Sai cos’è l’ingegneria inversa, vero? Alcuni credono che sia gergo usato solo dalle persone che lavorano nei laboratori. Non è proprio così.

Se sei come me, nella tua infanzia ti sei dedicato a centinaia di progetti di ingegneria inversa: un giocattolo o un oggetto familiare, per qualche strano motivo, catturava la tua attenzione e ti trovavi sopraffatto dal bisogno di aprirlo, nella speranza di scoprire come funzionasse.

Ovviamente, quando non riuscivi a riassemblare l’oggetto dopo averne esplorato il contenuto, non avevi proprio fatto ingegneria inversa. L’avevi semplicemente rotto. Ma eri sulla strada giusta.

Ora forse ti stai chiedendo cos’abbia a che vedere l’ingegneria inversa con la fotografia. Non sto suggerendo a chiunque abbia una fotocamera di aprirla e poi provare a ricomporla… giusto? No.

Oggi parliamo di come fare l’ingegneria inversa di una fotografia, cioè guardare un’immagine e utilizzare indizi visivi per capire come ricreare quello scatto, a modo tuo.

Ci sono moltissimi motivi per cui una persona lo potrebbe voler fare, ma uno dei più comuni è andare incontro alle esigenze di un cliente. I clienti spesso arrivano da te con fotografie fatte da altri e ti dicono: “Voglio un risultato simile a questo”. Ovviamente, sapere come replicare l’immagine che viene portata a modello in questi casi aiuta.

Inoltre, imparare come gli altri sono riusciti a fare un certo scatto può solo aumentare il numero di cose che sai fare e renderti un fotografo più competente.

Nonostante l’ingegneria inversa di un’immagine non sia proprio una scienza esatta, ci sono tre elementi di base ai quali prestare molta attenzione quando vuoi capire com’è stata realizzata una fotografia.

1. Studia la luce

Probabilmente uno dei fattori di più facile comprensione è capire che uso della luce è stato fatto nell’immagine originale: parti da qui.

Se nello scatto vedi direttamente la sorgente della luce (ad esempio, il Sole in lontananza) non c’è molto altro da sapere. Ma se, al contrario, la sorgente di luce non è nella foto, dovrai basarti sugli indizi a disposizione.

Cerca le ombre: la loro direzione ti indicherà dov’è localizzata la luce. Il numero delle ombre ti può dire quante fonti di luce sono state usate, mentre la definizione delle ombre (quanto siano nitide o sfumate) ti darà informazioni sulla forza della luce utilizzata.

In mancanza di ombre, se la luce è molto morbida, puoi concludere che lo scatto è stato fatto sotto un cielo nuvoloso, vicino a una finestra o con un flash impostato per diffondere molto la luce.

L’assenza di ombre forti nella foto sovrastante suggerisce un’illuminazione morbida, che in questo caso arriva da una grande finestra sul soffitto, mentre nella foto sottostante si nota un’ombra molto definita, che svela la posizione della sorgente di luce.

Cerca anche i riflessi. I riflessi ti permetteranno di risalire molto facilmente alla direzione della luce. Ricorda: l’angolo del riflesso è uguale all’angolo d’incidenza.

Anche gli occhi di un soggetto ti possono dare indizi unici al riguardo. Cerca di notare se ci sono luci che si riflettono negli occhi, perché ti potrebbe aiutare nel capire con più precisione che tipo di strumentazione è stata usata (softbox, beauty dish, pannello riflettore, ecc.). Inoltre, i riflessi della luce negli occhi ti daranno informazioni sulla dimensione e sulla distanza della sorgente di luce dal soggetto.

Studiando gli occhi della donna in questo ritratto si può capire che per illuminarla è stato usato un diffusore ottagonale.

2. Stima la lunghezza focale e la profondità di campo

Di nuovo, sarà necessario cercare di usare l’intuito, ma ci sono alcuni indizi importanti a cui riferirsi perché la stima sia il più realistica possibile.

Se guardi uno scatto panoramico o la fotografia di un vasto paesaggio, dovrebbe essere immediatamente chiaro l’uso di un obiettivo grandangolare (o con grande lunghezza focale). Dalla distorsione che ne risulta puoi desumere se è stato usato un grandangolo per ritrarre il soggetto in primo piano.

Un teleobiettivo, invece, anche quando scatta in primo piano e con una certa apertura, creerà meno profondità di campo di un grandangolo e non distorcerà la figura del soggetto.

Senza avere dettagli più specifici (come la dimensione del sensore e la distanza dal soggetto) o conoscere le impostazioni usate per catturare l’immagine che stai cercando di imitare, semplicemente applica ciò che già sai sulla profondità di campo e sulla lunghezza focale e sperimenta un po’.

Foto di Tambako The Jaguar

Foto di Tambako The Jaguar

Una grande lunghezza focale creerà la tipica distorsione negli oggetti più vicini all’obiettivo, come si può notare qui sopra.

Nell’immagine sottostante puoi notare l’effetto del teleobiettivo che comprime lo sfondo e crea una profondità di campo stretta, persino a f/5.6.

3. Come è stata elaborata?

Quando l’immagine viene post processata con Photoshop da un utente inesperto è molto semplice capire il tipo di elaborazione applicato.

Ovviamente tu non vuoi ricreare quelle caratteristiche, che si tratti di colori troppo saturi, un compositing approssimativo o un’altro qualunque di una lunga lista di possibili problemi. Almeno saprai cosa non devi fare.

Invece, le modifiche Photoshop fatte da utenti esperti possono essere difficili da identificare. Quindi, a meno che non sia un esperto tu stesso, un’elaborazione molto complessa può essere il punto in cui il lavoro di ingegneria inversa si interrompe bruscamente. Se è il tuo caso, non ti preoccupare: non devi per forza cercare di creare una copia perfetta della fotografia.

Considerazioni finali

Imitare il lavoro di un altro spesso deriva più dal voler dare il tuo tocco creativo a un’immagine di per sè già notevole che dalla volontà di esprimere una sincera ammirazione.

Se non puoi entrare in contatto direttamente con la persona responsabile della foto che ti ha attratto (o che ha attratto il tuo cliente), la cosa migliore che tu possa fare è scomporre visivamente l’immagine in elementi più piccoli e ricostruirla al contrario finché pensi di aver capito tutto quello che c’è da capire.

Se hai uno sguardo attento, fare l’ingegneria inversa di una fotografia funzionerà piuttosto bene e ti lascerà anche spazio per aggiungere il tuo tocco personale.

Articolo di JASON D. LITTLE liberamente tradotto dall’originale: http://www.lightstalking.com/a-3-step-framework-to-reverse-engineering-a-photograph-you-want-to-emulate/