A lezione di fotografia da Robert Capa, il fotoreporter più temerario di sempre

A lezione di fotografia da Robert Capa, il fotoreporter più temerario di sempre

Endre Ernő Friedmann ha sempre avuto le idee molto chiare su quello che voleva ottenere nella vita. Sin da quando pensò che il suo nome era troppo complesso per essere ricordato e decise di ribattezzarsi Robert Capa.

“Avevo un nome che non andava troppo bene. Non ero incosciente, soltanto un po’ più giovane. Non riuscivo ad ottenere un incarico. Avevo assolutamente bisogno di un nome nuovo… Robert suonava molto americano, e così doveva essere.

Anche Capa sapeva di americano ed era facile da pronunciare. Bob Capa mi sembrò, quindi, un buon nome. E così mi inventai che questo Bob Capa fosse un famoso fotografo americano giunto in Europa, uno che non voleva scomodare i redattori francesi che non pagavano abbastanza…

Così incominciai a muovermi con la mia piccola Leica, scattai delle foto e ci scrissi sopra Bob Capa, il che significava guadagnare il doppio”.

Siamo nei primi anni 30 e il buon Robert Capa aveva certamente un’ottima predisposizione al marketing.
Il fotografo ungherese, nato a Budapest nel 1913, visse in un’epoca densa di conflitti bellici. Anche questo contribuì a farne di lui il più grande (e probabilmente il primo) fotoreporter di guerra della storia.

Capa tenta inizialmente la carriera di scrittore, ma le esigue risorse economiche lo costringono a lasciare gli studi. Si fa quindi assumere da un’agenzia fotografica per “raccontare con la macchina fotografica” .

Il lavoro non manca e i risultati sono soddisfacenti, ma la carriera di Robert Capa ha una svolta fondamentale in una data ben precisa: 23 settembre 1936.

Quella data, infatti, è il giorno di pubblicazione sulla rivista francese Vu (“Visto” in italiano) della foto del miliziano colpito a morte. Quella foto diventerà uno degli scatti più famosi al mondo, anche se riguardo la sua autenticità se ne discute ancora oggi.

In realtà esiste una versione ufficiale riguardo questa foto, rilasciata dallo stesso Robert Capa, di cui però ti parlerò più avanti.

Una vita vissuta nel rischio, in mezzo alle bombe, ma accompagnata anche da bevute e belle donne. Robert Capa era uno che amava la bella vita, pur rischiandola ogni giorno. Storica è la sua relazione con Gerda Taro, altra fotografa di guerra, una delle prime della storia.

Il loro sodalizio, sentimentale e fotografico, viene però interrotto brutalmente nel 1937 quando Gerda, intenta a fotografare la battaglia di Brunete a Madrid, viene accidentalmente travolta da un carro armato.
Robert Capa, che voleva sposarla, non si riprenderà mai più da dolore.

Terminato il secondo conflitto mondiale, Capa si trasferisce negli Stati Uniti e nel 1947, insieme a Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger, fonda l’agenzia fotografica Magnum, assumendone il ruolo di presidente. Sarà la prima vera (e più potente) agenzia fotografica della storia.

Ma la vita di Robert Capa, sempre messa in pericolo dalla sua presenza assidua nelle zone più calde del pianeta, si interrompe bruscamente nel 1954. Mentre era intento a scattare sul campo della prima guerra d’Indocina, Capa mette il piede su una mina che risulterà fatale.

In quel preciso istante tutto il mondo della fotografia perde un maestro e un’istituzione. L’anno dopo, nel 1955, viene istituito in suo onore il Premio Robert Capa per “il miglior reportage fotografico dall’estero, per realizzare il quale siano stati necessari eccezionali doti di coraggio e intraprendenza”.

Il premio è ancora oggi uno dei più ambiti dai fotoreporter di tutto il mondo.

Robert Capa, con il suo coraggio e la sua audacia, ha cambiato la storia della fotografia mondiale. Ancora oggi, dopo oltre 60 anni dalla sua scomparsa, i suoi suggerimenti possono esserti utilissimi per migliorare come fotografo.

1. Entra nella scena

“Se le tue foto non sono buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”. È probabilmente la frase più famosa di Robert Capa e uno degli aforismi sulla fotografia più conosciuti in assoluto.

