Dopo l’introduzione, le focali grandangolari e quelle normali, è il momento di presentarti le focali più lunghe di 50mm, i cosiddetti teleobiettivi. Come nei precedenti articoli, ti parlerò con più attenzione degli obiettivi in mio possesso, ma ti suggerirò anche qualche altro modello dalle caratteristiche interessanti.

I teleobiettivi

Con teleobiettivo si intende per convenzione qualsiasi lente che superi in millimetri le focali normali, comprese tra 40 e 60mm. Parliamo quindi di obiettivi che partono circa dai 70mm per arrivare fino 500, 1000 o ancora più millimetri.

Spesso troverai definizioni intermedie quali “medio-tele” o “super-tele”, che indicano convenzionalmente obiettivi compresi tra 70 e 150mm (i medio-tele) e obiettivi oltre i 300mm (i super-tele). In mezzo ci sono i teleobiettivi propriamente detti.

Come già in precedenza ti ho ricordato, tale discorso vale in riferimento al formato di sensore full frame (24x36mm), mentre per altri formati (aps-c e m4/3) ti servirà il solito calcolo della focale equivalente per capire meglio che angolo di campo andrai ad utilizzare.

Limiti e pregi dei teleobiettivi M42

Partirò subito con il limite maggiore dei teleobiettivi M42, lo svantaggio più grande cui andrai incontro: la mancanza di autofocus.

Se con i grandangoli questa mancanza è trascurabile e con i cinquantini è superabile con un po’ di attenzione, nel comparto dei teleobiettivi l’assenza di una messa a fuoco automatica può essere per te di impaccio per la realizzazione non solo di scene dinamiche, ma anche di scene statiche scattate a mano libera.

Questo perché la profondità di campo dei teleobiettivi è ridotta rispetto a tutte le altre focali, anche quando i teleobiettivi non sono di estrema luminosità. Con alcuni teleobiettivi molto spinti anche un f/4 o un f/5.6 potrebbero rendere molto laboriosa la messa a fuoco.

Se pensi di non poter adattarti a una fotografia più meditativa e che richiede maggiore impegno, precisione ed esperienza, non gettarti a capofitto nell’acquisto di teleobiettivi M42 (o manuali in genere), ma dirigiti verso obiettivi autofocus.

Se invece l’impegno nel focheggiare non ti sembra insuperabile, o se comunque preferisci fare questo sforzo pur di migliorare la qualità delle tue foto, continua pure a leggere senza remore questo articolo.

Ho parlato di qualità perché nei teleobiettivi probabilmente si trova il maggior guadagno in termini di rapporto qualità-prezzo comprando un m42 invece che un obiettivo moderno.

Come ti ho detto con i grandangoli la scelta nel vintage è limitata, mentre con i cinquantini raramente si trovano obiettivi malfatti, che siano moderni o m42, rendendo così la scelta di un vintage una questione di particolarità più che di risparmio economico. Per i teleobiettivi invece il discorso è un po’ diverso: comprare un teleobiettivo moderno e con autofocus costa. E spesso costa molto.

E, nonostante l’esborso economico, ti toccherà comunque accontentarti di obiettivi non troppo luminosi e soprattutto di obiettivi dalla qualità molto approssimativa, se non proprio mediocre.

I teleobiettivi M42 invece presentano le solite tre caratteristiche fondamentali:

  • Resa particolare: con gli M42 come ormai avrai imparato gli sfocati sono sempre molto particolari, così come altre caratteristiche quali la tridimensionalità o la resa della profondità della scena. Sicuramente tra i più economici la nitidezza non sarà quella di un moderno obiettivo da centinaia di euro, ma anche su questo parametro gli M42 possono dire la loro, anche a poche decine di euro.
  • Economicità: i teleobiettivi sono tra le lenti m42 più economiche. Potrai comprare 135mm e 200mm anche a meno di 50€, e arrivare a 300mm senza spenderne più di 100. Salendo un po’ con l’esborso monetario ti sarà possibile comprare obiettivi luminosi fino a f/2 o anche più.
  • Luminosità: come ti ho appena detto non ti sarà difficile trovare teleobiettivi luminosi, che siano dei mediotele da f/2 o meno, o che siano teleobiettivi da f/2.8 ed f/4 (aperture comunque migliori degli f/5.6 o f/6.3 dei moderni obiettivi meno costosi).

Nel mio corredo ci sono attualmente due mediotele (lo Jupiter-9 85/2 ed il Tair 11A 135/2.8) e due teleobiettivi (lo Jupiter-21M 200/4 ed il Tair 3S 300/4.5) di cui farò anche questa volta una recensione più approfondita.

In realtà nel mio corredo c’è anche un 500mm, ma essendo un obiettivo un po’ particolare te ne parlerò nel prossimo articolo dedicato agli obiettivi “particolari” (catadiottrici, macro, tilt-shift).

