Curiosando su Google ho notato che uno dei termini di ricerca più frequenti, digitato in associazione a “fotografia naturalistica”, è “attrezzatura“. Forse anche tu stai pensando di dedicarti a questo genere fotografico, ma non sai da dove iniziare. Forse hai già fatto qualche ricerca online e, scorrendo obiettivi e cavalletti, hai sentito suonare un campanellino di allarme, hai visto accendersi una spia rossa a forma di portafoglio.

La fotografia naturalistica richiede, infatti, attrezzatura di qualità, a costi spesso scoraggianti. Questo è dovuto a un insieme di fattori. Innanzitutto, per potere meglio apprezzare le caratteristiche delle specie animali e vegetali fotografate, è necessario un certo dettaglio e una buona resa dei colori.

In secondo luogo, è un tipo di fotografia che si svolge all’aperto, che può richiedere lunghe camminate e altrettanti lunghi appostamenti: l’attrezzatura che sceglierai, quindi, deve essere leggera, maneggevole e possibilmente tropicalizzata. Proprio la tropicalizzazione influisce in modo significativo sul prezzo finale.

Ma, prima di incupirti, considera che, a meno che tu non voglia lanciarti subito in un foto safari nell’Africa più profonda, non devi per forza mettere da parte un corredo da professionista. Non adesso.

Puoi ottenere ottimi risultati, per cominciare, facendo una selezione dei soggetti ai quali dedicarti e impostando così le tue scelte per il futuro in modo che seguano una precisa strada. Scegli un genere, fissa il budget, procurati l’indispensabile e poi preoccupati solo di divertirti.

Nelle righe che seguono, ti darò qualche informazione di massima, ma resta comunque lontana da me l’idea di proporti una guida omni comprensiva sul tema. Il discorso sull’attrezzatura ideale, infatti, si allargherebbe a dismisura se dovessi considerare i gusti e le preferenze di ciascuno.

Gli obiettivi per la fotografia naturalistica

Certo, dobbiamo probabilmente partire proprio dalle ottiche. Tuttavia, si fa presto a dire obiettivo. La domanda che devi porti è: per fotografare cosa? Preferisci i paesaggi o gli uccelli? Gli insetti o i mammiferi? Se non lo sai ancora, probabilmente lo capirai con il tempo. Fai attenzione a giocare bene le tue carte in questa fase.

Voglio dire: non considerare solo cosa vorresti fotografare, ma anche le occasioni concrete di avvicinarti a quel dato soggetto che hai, le possibilità che ti offre il territorio in cui vivi. Un corredo di ottiche sufficientemente completo per la fotografia naturalistica, comprende quattro diversi obiettivi. Eccoli qui di seguito.

L’obiettivo macro

La fotografia macro sposta il punto di vista del fotografo e dell’osservatore su un mondo nascosto e spesso sorprendente. In fotografia naturalistica sono molto comuni le riprese d’insetti e particolari floreali. Un’ottica macro è un sistema di lenti in grado di restituire un rapporto di riproduzione di 1:1, questo significa che un soggetto di 1 cm imprimerà sul sensore un’immagine di 1 cm.

Esistono obiettivi macro a focale corta o lunga, da 50 mm come da 200 mm.

Considera che, se scegli la prima soluzione, sarai costretto ad avvicinarti molto al tuo soggetto e questo può essere d’intralcio se stai fotografando insetti sfuggenti e particolarmente attivi. Le farfalle, per esempio, se fotografate in pieno giorno, tendono a scappare.

Nel caso degli insetti più irrequieti, come grilli o farfalle, quindi, meglio puntare sulle focali più lunghe che ti garantiscono una maggiore distanza di lavoro.

Una focale più lunga ti permette, inoltre, di ottenere sfondi più sfocati ma è anche più difficile da usare a mano libera. Tra i contro delle focali maggiori bisogna anche mettere una perdita di tridimensionalità del soggetto che può tradursi in un appiattimento del risultato finale.

Se prediligi la fotografia macro di soggetti statici, invece, puoi scegliere una lunghezza focale inferiore, con la quale ti avvicinerai di più. Io credo, tuttavia, che difficilmente ti dedicherai solo a un certo soggetto. Anche se in una fase iniziale sarà così, in futuro avrai probabilmente voglia di sperimentare altro. Per garantirti versatilità, puoi allora puntare su un buon compromesso, non scendendo al di sotto dei 90 mm.

Il teleobiettivo

Necessario se la tua attenzione ricade su uccelli e animali in genere. La fotografia faunistica è assolutamente la mia preferita, perché offre l’occasione unica di entrare in contatto con le specie selvatiche. Se abiti in città, assistere alle scene di caccia dei rapaci o osservare i fenicotteri che “danzano” alla luce del tramonto, non è roba da tutti i giorni.