Insegnamento

Se vuoi essere un vero fotoreporter o anche soltanto un bravo fotografo di strada, non puoi esimerti dal “buttarti dentro la scena”.

Come dice Robert Capa, le foto migliori sono quelle scattate da vicino, dove puoi respirare la stessa aria dei tuoi soggetti e carpirne le emozioni e i sentimenti.

Molti fotografi, per pigrizia o anche solo per timidezza, commettono il grave errore di scattare utilizzando obiettivi con focali lunghe o addirittura teleobiettivi.

Senza entrare in questioni etiche o di privacy, un teleobiettivo pone troppa distanza, sia fisica che emotiva, tra te e il soggetto. E la tua fotografia ne pagherà immancabilmente le conseguenze.

Oltre questo aspetto, una foto scattata con un teleobiettivo appiattirà la scena, trasmettendo la sensazione visiva di una foto rubata, come se a scattare fosse stato un paparazzo. La vera street photography, invece, è tutt’altra cosa.

2. La fortuna aiuta gli audaci

La foto del miliziano fu certamente fondamentale nella carriera di Robert Capa. Lui stesso, in un’intervista radiofonica del 1947, spiegherà la genesi di quello scatto.

“Ho scattato la foto in Andalusia mentre ero in trincea con 20 soldati repubblicani, avevano in mano dei vecchi fucili e morivano ogni minuto. Ho messo la macchina fotografica sopra la mia testa e, senza guardare, ho fotografato un soldato mentre si spostava sopra la trincea. Questo è tutto.

Non ho sviluppato subito le foto, le ho spedite assieme a tante altre. Sono stato in Spagna per tre mesi e al mio ritorno ero un fotografo famoso, perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa aveva catturato un uomo nel momento in cui gli sparavano.

Si diceva che fosse la miglior foto che avessi mai scattato, ed io non l’avevo nemmeno inquadrata nel mirino perché avevo la macchina fotografica sopra la testa”.

Insegnamento

Ora, non ti sto dicendo che devi scattare a caso, però questo aneddoto di Robert Capa ti fa comprendere come la foto può essere “sentita” prima ancora di essere inquadrata.

Capa era in una situazione molto concitata, vedeva i soldati morire intorno a se. Sapeva che puntando la sua macchina fotografica verso una determinata scena, potevano esserci alte probabilità di catturare qualcosa di eccezionale. Poi la fortuna certamente lo aiutò, ma se non avesse tentato, il miliziano non sarebbe mai stato immortalato.

Questa capacità di “sentire la fotografia” può essere allenata. Impara a guardarti intorno. Invece di guardare a caso, presta attenzione a ciò che ti accade intorno. Quando ti accorgi di qualcosa di potenzialmente interessante, soffermati sulla scena e assisti all’evoluzione della situazione.

Molte volte non succederà nulla di eclatante ma ti accorgerai, con il passare del tempo, che il tuo fiuto fotografico migliorerà.

Un po’ alla volta ti renderai conto che il tuo dito premerà sul pulsante di scatto quasi un attimo prima che la foto compaia davanti a te. Come se l’avessi previsualizzata…

3. Sii onesto

“Per scattare foto in Spagna non servono trucchi, non occorre mettere in posa. Le immagini sono lì, basta scattarle. La miglior foto, la miglior propaganda, è la verità”. Robert Capa si riferisce sempre alle foto scattate in Andalusia nel 1936 ma, più in generale, alle foto scattate durante le guerre.

Insegnamento

La forza della fotografia di Robert Capa era quella di apparire terribilmente vera e cruda. Lui non studiava troppo la scena ma, semplicemente, fotografava quello che accadeva davanti a lui.

Certo, tu non sei in guerra, ma se vuoi raccontare attraverso la fotografia è necessario che tu sia innanzitutto “super partes”. Se vuoi essere un vero fotoreporter ti devi limitare a raccontare la fredda cronaca, lasciando da parte l’interpretazione personale.

È un esercizio molto complesso, che richiede anni di applicazione e una certa onestà intellettuale. Ma sappi che i fotografi di alto livello, oltre la tecnica, curano moltissimo anche questo aspetto.

