Per migliorare fotograficamente devi smettere di fotografare: te lo insegna Brassai!

Per migliorare fotograficamente devi smettere di fotografare: te lo insegna Brassai!

Una banale uscita fotografica può segnare la vita di una persona? È quello che succede a Gyula Halász, che accompagna l’amico André Kertész durante un giro notturno, armato di macchina fotografica, per la città di Parigi.

In realtà, durante quel girovagare senza meta, al freddo e di notte, Gyula non si diverte un granchè. Trova la pratica molto noiosa, tanto da convincere l’amico André a rincasare.

La scintilla dell’amore, però, scocca proprio una volta rientrati a casa. André tira fuori i negativi e inizia il processo di sviluppo. Il risultato folgora Gyula, che si innamora perdutamente della fotografia proprio nell’istante in cui scopre la magia dell’immagine che si fissa sulla carta.

Il giorno dopo ha già la sua prima macchina fotografica, un apparecchio a lastra Voigtländer Bergheil 6×9. E Gyula Halasz, nato a Brasov, in Ungheria, nel 1899 (la città verrà poi inglobata al territorio della Romania a partire dal 1919), diventerà il più conosciuto Brassai (in ungherese “da Brasov”), uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi.

Brassai ama l’arte fin da piccolo, soprattutto disegno e pittura, e il suo mito è Henri de Toulouse-Lautrec.

Come già detto, Brassai nasce in Ungheria, ma si innamora di Parigi a soli 3 anni, quando a suo padre viene assegnato il ruolo di un anno, come professore, all’Università della Sorbona. Dopo solo un anno torna in Ungheria, ma quel breve lasso di tempo è sufficiente per farlo innamorare di Parigi e di tutta la cultura francese.

Dopo essersi arruolato nell’esercito austro-ungarico e aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale, si trasferisce definitivamente a Parigi, dove conosce lo scrittore e pittore Henry Miller e comincia a frequentare gli ambienti artistici della città.
Inizialmente si mantiene facendo il giornalista, il pittore e il disegnatore (a Budapest aveva frequentato l’accademia di Belle Arti), fino alla scoperta della fotografia.

“Parigi è come una puttana. Da lontano pare incantevole, non vedi l’ora di averla tra le braccia. E cinque minuti dopo ti senti vuoto, schifato di te stesso. Ti senti truffato” dirà durante un’intervista, dimostrando la profonda conoscenza che lui fece della città, camminandoci di notte e frequentando i ghetti più pericolosi, tra gangster, prostitute e travestiti.

Nel 1933 esce il suo primo libro fotografico, “Paris la nuit”, che riscuoterà un enorme successo fino a farlo definire, da Miller, “l’occhio di Parigi”.

In realtà la fotografia non è mai stata il suo unico grande amore. Negli anni, infatti, Brassai continuò a scrivere, disegnare e dipingere, spaziando anche in nuove espressioni artistiche, come la scenografia, la scultura e il cinema.

Proprio questo suo eclettismo gli fu di grande ispirazione anche nella fotografia. E da questo e altri aspetti della natura di Brassai, puoi imparare delle grandi lezioni di fotografia, che ti faranno maturare e migliorare come fotografo.

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1. Smetti di fotografare!

«Ho sempre odiato la specializzazione. Per questo ho cambiato così spesso mezzo di espressione… mi rinfresca e mi permette di rinnovare il mio punto di vista».

Insegnamento

Le crisi di ispirazione capitano a tutti i fotografi, sia che esso sia un fotoamatore sia che si tratti di un professionista. È una problematica legata a tutte le forme d’arte: nella pittura è conosciuta come “sindrome da tela bianca”, per lo scrittore che si arena sul suo libro si parla di “sindrome da foglio bianco”.

In realtà non esiste un metodo scientifico e definitivo per ritrovare l’ispirazione, però ci sono degli accorgimenti che puoi provare ad adottare. Come ti svela Brassai, per esempio, può risultare molto efficace cambiare completamente mezzo espressivo.

Prova a lasciare a casa la tua macchina fotografica ed esci a guardarti semplicemente intorno. Poi torna a casa e prova a scrivere quello che hai visto e che hai vissuto e le emozioni che hai provato.

Oppure portati dietro dei fogli da disegno e delle matite e, invece che scattare, disegna.

Non farti frenare dalla tua eventuale incapacità di disegnare o di scrivere. Non è importante il risultato, ma il fatto che tu ci provi.

Esprimerti con mezzi diversi ti aiuterà a considerare nuovi punti di vista. Ed una volta che sarai pronto, le stesse scene e gli stessi soggetti avranno un colore e un aspetto diverso.

2 Non aver paura della notte

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“La notte suggerisce, non mostra. La notte ci turba e ci sorprende per la sua stessa stranezza, libera quelle forze dentro di noi che di giorno sono dominate dalla ragione.”

Insegnamento

Brassai è conosciuto soprattutto per i suoi suggestivi scatti alla Parigi notturna. La notte, o la sera in generale, è un momento fantastico per fotografare.

Solitamente molti fotografi hanno timore a scattare foto in notturna o con una scarsa luce ambiente. Si cominciano a chiedere se il sensore reggerà gli alti ISO, se le foto avranno troppo rumore o risulteranno sgranate.

In realtà è proprio in queste condizioni al limite, che puoi scatenare la tua creatività.