I teleobiettivi hanno un range focale che va da 80 mm a 200 mm. Salendo oltre questo valore si tratta di super tele, come quelli che puoi vedere a bordo campo durante le partite (un vero sogno, ma che costi!)

Canon Super Telephoto 1200mm f/5.6L EF U by davidyuweb, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  davidyuweb 

I teleobiettivi possono essere del tipo zoom o fissi. I primi, grazie alla focale variabile, hanno dalla loro la versatilità: con uno zoom sei in grado di centrare accuratamente un particolare lontano, isolandolo dallo sfondo. I fissi, d’altro canto, hanno una qualità d’immagine superiore e possono costare molto di più, specie se luminosi.

Un obiettivo fisso, però, ti limita nelle scelte compositive. Attenzione, quindi, a valutare bene: la fotografia di animali è una fotografia d’azione. I tuoi soggetti, infatti, difficilmente sostano nello stesso punto a lisciarsi penne e pelo, piuttosto si muovono molto all’interno della tua inquadratura. Scegliere un fisso può comportare la perdita di alcune buone occasioni di scatto, casi nei quali il potere andare da 100 a 400 in pochi secondi farebbe la differenza.

Anche in questo caso, è difficile consigliarti sulla lunghezza focale più adatta. Quando dovevo ancora scegliere quale tele acquistare valutavo anche i 300 mm. Poi mi sono informata sulle riserve naturali vicino casa mia: ho appreso che i capanni per i fotografi erano stati collocati molto distanti dai soggetti (i fenicotteri nella salina, per esempio). Allora ho capito che 300 mm non erano sufficienti.

Ancora una volta, fai le tue valutazioni sulla base delle caratteristiche del territorio in cui vivi. Avrai tutto il tempo, in futuro, per acquistare un corredo fotografico da viaggio.

In generale, l’avifauna richiede una lunghezza focale minima di 400 mm se si tratta di caccia fotografica vagante, nella quale vai in cerca dei tuoi soggetti spostandoti. Ma se fotografi da capanno, e non hai quindi nessuna possibilità di avvicinarti, lunghezze focali maggiori ti favoriscono.

Per fotografare cervi, caprioli, camosci, volpi devi interporre molte distanza tra te e i tuoi soggetti: 300 mm sono pochi, 400 mm possono andare, dai 600 mm in su va decisamente meglio.

I grandangolari e i supergrandangolari

La paesaggistica è il ramo della fotografia naturalistica forse più frequentato. A volte “affollato”. Bisogna, però, considerare che quasi tutte le regioni italiane offrono bei paesaggi: il nostro territorio è veramente splendido e bastano pochi chilometri in auto per trovarsi di fronte vedute boschive, collinari o marittime stupefacenti.

Un obiettivo grandangolare ti permette di scattare sostanzialmente in ogni occasione. Lo stesso non può dirsi se ti metti in testa di fotografare i lupi nel Parco d’Abruzzo.

I grandangolari sono obiettivi con un angolo di campo ampio, che permettono inquadrature complete su vasti paesaggi. Proprio la prospettiva ultra wide che restituiscono può comportare difficoltà, soprattutto a livello compositivo.

Si considerano grandangolari gli obiettivi al di sotto dei 50 mm. I supergrandangolari, invece, sono per esempio i 14 mm e i 16 mm: si tratta di ottiche di non facile gestione, che presentano spesso vistosi problemi di distorsione. In fotografia naturalistica i grandangolari si prestano, comunque, a impieghi diversi dal solito.

IMG_0093 by mike138, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  mike138 

Sono molto utilizzati nelle foto così dette “ambientate“: ovvero nelle quali un animale non è isolato dal paesaggio, ma perfettamente inserito in esso. In questo modo è possibile, per esempio, fotografare un ramarro mantenendo visibile e dettagliata tutta la campagna circostante in cui vive. In questo caso la foto fornisce anche preziose informazioni sull’ambiente del soggetto: bello, no?

L’obiettivo “tuttofare”

Se è tuttofare, vuol dire che è uno zoom: ha, cioè, un range focale più o meno esteso. Penso, per esempio, a un 70-200: è il genere di obiettivo che porteresti con te quando l’escursione fotografica non ha uno scopo preciso e ti potrebbe capitare di fotografare qualsiasi cosa.

Si tratta, insomma, dell’obiettivo da tenere sempre montato sulla reflex. Gli zoom standard disponibili sul mercato sono diversi e i loro prezzi variano sulla base della qualità ottica e costruttiva, della velocità AF (auto focus), della luminosità e della presenza di un buon sistema di stabilizzazione.

Il treppiede

Accessorio fondamentale per alcuni tipi di fotografie: lo è certamente per i paesaggi e le macro.

