

Modalità spot o parziale

Questa modalità misura l’esposizione in base ad una piccola parte dell’immagine attorno al punto di messa a fuoco. Come avrete intuito, quando vogliamo esporre per un elemento preciso dell’inquadratura, ad esempio il volto della persona, questa modalità può essere decisamente indicata. Purtroppo, però, talvolta l’area in cui viene misurata l’esposizione può risultare eccessivamente piccola e quindi l’esposizione può non rappresentare una porzione rappresentativa dell’immagine. Quindi, se il punto di messa a fuoco si trova su un’area illuminata come la parte del soggetto che vogliamo correttamente esposta, otterremo un buon risultato. Al contrario se il punto di messa a fuoco si trova su un’area di discontinuità, particolarmente luminosa o particolarmente scura, il rischio di un’immagine sovra o sottoesposta è molto alto.

Facciamo un esempio per chiarire. Supponiamo di eseguire un ritratto, in cui la direzione della luce getta ombre su alcune parti del viso del soggetto. Se usiamo la misurazione spot ed il punto di messa a fuoco finisce su una di queste zone d’ombra, anche solo parzialmente, avremo una foto sovraesposta, perché la fotocamera cercherà di “schiarire” il punto d’ombra.

Modalità Matrix o valutativa

Quando non si riesce a trovare un punto buono per usare la modalità spot o parziale, si può comunque ricorrere ad una modalità di esposizione che considera l’intera scena inquadrata. Spesso, quando usiamo la misurazione matrix, accade che un’area fortemente illuminata ma d’interesse secondario, porti ad un soggetto principale sottoesposto, come nel caso di un ritratto con uno sfondo molto luminoso. Viceversa, un’area molto scura può portare ad un soggetto principale sovraesposto. Questo però accade quando misuriamo l’esposizione sull’intera scena.

Il trucco sta nel cambiare l’inquadratura. Se rimuoviamo la zona fortemente illuminata o eccessivamente scura dall’inquadratura, riempiendola con il soggetto principale, la fotocamera non potrà fare altro che misurare una corretta esposizione per quel soggetto. La procedura consiste nel cambiare l’inquadratura, misurare l’esposizione, tornare alla composizione iniziale (ricomporre) e scattare la foto.

Per riempire l’inquadratura con il soggetto per cui vogliamo esporre, dobbiamo avvicinarci. Se possibile, avviciniamoci fisicamente fino al riempire l’inquadratura. Altrimenti, se disponiamo di un obiettivo zoom, zoomiamo quanto serve. Non è necessario ottenere una bella inquadratura, basta che il soggetto riempia l’inquadratura il più possibile. A questo punto è necessario impostare l’esposizione. Se usiamo il modo manuale, è sufficiente cambiare i parametri fino a che l’esposimetro indichi esposizione corretta (o quella da noi desiderata). Se usiamo un modo di scatto diverso, tenendo fissa l’inquadratura dobbiamo premere il pulsante per il blocco dell’esposizione. In questo modo evitiamo che, una volta cambiata l’inquadratura la fotocamera modifichi l’esposizione vanificando il nostro lavoro.

Una volta determinata la corretta esposizione, possiamo tranquillamente allontanarci dal soggetto e ricomporre la foto come la desideravamo all’inizio. Ora, l’esposimetro segnalerà sicuramente un’esposizione sbagliata, ma per noi non sarà un problema, perché sapremo che il nostro soggetto principale risulterà correttamente esposto.

Ad esempio, nelle foto qui sotto ho usato l’esposizione matrix. Nella prima foto, in modalità a priorità di apertura, ho messo a fuoco sul terreno e lasciato che la fotocamera calcolasse l’esposizione. Come potete vedere, la brillantezza del sole ha portato la fotocamera a sottoesporre il terreno per limitare la bruciatura del sole, la doto così è inutilizzabile. Nella seconda invece ho impostato il modo manuale, inquadrato il terreno, impostato l’esposizione e poi ricomposto. Ovviamente il cielo è completamente bruciato, mentre il terreno è molto più distinguibile. Può non essere una bella foto, però illustra il risultato che si può ottenere applicando il procedimento corretto.

Esposizione automatica

Esposizione automatica: il terrenno è fortemente sottoesposto.

Esposizione per il terreno

Esposizione manuale per il terreno, il cielo è bruciato ma il terreno ha molto più dettaglio.

Modalità ponderata al centro

Non sono un grande fan di questa modalità, ma comunque, tenendo presente che esse calcola l’esposizione considerando la zona centrale dell’inquadratura, possiamo applicare la stessa tecnica usata per la modalità matrix e fare in modo che il centro dell’inquadratura sia riempito dal soggetto per cui vogliamo esporre.

La vera difficoltà: individuare il soggetto

Nell’esempio che ho citato più volte, quello di un ritratto con uno sfondo molto luminoso, individuare quale soggetto mirare per misurare la corretta esposizione è relativamente facile. Infatti, andremo a riempire l’inquadratura con il volto della persona che stiamo fotografando. Un approccio simile si può avere ogni volta che il soggetto è una cosa o una persona distinta. Ad esempio, nella fotografia ai concerti esporremo per i musicisti ed in particolare per la pelle, quando fotografiamo un fiore, esporremo per i suoi petali, quando fotografiamo un edificio, esporremo per le sue pareti. Però, cosa succede quando fotografiamo un paesaggio, una città, il cielo?

Quando il soggetto non è facilmente individuabile il concetto principale è che dobbiamo individuare i toni che vogliamo correttamente esposti. Ad esempio, per una foto al tramonto che includa il sole nell’inquadratura, se vogliamo un’esposizione corretta per il prato, o il terreno in generale, il nostro soggetto diventa appunto il prato. Quindi riempiamo l’inquadratura con il prato o spostiamo il punto di messa a fuoco sul prato (in modalità spot) e misuriamo l’esposizione su di esso. In questo modo otteniamo che i toni verdi del prato siano correttamente esposti, mentre il cielo probabilmente sarà sovraesposto.

Bisogna lavorarci su

Come sempre, queste tecniche risultano estremamente utili, ma solo se vengono adeguatamente praticate. Servirà un po’ di esercizio metodico per renderle nostre e poi risulteranno completamente automatiche e sapremo sempre decidere con facilità per quale soggetto esporre.

Se non sono stato chiaro e avete dei dubbi sarò contentissimo di rispondervi nella sezione dei commenti.