Jupiter-9 85/2

Lo Jupiter-9 è un obiettivo che ha sempre avuto un’ottima fama, tanto che era abbastanza ricercato nei decenni scorsi come mediotele da ritratto in alternativa ai molto più costosi obiettivi giapponesi o tedeschi.

L’obiettivo è il solito progetto russo ricalcato su un progetto tedesco più antico, dopo il passaggio della Germania Orientale nel cosiddetto Blocco Sovietico. Questa volta l’obiettivo “clonato” dovrebbe essere lo Zeiss Sonnar 85/2, quindi ancora una lente Zeiss così come nel caso dell’Helios-44 58/2.

Essendo abbastanza antico è facile imbattersi in copie che hanno un attacco a vite m39 e non m42: in questo caso, a meno che tu non possegga una mirrorless, stai molto attento, perché non è possibile adattare gli obiettivi m39 (adatti a fotocamere a telemetro) sulle moderne reflex, a meno che non siano una particolare (e rara) categoria di m39 realizzati per un solo corpo macchina Zenit reflex.

Negli ultimi anni lo Jupiter-9 è tornato molto in voga, tanto che il suo prezzo continua ad alzarsi semestre per semestre da almeno un paio di anni.

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Caratteristiche costruttive

Lo Jupiter-9 è un obiettivo piccolo e corto, quasi tozzo più che compatto, ma sicuramente pesante e con una costruzione metallica all’apparenza molto resistente. Ne esistono vari tipi succedutisi nel tempo, da quelli in alluminio non verniciato (e quindi dall’apparenza argentata) a quelli neri di metallo, fino ad arrivare a quelli neri con metallo e plastica delle ultime produzioni.

Lo Jupiter-9 è un obiettivo a preselezione, con tre ghiere al posto delle solite due: una ghiera è quella classica della messa a fuoco, così come l’altra è la classica ghiera dei diaframmi, che scorre fluida e non a scatti. Oltre queste due però ce n’è una terza, una ghiera che serve a preimpostare il diaframma minimo da utilizzare.

Ti spiego meglio: quando giri la ghiera di preselezione, stabilisci solamente il limite di diaframma oltre il quale la ghiera dei diaframmi non può andare. Per esempio potresti impostare f/5.6, così da poter muovere la ghiera dei diaframmi fra f/2 a f/5.6, ma senza rischiare di arrivare a f/8. O potresti impostare f/2.8, in modo da muoverti solo tra f/2 e f/2.8.

Sembra un’inutile complicazione, ma posso assicurarti che nella pratica si rivela un metodo costruttivo molto efficace. Ad esempio io uso molto lo Jupiter-9 nella fotografia di concerti, quando le luci sono molto variabili e si passa facilmente da momenti molto bui a momenti totalmente illuminati dalle luci artificiali.

In questo caso impostare come limite massimo f/4 mi da’ la possibilità di regolare di momento in momento il diaframma senza mai rischiare di scegliere aperture troppo chiuse ma, allo stesso tempo, non dovendo neanche rimanere sempre a tutta apertura anche quando non ce n’è bisogno.

Il diaframma è composto da ben 15 lamelle, arrotondate.

Lo Jupiter-9 ha un diametro filtri di 49mm, dunque molto piccolo, comodo ed economico quando proverai a comprare filtri, un paraluce (indispensabile) o altri accessori frontali.

testing a newly purchased Jupiter-9 by y. obukhov, on Flickr
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Caratteristiche ottiche

Come già detto lo Jupiter-9 è una di quelle ottiche che non fa rimpiangere obiettivi ben più costosi, e in più presenta una resa molto particolare che ti può essere utile in tante occasioni diverse.

Per prima cosa ti devo dire che quest’obiettivo ha una resa molto variabile a seconda del diaframma usato, tanto che ti sembrerà di utilizzare molti obiettivi diversi a seconda del diaframma che sceglierai.

La nitidezza è di sicuro il parametro che più cambia con il variare dell’apertura:

  • a f/2 la resa si presenta incredibilmente morbida, e la luce ti sembrerà creare aloni attorno a tutti i soggetti della fotografia. In determinate condizioni otterrai un effetto flou anche molto marcato, adatto ad esempio a particolari tipi di ritratti o in altrettanto particolari scene d’azione. Nonostante ciò ti assicuro che lo Jupiter-9 a tutta apertura è tutt’altro che poco risolvente: il dettaglio c’è sempre in buona quantità, anche se l’aspetto generale dell’immagine ti farà credere il contrario proprio per la resa morbidissima della luce;
  • a f/2.8 l’obiettivo muta radicalmente. L’effetto flou svanisce del tutto, e ti troverai al cospetto di un’ ottima lente da ritratto, con una resa morbida e pastellosa, anche se abbastanza definita e con un buon dettaglio. Iniziano a vedersi una buona tridimensionalità e profondità;
  • a f/4 lo Jupiter-9 diventa semplicemente una lente nitidissima, perdendo le caratteristiche dei due diaframmi più aperti. Con f/4 avrai contorni netti, dettaglio a volontà e contrasto tonale. Profondità ed effetto 3D a questo diaframma rendono al meglio, con l’opportuna scena da valorizzare;
  • a f/5.6 la nitidezza viene ancora più esaltata e potrai usare lo Jupiter anche per i generi più impegnativi da questo punto di vista, come ad esempio il paesaggio.

