Avere “l’occhio del fotografo” è un concetto astratto ma che tutti riusciamo ad interpretare più o meno allo stesso modo.

Si tratta di quella abilità che un fotografo dovrebbe avere di individuare le opportunità fotografiche, di scovare o creare scene che portino ad una bella composizione e quindi ad una foto di successo. Questa abilità non è necessariamente un talento innato, è qualcosa che si può imparare e comunque affinare nel tempo.

Online esistono molti tutorial e corsi che spiegano come migliorare il proprio occhio fotografico. Per esperienza, posso dirti che la stragrande maggioranza di questi tutorial sono abbastanza confusionari e poco efficaci.

In questo articolo voglio parlarti di un libro che ha avuto un successo planetario. Mi riferisco a “L’occhio del fotografo – la composizione nella fotografia digitale” di Michael Freeman.

È uno di quei testi che non dovrebbe mancare nella biblioteca di un fotografo. È un libro ricco di contenuti che insegna la composizione nei suoi aspetti più tecnici e in quelli più artistici.

È un manuale per addestrare il tuo occhio fotografico. Lascia che ti spieghi perché è così valido.

Chi è Michael Freeman?

Michael Freeman è uno dei più importanti divulgatori al mondo sul tema della fotografia digitale. Ha scritto oltre 40 libri e gli argomenti trattati spaziano dalla composizione alla fotografia di paesaggio, alla fotografia di viaggio, dalla narrazione fotografica all’editing.

Quello che contraddistingue Michael Freeman (e ne ha decretato il successo) è la sua innata capacità di esprimere, con parole estremamente semplici, concetti spesso complicati.

Ricordi quando andavi a scuola? Spesso ti appassionavi a materie apparentemente ostiche solo perchè il professore era particolarmente bravo a spiegarti concetti che sui libri erano scritti in maniera poco chiara.

Ad esempio io mi appassionai alla fisica perchè avevo un professore davvero bravissimo. Portava in classe esperimenti da realizzare insieme e ti faceva capire il meccanismo fisico che si nascondeva dietro una certa reazione. Quelle nozioni, ancora oggi, sono tuttora impresse nella mia mente. Nonostante siano passati diversi anni, ormai.

Leggendo un libro di Michael Freeman avrai la stessa sensazione. Grazie soprattutto all’ausilio delle immagini e di schemi visivi, riesce a farti comprendere concetti, fondamentalmente, abbastanza aleatori. Concetti che si imprimeranno nella tua mente molto facilmente.

Cosa imparerai da questo libro?

 

“L’occhio del fotografo” è un’opera davvero importante. Quasi 200 pagine dedicate ad un singolo argomento permettono di andare veramente in profondità e di affrontarlo in tutte le sue sfaccettature.

Spesso capita di guardare una foto ed esserne particolarmente attratti. Ci piace, ma tante volte non ne capiamo veramente il motivo. Molto probabilmente, quella foto, risponde alle “regole” della corretta composizione.

Cosa significa, nella sostanza? Significa che il fotografo, mentre scattava, ha avuto l’accortezza di “sistemare” gli elementi grafici della scena secondo alcuni criteri ben precisi.

Ottenere questi risultati non è una magia riservata a pochi talentuosi eletti. Ci sono molti princìpi che si possono imparare e mettere in pratica per causare una precisa reazione negli osservatori di una foto. Questo è ciò che ti insegna “L’occhio del fotografo” di Freeman.

Un riassunto del libro

 

Il libro“L’occhio del fotografo” è suddiviso in 6 capitoli.

Il primo capitolo è dedicato al fotogramma, all’inquadratura in cui viene costruita l’immagine.

Già da questo primo capitolo percepirai l’impostazione metodica e lo studio estremamente attento presenti in questo libro.

Ad esempio, il rettangolo dell’inquadratura è un aspetto che in genere diamo per scontato. Semplicemente, è l’unico modo che la fotocamera ci dà di vedere la realtà.

Questo primo capitolo, invece, insegna a prendere coscienza dei limiti imposti dal rettangolo del mirino e insegna come usarli per interagire con gli elementi che si trovano nella scena. Già questi primi concetti vanno ben oltre le conoscenze di composizione in mano a molti fotografi.

Il secondo capitolo affronta i principi di design che si possono applicare nella composizione di una foto.

Qui Freeman parla di vari elementi, concreti e astratti, da introdurre in un’immagine per veicolarne il messaggio, tra i quali:

  • contrasto,
  • equilibrio,
  • tensione,
  • ritmo,
  • pattern e texture,
  • peso visivo,
  • regole della Gestalt.

Dette così sembrano cose complicate, ma ti assicuro che non lo sono. O meglio, sono concetti non semplici che Freeman riesce a semplificare davvero bene.

Conoscere questi principi ti permetterà di avere un controllo quasi totale sulla composizione delle tue fotografie. Sono regole che vanno oltre la semplice suddivisione geometrica dell’inquadratura o al posizionamento del soggetto secondo regole immediate come la regola dei terzi.

Il terzo capitolo parla di elementi grafici e fotografici.

Qui gli elementi tipici di un’immagine vengono dissezionati. Cosa significa? Freeman si addentra nello studio degli elementi geometrici che caratterizzano qualsiasi foto: linee orizzontali e verticali, curve o forme geometriche (triangoli, cerchi e rettangoli).

Inoltre, vengono analizzati concetti puramente fotografici come la messa a fuoco, il movimento o persino l’esposizione.