Nel primo caso, perché i tempi di posa si allungano e hai bisogno di chiudere il diaframma tenendo a fuoco sia il primo piano sia lo sfondo. Nella fotografia paesaggistica, infatti, si cerca di ottenere una buona profondità di campo: si ricorre spesso a diaframmi come f/11 o f/16 che richiedono, affinché l’esposizione sia corretta, un allungamento dei tempi di posa (a seconda della luce disponibile, si va da poche frazioni di secondo ai minuti). Questi tempi non vanno d’accordo con l’uso a mano libera della reflex: il rischio che la foto venga mossa è, praticamente, una certezza.

Nel secondo caso, il treppiede permette di comporre con massima precisione inquadrature nelle quali piccole variazioni fanno la differenza. Quando componi una fotografia macro, infatti, diventa importante selezionare i dettagli che vuoi includere o escludere, e sono sempre dettagli piccolissimi.

Il cavalletto, tuttavia, non ha la sola funzione di limitare il mosso della fotocamera, ma è anche utile quando si utilizza attrezzatura pesante. Possederne uno può ampliare le tue possibilità creative, per esempio se vuoi sperimentare tecniche particolari, come il focus stacking.

Non esiste un treppiede valido per tutti, ma esiste il treppiede migliore per te: sceglilo sulla base delle fotografie che scatti più spesso. Se fai molte macro, verifica che ci sia la possibilità di spostare la colonna in posizione orizzontale. Dai, inoltre, un’occhiata alle caratteristiche tecniche e scegli cavalletti con altezze minime inferiori ai 30 cm: in caso contrario incontrerai molte difficoltà nel fotografare soggetti vicini al suolo.

Se utilizzi molto il teleobiettivo, invece, ricordati che hai già molto peso nello zaino: scegli quindi un cavalletto leggero, come quelli in carbonio. Valuta anche la portata massima, ovvero il peso che il supporto può reggere: punta su un treppiede con una portata anche molto più ampia del peso effettivo di fotocamera + obiettivo.

Le coperture mimetiche

Il mimetismo e le sue tecniche entrano di diritto nel mondo affascinante della fotografia naturalistica di stampo più “wild“. Durante le tue future escursioni fotografiche, avrai a che fare con soggetti spesso diffidenti, che attenderai per ore sdraiato nella vegetazione.

La tua missione è fotografarli senza spaventarli o disturbarli in alcun modo. In breve: devi diventare ai loro occhi un elemento del paesaggio come qualunque altro.

Procurati un abbigliamento adatto alla situazione climatica, ma di colore scuro e, possibilmente, in linea con le scelte cromatiche del Corpo Forestale dello Stato. Ricorda che tutta la pelle esposta è ben visibile: indossa anche guanti e cappellini.

La soluzione più economica è l’uso delle reti mimetiche con cui coprire te stesso e la macchina fotografica: costano una decina di euro al metro (due o tre metri ti saranno più che sufficienti).

Una buona alternativa sono le coperture vegetali tridimensionali, che puoi indossare sopra i vestiti: sono composte da due o tre pezzi e costano intorno ai 60 euro. Sono in grado di incrementare la tua integrazione con l’ambiente, ma non la chance di fare colpo su anime gemelle di passaggio, come dimostra la foto qui di seguito.

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Nella fotografia naturalistica d’appostamento è molto diffuso l’uso dei capanni. Molte riserve naturalistiche mettono a disposizione capanni fissi con feritoie dalle quali “spiare” e fotografare gli animali, ma se nelle aree vicino casa tua non godi di questo privilegio puoi puntare sui capanni mobili. In rete si trovano molti tutorial su come auto costruirli, ma si possono, ovviamente, anche acquistare.attrezzaturanat

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Esistono capanni portatili di ogni forma e dimensione, con o senza sedia, con o senza tetto, a uno o due posti. Tutti questi elementi incidono sul prezzo del prodotto, come anche la rapidità di montaggio e chiusura. Anche nel caso dei capanni ricorda: più leggero è, meglio è.

La testa

No, non sto scherzando e non mi riferisco nemmeno alla testa del treppiede. La fotografia naturalistica richiede un comportamento responsabile: se vuoi sapere cosa ne penso nel dettaglio leggi qui. La testa, quindi, non te la devi proprio dimenticare. Per tua fortuna, almeno questa è gratis!

Conclusione

In questo articolo, ho cercato di darti qualche spunto per l’acquisto della tua nuova attrezzatura per fotografia naturalistica. Se sei un principiante, penso che la cosa più importante sia, come detto, iniziare con un genere che hai occasione di praticare davvero nella tua area geografica. Lo so, adesso correrai a comprare un grandangolare.

Ricordati, però, che anche nel giardino di casa puoi fare ottime macro e fotografare cince, pettirossi, verdoni ecc. Forse non conosci ancora i suoi abitanti semplicemente perché non li hai mai osservati. Ecco una selezione degli ospiti che vengono a trovarmi nel mio giardino: se ti va, guarda qui.

Buon divertimento!

Immagine di copertina