I colori dello Jupiter-9 sono freddini, spesso ti ritroverai con immagini che tendono all’azzurrino se non al blu. Se scatti in jpg dovrai fare particolare attenzione alla scelta del bilanciamento del bianco prima dello scatto, mentre se utilizzi il raw ti sarà facile bilanciare i colori come meglio preferisci in fase di sviluppo.

Lo sfocato è uno dei maggiori punti di forza dello Jupiter: sempre molto gradevole a f/2, da f/2.8 in poi inizia ad assumere connotazioni particolari e, con le giuste condizioni nella scena, renderà un bokeh assolutamente creativo e spettacolare.

Se fino a f/2.8 la resa sarà omogenea e gradevole (anche se mai troppo cremosa), al di sopra di questo diaframma ti troverai con miriadi di “pallini” in giro per la foto, se in presenza di molti punti luce. Al contrario, con sfondi omogenei, la resa dello sfocato sarà molto pulita ed esalterà la tridimensionalità della lente.

Lo Jupiter-9, come tutti gli obiettivi russi, non ha un grande trattamento antiriflesso e quindi ti sarà d’obbligo un paraluce per gestire al meglio i flare che, se sfruttati a dovere, sono comunque molto belli e d’effetto.

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Utilizzo e reperimento

Lo Jupiter-9 nasce sicuramente come obiettivo da ritratto ed è lì che da’ il suo meglio: sia su aps-c che su full frame la sua vocazione è quella di catturare ed esaltare volti e mezzibusti oppure figure intere da lontano.

Non è però l’unico modo di utilizzare quest’obiettivo: ad esempio io lo trovo eccezionale in paesaggio, poiché con il diaframma più chiuso rende delle immagini molto definite e con una prospettiva né troppo schiacciata, né troppo ariosa, catturando benissimo scene lontane senza snaturarne troppo le proporzioni.

Altrettanto bene questa lente rende durante concerti, spettacoli e manifestazioni, anche grazie alla buona luminosità massima. Fare foto in bassa luce non sarà un problema (e limiterai l’uso degli alti ISO) e, se saprai gestirlo, anche il flare ti consegnerà immagini particolari ed evocative.

Possibile è anche il suo utilizzo in contesti d’azione, a patto di imparare a gestire la messa a fuoco manuale: ad esempio per sport indoor in cui non servono focali troppo spinte, soprattutto su aps-c, lo Jupiter-9 potrebbe rivelarsi un’ottima scelta.

Personalmente lo utilizzo abbastanza anche nella fotografia street, in quanto permette di isolare bene i soggetti dal contesto e, inoltre, permette qualche foto “rubata” senza doversi troppo avvicinare al proprio soggetto.

Lo Jupiter-9 si trova, a seconda delle sue varie versioni, a prezzi compresi tra 90 e 150€, con un valore maggiore per gli esemplari dotati di trattamento MC (i più recenti) o per quelli più antichi, secondo molte opinioni migliori per resa, nitidezza e sfocato.

Ecco i pro e contro di questa lente:

PRO

  • Le dimensioni sono molto compatte.
  • La luminosità offerta, in rapporto al prezzo.
  • La facile reperibilità.
  • Lo sfocato particolare e variabile a seconda del diaframma.
  • L’adattabilità a situazioni differenti.
  • La capacità di risultare sia morbido che definito variando di poco il diaframma.

CONTRO

  • A f/2 potresti trovarlo troppo morbido e con un effetto flou troppo marcato.
  • Resiste poco al controluce e alla luce parassita e il paraluce gli fa perdere compattezza.
  • La resa del colore a volte non è del tutto gradevole.

Tair 11A 135/2.8

Il Tair 11 è probabilmente il miglior obiettivo m42 in mio possesso, la sua resa è quella che si avvicina di più al gusto moderno dell’immagine ed è difficile trovargli qualche punto debole sul piano della qualità: ben costruito, luminoso, buono già a tutta apertura, telefocale intermedia che può essere utile sia su m4/3, che su aps-c che su formato 135.

Caratteristiche costruttive

Il Tair 11 è un grosso calibro: pesante (attorno al chilo), quasi tutto di metallo (tranne il paraluce integrato e pochi altri inserti), grande e solido; il passo dei filtri è di 55mm e la lente frontale piuttosto piccola (per gli standard moderni) gli consente di essere un po’ più maneggevole e sottile di quanto il resto delle dimensioni faccia sospettare.

