Tra tutti gli accessori tecnologici e sofisticatissimi che servono ad un fotografo ce n’è uno che proprio non ti aspetti: la grey card, ovvero un cartoncino totalmente grigio o diviso in tre fasce, bianca, nera e grigia. È un accessorio molto facile da trovare nei negozi di elettronica e fotografia oppure su Internet. Ne esistono modelli molto economici e anche alcuni che possono sembrare molto costosi per l’utilizzo che se ne deve fare. La grey card serve ad impostare con precisione l’esposizione ed il bilanciamento del bianco, vediamo come funziona.

Perché una carta grigia?

Per misurare l’esposizione, le fotocamere digitali valutano la luce riflessa dagli oggetti inquadrati. Come riferimento, gli algoritmi di valutazione usano una luminosità media che corrisponde ad un grigio 18%, ovvero un grigio che riflette il 18% della luce nello spettro della luce visibile. Perché il 18% e non il 50%, visto che bisogna considerare una luminosità media? Perché la scala di percezione della luce è logaritmica, da cui anche il fatto che ogni stop sulla scala dell’apertura corrisponde al doppio o alla metà della luce rispetto al valore precedente o successivo. Soddisfatta questa curiosità tecnica, andiamo oltre e focalizziamoci sugli aspetti importanti. Per saper usare una grey card, non serve conoscere questi concetti.

Come si usa la grey card

La grey card (o cartoncino grigio medio) si trova in 2 formati. Nel primo è un cartoncino interamente grigio a tinta unita, nel secondo è divisa in 3 fasce: una bianca, una nera e una grigia 18%. In entrambi i casi si usa allo stesso modo. I modelli più sofisticati sono fatti di un materiale diverso dalla carta, che dovrebbe riflettere in maniera assolutamente uniforme la luce.

Date le sue caratteristiche, la grey card funge da riferimento per valutare la luce nella scena inquadrata. Misurando la luce riflessa dalla grey card, la fotocamera può impostare l’esposizione ed il bilanciamento del bianco in modo che essi siano corretti per qualsiasi soggetto colpito da quella stessa luce. Impostare esposizione e bilanciamento del bianco con una grey card è molto facile e si fa in una sola operazione:

  1. posizionare la grey card in maniera che sia colpita dalla stessa luce che colpirà il soggetto per cui vogliamo esporre (il modo più veloce è metterla vicino o in mano al soggetto),
  2. riempire l’inquadratura con la grey card (oppure usare una modalità di misurazione dell’esposizione ponderata al centro o spot, con il punto di messa a fuoco al centro della grey card),
  3. se non si usa il modo manuale, premere il tasto AE-L, altrimenti regolare l’esposizione fino a centrare l’esposimetro,
  4. scattare una foto (se si è troppo vicini per mettere a fuoco, attivare la messa a fuoco manuale e scattare una foto fuori fuoco, non ha importanza),
  5. attivare la misurazione manuale del bilanciamento del bianco (dal menù della fotocamera),
  6. scegliere la foto scattata al punto 4 per impostare il bilanciamento del bianco.

In alternativa, il bilanciamento del bianco può essere impostato anche senza essere preceduto dall’esposizione, scattando una foto alla grey card dopo aver attivato la modalità di misurazione manuale. Ovviamente, quando si fotografa in RAW, il bilanciamento del bianco può essere totalmente trascurato e regolato in post-produzione senza perdita di qualità. Configurandolo correttamente al momento dello scatto risparmieremo un minuto successivamente. Se usate il blocco dell’esposizione e non il modo manuale, dovrete ripetere la misurazione ad ogni foto, meglio usare il modo manuale quindi, a meno che le condizioni di illuminazione non siano in continua variazione.

Alcuni usano anche la grey card come riferimento in post-produzione. Avendo a disposizione una foto che include la grey card, usano il bianco ed il nero come riferimento per il bilanciamento dei colori durante le operazioni di miglioramento della foto e di fotoritocco.

Ma la grey card serve veramente?

È lecito porsi un dubbio: ma con il livello di sofisticazione degli attuali algoritmi per la misurazione dell’esposizione, una grey card è ancora utile o andrebbe relegata all’antiquariato fotografico? In realtà, ci sono alcune situazioni non infrequenti in cui essa ci toglie ancora d’impaccio.

I metodi di misurazione dell’esposizione che tengono in considerazione l’intera scena, come il matrix della Nikon, valutano appunto come viene riflessa la luce dalla complessità delle superfici che la compongono, facendo una media tra queste (in soldoni). Quando c’è una preponderanza di superfici tendenti al nero o al bianco (molto scure o molto chiare), la luminosità media viene spostata verso uno o l’altro estremo. Gli algoritmi quindi, riconducono l’estremo preponderante al grigio medio, trasformano il bianco o il nero in grigio, appunto.

Esempi consueti di situazioni di questo tipo includono le foto sulla neve, in cui facilmente il candore della neve diventa un grigio smorto, oppure le foto che includono animali con il pelo scuro che risulterà grigio. In casi simili, una grey card usata opportunamente ci permetterà di ottenere neri e bianchi correttamente esposti.
Nelle foto qui sotto vedete una scena in cui le impostazioni automatiche falliscono, rendendo il bianco grigio, mentre con l’uso della grey card (non visibile in foto) e l’esposizione manuale, il bianco è reso correttamente.