Chissà quante volte ti è successo ti è successo di avere una conversazione come questa: “Che bella questa foto!” “Grazie!”. Fine del discorso.

Non c’è niente di sbagliato, per carità. Bello è un grande, grandissimo complimento.

Però, se hai mai desiderato di intavolare una conversazione più lunga con gli ammiratori delle tue fotografie, allora una soluzione da provare è quella di creare immagini che contengano storie, o che parlino della tua stessa storia.

Il mio consiglio preferito sulla fotografia è sempre stato: “devi fotografare quello che conosci e che ti interessa di più”. Saranno questa passione e questa conoscenza ad aiutarti a dare forma alle tue fotografie e a migliorarle. Invece di limitarti a catturare passivamente ciò che ti trovi di fronte, esci a cercare un modo di catturare qualcosa di cui hai esperienza.

Ci sono tre tipi di storie da raccontare: ambigue, personali e documentaristiche

Storie ambigue

La fotografia ambigua è un’immagine con una storia non chiara.

È una fotografia che ti fa pensare, uno spunto di partenza per immaginare molte vicende, basate su un solo fotogramma. È un modo molto importante di percepire il tuo lavoro.

Se riesci a creare una fotografia con una storia capace di evolversi, che sia sulla tua parete o su quella di un osservatore, quella fotografia non invecchierà mai. Ci sarà sempre un alone di mistero e una storia immaginaria che dipende dal punto di vista dell’osservatore. È difficile stancarsi di un’immagine così.

01_storie_fotografia_ambigue

Per me, questo qui sopra è un esempio di immagine ambigua.

Ogni giorno passo di fianco a questa fioriera, davanti a una bottega spagnola. Mi ha sempre incuriosito la vita delle persone che lavorano in posti come quello. So che alcuni di loro sono immigrati che cercano di portare avanti un’esistenza difficile in una città dura.

Durante uno dei miei tragitti verso casa, una sera, ho notato quest’uomo fermarsi e guardare i fiori con uno sguardo davvero pensieroso e pieno di dolore. Non ho assolutamente idea di cosa stesse accadendo nella sua testa, ma mi ha fatto immaginare una storia complicata, considerando il suo sguardo.

Storie personali

La storia personale consiste nel catturare qualcosa che ti è successo in prima persona. Puoi farlo tramite immagini multiple o anche attraverso una sola.

Se hai un blog fotografico è un’ottima maniera per renderlo più vivace, rispetto a un flusso unico di fotografie prive di commento. Quando la metterai in mostra, la prossima volta che qualcuno si complimenterà con te, potrai raccontare anche la storia che c’è dietro l’immagine.

Va bene creare belle immagini con la sola intenzione di fare belle fotografie, ma può anche essere divertente includere immagini che raccontino storie. C’è spazio per entrambe le cose, sia sulla tua parete che sul tuo blog.

Per ispirarti, qui c’è un esempio recente preso direttamente dal mio blog. È un’immagine singola che mi ha riportato in mente ricordi divertenti della mia giovinezza.

Uhm… non penso che tornerà“.

Canal Street, New York

Canal Street, New York

Queste sono le donne di Canal Street, a New York, che vendono borse false. Mi ricordo della prima volta in cui sono stato a Canal Street, la Mecca delle borse false. Dovevo essere al primo o al secondo anno delle superiori. Un mio amico voleva andare a Canal Street per comprare una carta d’identità falsa, così, in quattro, ci recammo fin lì in metropolitana.

Stavamo camminando lungo la strada quando un tizio si avvicinò sussurrando: “Carte d’identità false? Carte d’identità false?“. Voglio dire… aveva capito subito cosa stessimo cercando, doveva essere proprio evidente. Il mio amico disse, ““, e l’uomo ci condusse all’interno di un ristorante cinese. “Questo locale è solo una copertura per gli affari illeciti“, ci disse.

Io ero piuttosto nervoso, ma il fatto che fossi un semplice osservatore passivo, insieme a un altro paio di persone, mi fece stare tranquillo in un angolo senza prestare troppa attenzione a quel che stesse succedendo. In effetti, io avevo già la mia carta d’identità falsa.

Un giorno racconterò anche qui questa storia divertente. Comunque realizzare carte d’identità false è stato il motivo per cui sono approdato alla fotografia. Scaricai una delle prime copie di Photoshop per modificare una fotografia di una carta d’identità e me ne innamorai. Il resto è storia.

L’uomo ci fece sedere a due tavoli separati, con due di noi a ogni tavolo. A quel punto probabilmente avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava. Chiaramente, lo fece per impedire che noi quattro insieme potessimo renderci conto che c’era qualcosa sotto.