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Il meccanismo di selezione dei diaframmi è quello a preselezione, o “preset” che dir si voglia. Come già detto questo meccanismo è formato da due ghiere: la prima, a scatti, ti permette di impostare il diaframma minimo a cui si può voler lavorare, mentre la seconda ghiera, fluida, ti permette di muoverti tra l’apertura massima e la minima selezionata durante la fase di scatto, senza più preoccuparti di andare oltre un dato livello.

È un sistema molto comodo anche per focheggiare, in quanto puoi mettere a fuoco con il mirino del tutto luminoso a tutta apertura, per poi chiudere fino al diaframma selezionato in un solo gesto, agevolando così il mantenimento del fuoco impostato.

La ghiera della messa a fuoco di questo obiettivo è eccellente: grande, lunga, con un’ottima presa e una corsa fluida, ma lenta e precisa. Nonostante la ridotta profondità di campo di questa focale a tutta apertura, non è particolarmente difficile impostare la messa a fuoco e raramente ti capiterà di sbagliarla.

Il peso può essere un problema per qualche adattatore di qualità non sufficiente, in quanto l’obiettivo potrebbe svitarsi o staccarsi dal bocchettone della fotocamera durante la messa a fuoco. Con obiettivi di questo genere, con importanti ingombri, io ti consiglio sempre di spendere un po’ di più per l’adattatore, onde evitare rovinose sorprese.

Il vero punto forte della costruzione del Tair 11 è però insito nel diaframma stesso, che è composto dalla bellezza di venti lamelle. Normalmente le lamelle degli obiettivi moderni raramente superano i sette elementi, e praticamente mai arrivano a dieci, per problemi nella gestione meccanica con gli automatismi.

Nel passato, invece, non era rarissimo incontrare obiettivi con più di dieci lamelle, mentre era ed è decisamente più difficile trovare obiettivi con quindici o più elementi. In questo caso, come ti dicevo, il numero di elementi del diaframma è addirittura venti. Ciò ti consentirà di avere un bokeh perfettamente circolare anche chiudendo oltre f/8.

Caratteristiche ottiche

Quest’obiettivo ha una resa eccellente, una perfetta simbiosi tra le caratteristiche tipiche dell’obiettivo moderno e quelle che invece vengono ricercate negli obiettivi d’annata.

Il Tair 11 presenta una più che buona nitidezza già a tutta apertura, nitidezza che diventa ottima anche chiudendo di un solo stop.

Se la risolvenza è buona, ma non certo paragonabile a qualche “lama” moderna, sono invece contrasto, tridimensionalità e profondità della scena a rendere le immagini scattate col Tair particolarmente nitide ed efficaci. Soprattutto il contrasto è stupefacente, confrontato con gli altri obiettivi sovietici che invece di solito ne dimostrano una vasta mancanza. In quest’obiettivo invece si mantiene sempre alto, perdendo di consistenza solo nel controluce, ma sempre meno di altri obiettivi.

Come in altre occasioni ti ho ricordato il trattamento antiriflesso degli obiettivi sovietici non è certamente paragonabile a i migliori trattamenti moderni o passati. Nel caso del Tair 11 le cose vanno un po’ meglio, ma non eccessivamente: la tenuta al controluce è sufficiente nel caso di luce laterale, ma i flare con il controluce diretto sono assicurati, anche se spesso li potrai sfruttare con finalità creative.

I colori del Tair sono freddi e privilegiano le tinte del blu e del verde: bilanciare il bianco è un’operazione facilissima da fare in post-produzione, ma se scatti in jpg oppure a pellicola, tieni presente questa sua caratteristica.

Come ti ho già anticipato lo sfocato è il punto forte del Tair 11: è sempre interessante, da f/2.8 fino a f/16, e sempre gradevole. Le venti lamelle permettono anche a piccole aperture di avere un fuori-fuoco morbido e cremoso, caratteristica che a tutta apertura ovviamente diventa ancora più marcata.

In alcuni contesti lo sfocato tende a diventare anche pastoso, pur rimanendo poco intellegibile. Il passaggio dalla parte di immagine a fuoco a quella fuori fuoco è graduale, un connotato che aiuta non poco a creare immagini tridimensionali.

A plant by tohico, on Flickr
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Utilizzo e reperimento

Il Tair 11 è un 135mm f/2.8, una focale che su pellicola 35mm e su full frame digitale ti servirà soprattutto per il ritratto. Su aps-c, invece, questa focale arriverà all’angolo di campo equivalente di un 200mm, e ti risulterà quindi un po’ lungo per il normale ritratto. Potrai comunque utilizzarlo per questo scopo, magari per isolare il viso o catturare qualche soggetto interessante senza disturbare la scena.