4. Varia la tua fotografia

“Guardati dalle etichette. Rassicurano certo, ma prima o poi qualcuno te ne affibbia una di cui non riesci più a liberarti. Se deve proprio esserci un’etichetta, assumi quella di fotoreporter e conserva per te stesso tutto il resto, in fondo al cuore”.

Insegnamento

Ovviamente Robert Capa si riferisce, come sempre, alla fotografia di guerra, ma anche tu puoi trarre insegnamento da questa sua affermazione.

Anche in fotografia la specializzazione è importante. Puoi decidere di approfondire la fotografia di strada oppure lo studio del paesaggio, così come dedicarti esclusivamente alla fotografia a colori o in bianco e nero.

Il rovescio della medaglia di queste specializzazioni è che tu arriverai ad essere visto sempre come “il fotografo dei paesaggi” (che però non è bravo nella street), oppure del fantastico colore (ma che dovrebbe lasciar perdere il bianco e nero). Anche se deciderai di cimentarti in altro, di cambiare genere, sarai costretto a dimostrare sempre qualità molto superiori alla media.

Quindi segui le tue tendenze e i tuoi gusti, ma non disdegnare di fare anche altro. Al di là delle etichette, poi, misurarti in generi fotografici che non senti nelle tue corde ti porterà ad ottenere un miglioramento generale della tua fotografia.

5. Pensa al contenuto

Dal libro “Leggermente fuori fuoco”, edito da Contrasto (un libro che ti consiglio assolutamente di leggere), questo passo è davvero significativo della mentalità del fotografo ungherese:

“…aveva allestito una camera oscura in una piccola tenda. Sotto i teli neri il calore era soffocante. Per impedire allo sviluppo di bollire, Chris aveva fatto requisire due enormi blocchi di ghiaccio alla mensa dei sottoufficiali che protestarono subito perché quel ghiaccio doveva servire l’indomani per fare il gelato.

Ci spogliammo e andammo a lavorare. Il sudore colava addirittura nell’acido di sviluppo. Le nostre prima copie, ancora bagnate, furono stampate appena in tempo prima che il ghiaccio si sciogliesse. Strappammo un lembo della tenda e respirammo la brezza del deserto, cosi fresca all’aurora.

Mentre Chris si concentrava sulla strada dissestata dalle buche delle bombe, scrutando nella semi-oscurità, diedi un occhiata alle mie foto. Erano Leggermente fuori fuoco, un po’ sottoesposte e la composizione della foto non era certamente un opera d’arte. Ma erano le uniche fino quel momento disponibili dell’invasione della Sicilia….”.

Insegnamento

Questo è un inno ai patiti della forma a discapito del contenuto. In fotografia è una questione annosa: tanti fotografi realizzano foto tecnicamente perfette, ma fondamentalmente inutili.

Quando scatti una foto la prima cosa che dovresti chiederti è: “cosa voglio comunicare?”. E la seconda domanda che dovresti porti è: “sono riuscito a dire quello che volevo dire”?

Una foto solo bella, non è mai passata alla storia. Invece, tante foto utili ma tecnicamente imperfette, fanno parte della storia della fotografia. Proprio come la foto del miliziano di Robert Capa.

Quindi, quando esci a fotografare, tieni sempre in mente questo aspetto. La forma è importante (esposizione, tempi, composizione, ecc.), ma è essenziale che il controllo di questi aspetti non compromettano la riuscita di una foto importante. Una foto che magari ti è sfuggita solo perché eri troppo intento a controllare i parametri della tua macchina fotografica.

Approfondimenti

La vita avventurosa di Robert Capa è come un romanzo degno dei più grandi scrittori, con la differenza che è tutto assolutamente reale. Leggere la sua storia e apprezzare i suoi scatti è una maniera formidabile per migliorare come fotografo. Io ti consiglio di iniziare da questi testi:

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Autore: Marco Morelli

Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia molti anni fa, usando le mie foto come spunto per il mio primo grande amore: la pittura. Col tempo, poi, la fotografia è diventata la mia principale passione e il mio lavoro. Dipingere mi ha insegnato il piacere di osservare i dettagli e di cercare un significato in ciò che, abitualmente, passa nell'indifferenza della normalità. Oggi, la fotografia, la pittura, il disegno e la grafica sono solo alcuni dei mezzi che utilizzo per raccontare le mie emozioni. Puoi seguirmi anche sul sito www.marcomorelli.eu

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