I due ragazzi che volevano comprare le carte d’identità sedettero all’altro tavolo, e io sentii vagamente l’uomo dire loro che doveva andare sul retro per dire ai suoi contatti che eravamo lì, e di non muoversi né dire niente. Stava appositamente cercando di renderci nervosi su ogni cosa.

Quindi, uscì. Dopo un paio di minuti ci alzammo e andammo al loro tavolo. “Cos’ha detto?” “Oh, sta per tornare. Ha preso i soldi in anticipo per assicurarsi che non siano falsi“.

Louis Vuitton? Rolex? Rolex?

Louis Vuitton, Canal Street

Louis Vuitton, Canal Street

Infine, la fotografia documentaristica

Puoi farla ovunque ma, a meno che tu non sia un fotografo documentarista professionista, sarà generalmente più pratico cercare storie nello stesso luogo in cui vivi e che ti è più familiare.

Cattura storie fotografiche nella tua comunità. Puoi persino farlo basandoti su una storia direttamente presa dalla tua vita vissuta. L’obiettivo finale è quello di creare un progetto documentaristico completo, ma, se non hai mai provato niente del genere prima d’ora, inizia con cose più piccole. Crea immagini singole o piccoli gruppi di immagini.

La prima fotografia di questo articolo, insieme alle nove che seguono, è basata su un progetto a cui sto lavorando. Il mio obiettivo è quello di documentare la rigenerazione e il cambiamento generale della mia comunità, i quartieri East Village e Lower East Side di New York.

La storia, in breve, è che il quartiere una volta era uno dei centri della vita degli immigrati di New York, abitato da polacchi, ucraini, italiani, ebrei, portoricani e persone da molti altri paesi del mondo. Fu fortemente colpito dall’espansione delle droghe negli anni ’80 e divenne il punto nevralgico dello spaccio di droga a Manhattan.

Le persone facevano la fila per comprare l’eroina dagli spacciatori, che spesso la mettevano in vendita all’interno di lattine poggiate per terra. I palazzi vennero abbandonati dai loro proprietari e occupati dagli abusivi. Alcuni padroni di casa diedero addirittura fuoco al palazzo per ottenere un rimborso dall’assicurazione.

Per tutti questi motivi, il quartiere era il posto più economico dove abitare in tutta la città. Musicisti, artisti, creativi e molti tipi diversi di persone che arrivavano a New York andarono a vivere all’East Village perché costava poco.

Avrebbero, quindi, potuto pagare l’affitto svolgendo qualche lavoro qua e là, per poi passare il resto del tempo a occuparsi della propria arte o di qualunque cosa volessero. Il quartiere divenne il luogo di nascita del Punk Rock.

È un quartiere meraviglioso, quello in cui crebbero mio nonno e mia nonna, ma di recente è diventato la zona più alla moda della città. Gli immobiliaristi lo hanno preso di mira, subentrando nella proprietà dei palazzi e usando illegalmente le maniere forti per sfrattare affittuari che pagavano un affitto a canone fisso, controllato dalle leggi dello Stato. Si tratta di persone che hanno vissuto lì per quarant’anni o più.

I negozi del quartiere, molti dei quali sono lì da decine d’anni, stanno scomparendo rapidamente per lasciare posto alle catene. Di notte pullulano di persone ubriache che gridano e fanno pipì sulle scale d’ingresso dei palazzi.

La storia è molto più lunga e complicata, ma ecco un paio di immagini dal progetto che, credo, ti danno un’idea di quel che sta succedendo nel quartiere.

04_storie_fotografia_documentaristica05_storie_fotografia_documentaristica_strada06_storie_fotografia_documentaristica_graffiti07_storie_fotografia_documentaristica_negozi08_storie_fotografia_documentaristica_palazzi_new_york09_storie_fotografia_documentaristica_polizia_new_york10_storie_fotografia_documentaristica_muri_scrostati11_storie_fotografia_documentaristica_bar_ny12_storie_fotografia_documentaristica_abiti_maschili

In definitiva, ecco cosa ti consiglio: prendi un quaderno e fai un brainstorming delle tue idee. Poi condividi le immagini che hai scattato, che hanno una bella storia alle spalle.

Raccontare una storia coinvolgente è parte integrante della street photography. Se l’argomento ti incuriosisce ti consiglio di dare un’occhiata anche al mio e-book I fondamenti della street photography, nel quale ho trattato sia gli aspetti tecnici di questo genere fotografico che quelli artistici, per aiutarti a acquisire una visione più ampia e ottenere fotografie d’impatto.

Adesso, però, vediamo le tue storie!