Sono però molteplici le applicazioni di questo obiettivo: vista la buona resa alle corte distanze, è un buon obiettivo da close-up e macro (con i tubi di prolunga), adattissimo ai fiori e ai soggetti più grandi. Allo stesso modo il Tair ha una resa che si distingue anche sulle lunghe distanze, risultando molto comodo per i paesaggi e soprattutto per panoramiche composte.

Il suo utilizzo principale, nelle mie abitudini, è però un altro, e cioè la fotografia di eventi e, in particolare, di concerti. Trovo che su aps-c la focale 135 sia adattissima a questo scopo, utile sia sotto il palco per catturare qualche dettaglio o le sole espressioni facciali dei musicisti, sia da più lontano per isolarli, sia da molto lontano per riprendere scene di gruppo.

Essendo molto nitido già a tutta apertura potrai sfruttare la sua luminosità per non alzare troppo gli ISO, mentre i riflessi particolari ti aiuteranno a comporre scenari più creativi.

Io l’ho utilizzato anche con un moltiplicato Vivitar 2x, ottenendo un 270/5.6, e con un Pentax F 1,7x AF Adapter, ottenendo un 230/4.5 autofocus, in entrambi i casi con ottimi risultati di nitidezza e resa generale (per i miei gusti superiori, e di molto, a quello che può darvi un Tamron o un Sigma 70-300 f/4-5.6 da 100€).

Il Tair 11 non è un obiettivo particolarmente raro, ma non è neanche molto diffuso, quindi il suo reperimento ti risulterà abbastanza semplice, ma non a prezzi popolari. Attualmente la sua quotazione gira attorno ai 150€ a seconda delle condizioni generali e degli accessori.

PRO

  • Nitidezza, soprattutto a tutta apertura.
  • Sfocato particolarmente bello.
  • Bokeh gradevole anche a diaframmi chiusi.
  • Luminosità.
  • Costruzione solida e con buona meccanica.
  • Venti lamelle di diaframma.

CONTRO

  • Colori un po’ freddi.
  • Scarsa resistenza al flare.
  • Ingombri abbastanza importanti.
  • Reperibilità un po’ limitata e carenza di “affari”.

JUPITER-21M 200mm f/4.0

Parlando in generale, gli obiettivi con 200mm di focale sono fra i più diffusi e semplici da progettare e costruire, tanto che ce ne sono una buona quantità dalle buone prestazioni ottiche, un po’ come succede per i cinquantini e per i 135mm.

Lo Jupiter 21M, ovviamente, non fa eccezione. È una focale versatile con una resa ottima, un prezzo molto competitivo e una alta reperibilità: anche solo per collezione è un vetro che non dovrebbe mancare nel corredo di chiunque dia un qualche valore agli oggetti d’annata.

Olive fruit fly by Salvo.do, on Flickr
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Caratteristiche costruttive

Lo Jupiter 21M è, semplicemente, un carrarmato. Come e più del Tair 11A, lo Jupiter 21 dà una sensazione infinita di solidità: l’obiettivo è abbastanza grande, ma soprattutto è molto pesante e quasi tutto di metallo, con una costruzione solida e semplice che sembra di poter sopportare qualsiasi situazione.

Un paio di anni fa, mentre lo utilizzavo per fare macro, si è svitato dal bocchettone della macchina fotografica ed è caduto a terra, sul cemento, da un’altezza di circa 1,80m. Ebbene l’obiettivo non si è neanche graffiato esternamente e sembra non aver subito alcun tipo di conseguenza. In compenso il vialetto del giardino di casa si è ritrovato col cemento scheggiato. Spero che questo episodio ti aiuti a capire quanto è solido questo obiettivo.

A livello di utilizzo la ghiera dei diaframmi del mio esemplare è appena un po’ lasca, mentre quella della messa a fuoco è perfetta. È fluida, è grande e maneggevole, è frizionata a dovere e ti permette una messa a fuoco di estrema precisione anche nelle situazioni più difficili.

Nonostante la grandezza e il peso lo Jupiter 21M non è dotato di un collare per il montaggio su stativo, che in molti casi può essere comodo, visto che l’obiettivo tende a sbilanciare la macchina e fare molta leva sul suo bocchettone se la fotocamera si trova su cavalletto. Questo problema puoi facilmente risolverlo comprando un collare compatibile con il Canon 100/2.8 Macro, che ha una circonferenza molto simile a quella dello Jupiter.

La lente frontale non è particolarmente grande (55mm il diametro filtri) né sporgente, e il paraluce (di plastica) è integrato nell’obiettivo, estraibile nel momento in cui serve (praticamente serve, come ti dirò più avanti).

Caratteristiche ottiche

Come anticipato lo Jupiter 21M è veramente un ottimo obiettivo, e la sua qualità di immagine potrebbe addirittura sbalordirti, soprattutto in relazione al basso prezzo d’acquisto.