In armonia con il resto del libro, questo capitolo insegna ad analizzare e quindi gestire in maniera quasi scientifica l’immagine. Ti vengono dati gli strumenti per riconoscerne gli elementi costitutivi e quindi usarli al meglio secondo i tuoi scopi.

Il quarto capitolo de “L’occhio del fotografo” ti ricorda come anche luce e colore intervengano nella composizione di una fotografia. È un capitolo breve, con alcuni puntatori ad argomenti più estesi, approfonditi in altri testi.

Ti dà alcuni suggerimenti utili su come usare colore e luce per condurre l’occhio dell’osservatore. Sono presenti anche alcuni cenni sulla teoria del colore e sulla ruota dei colori, molto utili per combinare correttamente i colori dei diversi elementi di un’immagine.

Il quinto capitolo è davvero interessante. I precedenti hanno trattato leggi e regole che permettono di controllare la composizione ed il modo in cui la foto viene percepita da chi la osserva. Questo capitolo, invece, guarda più all’effetto che può e deve avere l’intenzione del fotografo sulla composizione.

Vuoi una composizione più consueta o alternativa? Più semplice o complessa? Più documentaristica o espressiva? Questo capitolo ti sprona ad analizzare bene le tue intenzioni prima di scattare, per sviluppare al meglio la tua consapevolezza.

In sostanza Freeman ti spiega che le tue scelte compositive devono essere motivate, soprattutto quando sono molto anticonvenzionali. Ribaltando il punto di vista, il messaggio è anche che, se coerente con una vera intenzione, qualsiasi scelta compositiva è lecita.

Il sesto ed ultimo capitolo è estremamente prezioso. Sostanzialmente, parla di come mettere in pratica le varie regole e i principi appresi.

Sapere a memoria tutta la teoria della composizione ovviamente non ti serve a nulla se non attui un buon processo nella ricerca della giusta composizione. Il capitolo parla proprio del processo di creazione di un’immagine.

Sostanzialmente, cerca di decifrare il processo mentale e pratico che un fotografo segue, o dovrebbe seguire, nel creare la giusta composizione di una foto. Vengono così presentati diversi stili di lavoro, da quello più intuitivo a quello più ragionato.

La cosa interessante è che, per spiegarli, vengono mostrati vari casi di studio. In ciascuno di essi l’autore mostra i vari tentativi fatti per giungere alla foto finale. Ovviamente tutto il processo viene spiegato, motivando la scelta o l’esclusione di ciascuna foto.

Per chi è “L’occhio del fotografo”?

 

Le abilità divulgative di Michael Freeman, autore de “L’occhio del fotografo”, sono indiscusse. Anche questo libro, infatti, è estremamente chiaro nell’esposizione, anche quando vengono trattati argomenti un po’ astratti e quindi difficili da inquadrare.

Ho trovato i contenuti molto densi. Devi leggerlo lentamente per assorbire tutti i concetti nella maniera adeguata. È un libro che sicuramente va bene per un fotografo principiante con intenzioni serie.

Se hai già un po’ di esperienza, alcuni passaggi ti risulteranno più facili e la lettura in generale sarà più rapida. Un consiglio che posso darti è quello di mettere immediatamente in pratica gli insegnamenti di Freeman.

Non avere la fretta di finire immediatamente il libro. Non è questo l’approccio giusto. Dedica ad ogni pagina il giusto tempo. Quando Freeman ti mostra un esempio fotografico di una determinata regola, esci e cerca di scattare qualcosa di simile.

Come il prof di fisica che faceva gli esperimenti in classe, infatti, il miglior modo per fissare un concetto è quello di riprodurlo.

Anche i fotografi con un livello di conoscenza piuttosto elevato possano trarre beneficio da un libro come questo. Difficilmente, al di fuori di corsi avanzati sulla fotografia, la composizione viene analizzata e studiata così approfonditamente.

Conclusione

Avrai capito che il mio giudizio su “L’occhio del fotografo” è estremamente positivo. Se vuoi, l’unico difetto, se così possiamo chiamarlo, è che è un libro ben spiegato ma comunque non immediato da leggere e studiare.

Io lo considererei IL manuale di composizione per il fotografo amatoriale. Anche se hai letto mucchi di tutorial su internet e hai già visto diversi concetti sulla composizione sparsi nei vari manuale di fotografia, non avrai mai affrontato l’argomento così approfonditamente come in questo libro.

Ti consiglio assolutamente di comprarlo e conservarlo gelosamente nella tua biblioteca. Per acquistarlo senza perdere troppo tempo, clicca sul pulsante qui sotto:

Ricorda che Michael Freeman è autore di moltissimi testi, ma “L’occhio del fotografo” è parte integrante di una quadrilogia di più ampio respiro.

  1. L’occhio del fotografo: la composizione nella fotografia digitale;
  2. L’occhio del fotografo: guida grafica ai principi della composizione;
  3. La visione del fotografo: capire l’opera dei grandi maestri;
  4. La mente del fotografo: il pensiero creativo al servizio della fotografia digitale.

Il mio consiglio è di comprarli TUTTI, perchè in ogni libro viene analizzato davvero a fondo ogni singolo aspetto della fotografia e della composizione fotografica. Alcuni aspetti sono particolarmente ostici, ma con questi libri potrai approfittare della grande capacità di Michael Freeman di far sembrare semplici anche le cose più difficili.