Una foto scura o fortemente sottoesposta, non è necessariamente sempre sbagliata. È fuori luogo cercare di “illuminare a giorno” una foto notturna, perché si perderebbe tutta la suggestione tipica di questa fascia oraria.

Prova ad allungare i tempi, per avere migliori esposizioni ma anche per ottenere interessanti effetti di mosso.

Usa le fonti di luce che la notte ti concede. Lampioni, insegne delle vetrine, fari delle auto sono solo alcuni possibili esempi.

Anche alzare molto gli ISO ed ottenere una foto “sgranata” può regalare un effetto molto creativo. Le stesse foto di Brassai possono esserti di grande ispirazione.

Paradossalmente, le grandi difficoltà che avrai nello scattare di notte, ti spingeranno a tirare fuori il massimo dall’attrezzatura che hai, che è il modo migliore per progredire fotograficamente.

3. Non essere precipitoso

“Dopo venti anni si può iniziare a essere sicuri di ciò che la fotocamera farà”.

Insegnamento

Leggere questa affermazione fa sorridere e riflettere, soprattutto se si pensa alle flotte di fotografi improvvisati che si sentono arrivati per il semplice fatto di aver comprato da qualche mese l’ultimo modello di reflex.

Come ammette Brassai, per imparare davvero a conoscere la propria macchina e tutte le sue enormi possibilità, sono necessari anni di pratica e studio.

Attenzione però, il riferimento non è soltanto agli aspetti tecnici. Per imparare ad utilizzare il menù basta leggere approfonditamente il manuale (passo fondamentale per imparare, che comunque non tutti fanno).

Un buon corso o dei tutorial ti insegneranno i principi dell’esposizione e della profondità di campo, ma “sentire” la macchina fotografica è un’altra cosa.

È quella consapevolezza del mezzo che ti fa immediatamente capire cosa fotografare e come fotografarlo, quali sono le impostazioni migliori per trarre il massimo da una determinata scena.

È quell’esperienza che ti suggerisce di non seguire pedissequamente quello che ti indica l’esposimetro.

Brassai si riferisce a questo tipo di conoscenza, e per arrivarci hai bisogno di studiare tanto, di scattare molto ma, soprattutto, di essere sempre umile e di non arrivare mai a credere che non hai più bisogno di imparare.

4. Non pensare solo al nudo

Per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare.

Insegnamento

È forse una delle frasi più famose di Brassai, che raccoglie anche l’essenza di tutta la sua produzione. Una fotografia “pulita”, senza fronzoli, essenziale. Ma soprattutto un tipo di fotografia non invadente e non appariscente, sussurrata e quindi romantica, pur nella sua crudezza.

Quando fotografi i tuoi soggetti, può risultare molto più interessante far intuire la scena, piuttosto che rivelarla apertamente. Questo porterà l’osservatore a fantasticare e ad esserne attratto.

Se rifletti, è la stessa distanza che passa tra una bella donna completamente nuda ed un’altra in intimo. La maggior parte delle volte, si sarà affascinati ed incuriositi più dal “vedo/non vedo” della donna semivestita, piuttosto che dall’eloquenza e dall’immediatezza del nudo.

5. Cerca nuovi punti di vista

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“Se tutto può diventare banale, tutto può ridiventare meraviglioso. A Parigi ero alla ricerca della poesia della nebbia che trasforma le cose, della poesia della notte che trasforma la città, della poesia del tempo che trasforma gli esseri. Il surrealismo delle mie immagini non è altro che il reale reso fantastico da una visione particolare”.

Insegnamento

Beh, dirai tu, facile fotografare Parigi. Non hai tutti i torti, la capitale francese è probabilmente la città più affascinante del mondo. Ma se dai uno sguardo alle fotografie di Brassai, ti renderai conto che potrebbero essere foto scattate in qualunque altra parte del mondo, perché del tutto prive di ogni riferimento alla classica iconografia parigina.

Brassai, infatti, era fenomenale nel riprendere il quotidiano, il vicino di casa, scene di vita qualunque che si possono svolgere in ogni posto altro del mondo. “Che cos’è il banale se non il meraviglioso fatto decadere dall’abitudine?”, disse in un’intervista.

Quando hai voglia di fotografare, non farti frenare dal fatto di non poter viaggiare in posti esotici. Anche la tua città è piena di vita da raccontare. Gli stessi suggerimenti di Brassai possono esserti utili: fotografa di notte, sfrutta la luce artificiale o i riflessi creati dalla pioggia, riprendi dei suggestivi paesaggi nebbiosi.

Anche avere semplicemente un punto di ripresa originale, può regalare ai tuoi scatti grande suggestione.

Approfondimenti

Brassai è stato uno dei fotografi più suggestivi e romantici della storia. Se ti interessa approfondire la sua fotografia e il suo pensiero, ti consiglio di iniziare da questi testi:

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Autore: Marco Morelli

Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia molti anni fa, usando le mie foto come spunto per il mio primo grande amore: la pittura. Col tempo, poi, la fotografia è diventata la mia principale passione e il mio lavoro. Dipingere mi ha insegnato il piacere di osservare i dettagli e di cercare un significato in ciò che, abitualmente, passa nell'indifferenza della normalità. Oggi, la fotografia, la pittura, il disegno e la grafica sono solo alcuni dei mezzi che utilizzo per raccontare le mie emozioni. Puoi seguirmi anche sul sito www.marcomorelli.eu

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