L’obiettivo è nitido e abbasta risolvente, non sentirai una particolare mancanza di dettaglio in nessuna occasione. Il contrasto, come in molte altre lenti sovietiche, è bassino, ma non eccessivamente. Ciò permette comunque di mantenere un buon dettaglio su tutta la gamma tonale, e il recupero dell’impatto può avvenire tranquillamente in fase di sviluppo.

La nitidezza è abbastanza per usarlo come obiettivo da macro e close-up, attraverso l’utilizzo di tubi o lenti addizionali.

Il vero tallone d’Achille dello Jupiter è, come al solito, la tenuta al controluce. Flare e riflessi indesiderati, nonché crolli del contrasto, saranno presenti in tutte le tue foto in situazioni di luce difficile, a meno che tu non riesca a controllarli tramite il paraluce integrato, che io ti suggerisco di tenere sempre estratto, in ogni caso. Quest’ultimo potrebbe risultare addirittura troppo corto e non scartare l’idea di aggiungerne uno più lungo da avvitare sulla filettatura dei filtri.

I colori tendono ad essere un po’ freddi, ma meno delle precedenti lenti indicate: in questo caso più che il blu troverai esaltati i toni del verde e dell’acquamarina, ma le luci rimarranno gialle e arancioni. È insomma decisamente più facile da correggere in fase di sviluppo, sia rispetto al Tair 11A che rispetto allo Jupiter-9.

Cervo - Terrace of pirates by night by funadium, on Flickr
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La tridimensionalità è buona e lo sfocato a tutta apertura risulta omogeneo e abbastanza neutro. Anche chiudendo un po’ il diaframma lo sfocato non subisce particolari peggioramenti, anche se ovviamente risulta poco più “nervoso”.

In generale però è un obiettivo che mantiene una buona neutralità dello sfocato in qualsiasi condizione e, a differenza di tanti altri obiettivi di annata, non presenta caratteristiche particolari che lo rendano distintivo.

Utilizzo e reperimento

La focale da 200mm ha sempre rappresentato il teleobiettivo vero più diffuso e versatile. Su full frame è una lente adatta al ritratto, al paesaggio, alla natura e alla fotografia macro (con appositi accorgimenti), risultando molto comodo qualsiasi siano i vostri gusti fotografici.

Su sensori più piccoli invece diventa un teleobiettivo più spinto, meno adatto al ritratto, ugualmente comodo per paesaggio e più sfruttabile invece in natura, sia per la fotografia ad animali (di grossa taglia), sia per la fotografia ravvicinata (grossi fiori, farfalle).

Il peso importante, la mancanza di autofocus e la luminosità limitata a f/4 invece lo rendono meno adatto per la fotografia in condizioni di scarsa luce o di azioni rapide che richiedono tempi molto veloci.

Lo Jupiter 21M è un obiettivo estremamente diffuso, si trova in ogni mercatino e ancor più facilmente on-line, su e-bay o su altri siti di vendita di materiale fotografico.

Il prezzo è abbastanza variabile, ma in media ruota attorno ai 50€, quindi richiede un esborso decisamente contenuto. Potrai trovare esemplari in vendita a meno (ma non tanto) e a prezzi maggiori (fino ad 80-90€) in caso le condizioni di conservazione siano lontane dallo standard, o nel caso ci siano prezzi di spedizione rilevanti.

PRO

  • Costruzione solidissima.
  • Paraluce integrato.
  • Ottima nitidezza e risolvenza.
  • Sfocato omogeneo e neutro.
  • Versatilità d’uso.
  • Messa a fuoco sorprendentemente facile.
  • Prezzo molto basso.

CONTRO

  • Peso e ingombro rilevanti.
  • Difficoltà nel gestire il controluce.

TAIR 3S 300mm f/4.5

Il Tair 3S è stato ed è il teleobiettivo spinto più diffuso nei Paesi ex sovietici, frutto di un buon progetto che ha mantenuto la sua qualità nel tempo e ancora oggi può essere utilizzato con buona soddisfazione.

300mm è una focale in cui il Tair non ha molta concorrenza nel rapporto qualità/prezzo: gli altri obiettivi d’annata (o anche moderni) con quella focale costano decisamente di più e, nei rari casi ci sia qualcosa di più economico, o parimenti economico, le prestazioni ottiche sono decisamente peggiori.

Caratteristiche costruttive

Per prima cosa devi sapere che il Tair 3 è stato prodotto per decenni, quindi presenta vari sottomodelli.

Il più diffuso è sicuramente il Tair 3S (che potresti trovare anche sotto la sigla 3C, cirillico per 3S), la versione per fotofucile. Quest’obiettivo era venduto corredato da un bauletto-zaino di metallo contenente l’obiettivo stesso, una Zenith analogica, un Helios 44M, filtri, tappi, giraviti e soprattutto un calcio “di fucile”.

Su questo puoi montare l’obiettivo e la fotocamera in modo da utilizzarli proprio come un’arma, ma destinata alla caccia fotografica e non a quella più cruenta.

In origine questa soluzione era un modo comodo per cercare di evitare il mosso ed il micromosso, in quanto non è assolutamente facile gestire a mano libera né una focale così spinta, né il peso e l’ingombro di un obiettivo di questo tipo.

Attualmente puoi riconvertire il fotofucile per farlo funzionare in digitale, collegando il grilletto allo scatto remoto della fotocamera, o ad un telecomando. È una soluzione che puoi intraprendere se la tua macchina non è dotata di stabilizzatore meccanico (presente invece sulle Pentax, su alcune Sony e sulle Olympus).

Di certo non ti consiglio di utilizzarlo in zone urbane o comunque frequentate: desteresti veramente una brutta e pericolosa impressione.

Oltre al Tair 3S esiste una versione “semplice” (Tair 3), che si distingue per l’impossibilità di essere montata sul fotofucile, avendo una normale ghiera di messa a fuoco e non una piccola ghiera posta poco sotto la lente frontale come la versione “Photosniper”.

Esiste poi il Tair 3A, ancora una versione “semplice” dell’obiettivo, ma con caratteristiche un po’ diverse: questa versione, infatti, manca del trattamento antiriflesso ma, in compenso, ha una distanza minima di messa a fuoco di circa due metri e non tre metri come le altre versioni.

Tutte le versioni del Tair 3, comunque, sono dotate di un particolare attacco che può essere sostituito facilmente con un giravite e tre minuti di tempo. Da M42 si può trasformare quest’obiettivo in Nikon o in Pentax (non in Canon, su cui rimane comunque adattabile) tramite un semplice cambio di baionetta, con costi inferiori ai 30€.

La mia versione del Tair 3 è la versione “photosniper” e la caratteristica costruttiva principale è sicuramente la grandezza. L’obiettivo è grande, con una lente frontale da 72mm e un barilotto lungo più di 30cm.

Il peso, a seconda delle varie versioni, può variare dal chilo e mezzo a oltre due chili. La costruzione è quasi interamente in metallo, solido e rugoso, difficile da rigare o rovinare.

La ghiera della messa a fuoco della versione 3S è piccola, ma per i miei gusti molto comoda: essendo posta perpendicolarmente sotto l’obiettivo invece che nelle consuete posizioni, risulta comoda non solo per mettere a fuoco, ma anche per gestire meglio il peso di questo bestione.

La ghiera dei diaframmi è invece posta in coda, ed è del tipo a preselezione: il modello 3S ha anche un meccanismo di scatto che fa chiudere il diaframma al momento della pressione del grilletto, ma ovviamente senza un calcio adattato in digitale è inutilizzabile.

Come il suo “fratellino” Tair 11, anche il Tair 3 ha una miriade di lamelle del diaframma, ben 15, che lo rendono praticamente unico nel suo genere.

Caratteristiche ottiche

Il Tair 3 è un obiettivo con una resa veramente buona. La nitidezza è più che discreta e la risolvenza, considerando il prezzo e la focale abbastanza spinta, risulta ottima.

Non avrai problemi ad usare questo obiettivo per la caccia fotografica, perché riuscirà bene a imprimere sul sensore i dettagli della fauna e dell’avifauna che riuscirai a immortalare.

Come e più di tutti gli altri obiettivi russi, il Tair 3 ha un’ enorme mancanza di contrasto, tanto che i tuoi raw sembreranno incredibilmente scialbi e senza impatto. A differenza degli altri obiettivi, per i quali basta un veloce aggiustamento in fase di sviluppo, col Tair 3S bisogna lavorare un po’ di più per recuperare il contrasto perso senza intaccare l’ottima dinamica dell’immagine.

Se compri questo obiettivo dunque non ti spaventare per i risultati grezzi, ma impara a sfruttare gli strumenti di post-produzione per ridargli l’impatto che manca.

La mancanza di contrasto comunque non inficia il resto delle caratteristiche: il Tair, oltre che spiccare per la nitidezza, ha anche un buon senso della profondità e soprattutto ha uno sfocato eccezionale.

A tutta apertura, come la focale fa immaginare, lo sfocato del Tair 3 è omogeneo e quasi cremoso, praticamente perfetto come sfondo di un soggetto principale. A differenza di tanti altri obiettivi, però, le 15 lamelle di diaframma ti consentono di avere uno sfocato bello o comunque interessante fino ad aperture molto strette, anche ad f/11.

I punti luce rimangono sempre circolari, e lo sfocato pur perdendo di omogeneità non risulterà mai nervoso o troppo confuso. Molti obiettivi si fregiano dell’appellativo di “Bokeh monster”, ma fra quelli che ho provato il Tair 3 li surclassa tutti.

La resistenza al controluce, anche grazie al trattamento antiriflesso e allo stretto angolo di campo, è leggermente migliore degli altri obiettivi russi, ma comunque ben lontana dai risultati degli obiettivi moderni o dei grandi trattamenti del passato (come l’SMC Pentax o il T* Zeiss). Non ti troverai comunque a dover troppo lottare con i riflessi indesiderati, neanche con fonti di luce nella scena.

I colori sono decisamente più neutri e bilanciati rispetto agli altri obiettivi sovietici.

Utilizzo e reperimento

Il Tair 3 è un teleobiettivo spinto e la sua terra d’elezione è sicuramente la caccia fotografica: su full frame ti sarà appena sufficiente per i soggetti medi e piccoli, mentre sarà molto comodo per soggetti di più grandi dimensioni. Su aps-c, invece, l’angolo di campo equivalente a un 450mm circa ti permetterà di avventurarti anche nella fotografia di avifauna o verso qualche soggetto più sfuggente e minuto.

L’obiettivo da’ ottime prestazioni anche nelle riprese ravvicinate, e quindi ti potrà essere utile, ad esempio, per la fotografia di fiori o altri soggetti vicini, o anche in macro attraverso l’ausilio di lenti addizionali o tubi di prolunga.

Visto il suo eccezionale sfocato e la buona tridimensionalità, il Tair 3 si presta bene anche al ritratto, a patto che tu possa stare stare veramente molto lontano dal soggetto da fotografare, soprattutto su aps-c.

Ho utilizzato questo obiettivo anche per fotografia di paesaggio, ma in questi casi il cavalletto è d’obbligo, perché gestire i 2kg di peso dell’obiettivo a diaframmi chiusi non è affatto facile, e il mosso rovinerà parte rilevante delle foto.

Ho provato il Tair 3 sia con il duplicatore Vivitar 2×22, sia con il moltiplicatore/adattatore autofocus Pentax F 1,7 AF Adapter (ottenendo rispettivamente un 600/9 e un 510/8 autofocus): in entrambi i casi i risultati sono stati molto buoni, con una perdita di nitidezza sopportabile.

Il Tair 3 è un obiettivo mediamente facile da trovare, soprattutto nella versione Photosniper. Si trova ancora nuovo, su siti russi e su ebay, a cifre comprese tra i 200 ed i 300€ (con tutto il kit di cui ti ho parlato), mentre usato lo puoi trovare a molto meno, attorno ai 100€ con punte di 70€ (se sprovvisto di accessori) fino a 150€ (se completo di tutto e in ottime condizioni).

PRO

  • Sfocato eccellente.
  • Buona nitidezza e risolvenza.
  • Focale abbastanza spinta a un prezzo molto basso.
  • Costruzione solidissima.
  • Buona resa accoppiato ai moltiplicatori.
  • Intercambiabilità della baionetta (Nikon, Pentax, M42).
  • Buone prestazioni ottiche a tutte le distanze.

CONTRO

  • Peso molto importante e dimensioni molto ingombranti.
  • La ghiera di messa a fuoco della versione 3S, la più diffusa, potrebbe non piacere a tutti.
  • Contrasto veramente molto basso.

Altri obiettivi

I teleobiettivi M42 sono moltissimi, quasi a livello dei cinquantini. È assolutamente impossibile elencarteli tutti, ma è altrettanto difficile farne una cernita anche solo vagamente esaustiva.

Come al solito fra le soluzioni migliori ci sono i Pentax Takumar, sia per gli 85mm, che soprattutto per i 135mm. Il Takumar 135/2.5 è un gioiello e, anche se costa di più degli obiettivi che ti ho fin qui presentato, vale tutti i soldi che costa e anche molto di più.

Ottimo è il Volna-3 80/2.8, obiettivo da medioformato che si trova anche con attacco m42.

Un altro eccezionale 135mm è lo Jupiter-37A 135/3.5, la cui nitidezza è ancora oggi pari a obiettivi molto più costosi (anche considerando che il suo prezzo medio è attorno ai 50€).

Interessante è anche il Petri 135/1.8 per la sua luminosità, così come il Carl Zeiss Sonnar 180/2.8, che rappresenta un’ ottima alternativa luminosa agli svariati 200/4 m42.

Sui 300mm invece potresti cercare il TeleZenitar APO 300/4.5, il successore moderno e migliorato del Tair 3.

Se ne vuoi sapere di più, o vuoi avere qualche informazione generale in merito a qualche specifico modello, ti invito a iscriverti al forum di FotoComeFare e a lasciare una domanda nell’apposita sezione sull’equipaggiamento, magari verificando con la ricerca interna che non se ne sia già parlato e che non ci sia quindi già la risposta ai tuoi dubbi.