Street photography e privacy: un bel guazzabuglio (all’italiana)!

Street photography e privacy: un bel guazzabuglio (all’italiana)!

Prima di cominciare, voglio ringraziare il lettore Danilo Cecchi che con le sue email mi ha sollecitato a scrivere su questo argomento che conoscevo ma non avevo ancora approfondito.

Scrivo questo articolo a gennaio 2014. Se al momento in cui lo leggi è passato molto tempo da questa data, tieni presente che potrebbero essere state pubblicate nuove leggi che vanno a modificare quanto scrivo.

Siamo in tanti a condividere  la passione per la street photography, non solo su questo sito, ma nel mondo intero. Si tratta probabilmente della forma più genuina di fotografia, che ha coinvolto i nomi più illustri della fotografia mondiale. Le foto di strada non sono solo belle perchè documentano la realtà in maniera incensurata e diretta, ma anche perchè mettono alla prova i fotografi e ne tirano fuori il meglio.

Eppure, di questi tempi, soprattutto in Italia, i pessimisti ci mettono in guardia dal fatto che la street photography potrebbe sparire, a causa di leggi ottuse e retrograde. Probabilmente hai capito di cosa parlo.

In tempi recenti, si è fatto sempre più vivo il timore, anche tra i fotografi amatoriali, di fotografare le persone per strada. Alcuni recenti sviluppi infatti, assieme ad un’eccessiva apprensione, sembrano suggerire che qualsiasi tipo di foto che include persone richieda una liberatoria per essere pubblicata.

Ma è proprio così? Cosa puoi veramente fotografare per strada o in altri luoghi pubblici?

Dopo un’attenta ricerca, scrivo questo post per cercare di fare un po’ di chiarezza. Vedrai che non è facile, non è proprio possibile dare risposte univoche, però documentandosi è più facile fare scelte oculate.

Come funziona all’estero?

La maggior parte dei migliori libri, fotografi e siti nel campo della street photography sono americani o inglesi. Perciò, è facile fare confusione con le norme presenti in questi Paesi.

In America la questione è molto semplice, puoi fotografare liberamente e pubblicare le foto di qualsiasi persona si trovi in un luogo pubblico. Sono esclusi luoghi pubblici di possibile importanza strategica e non puoi pubblicare le foto che ritraggono qualcuno nella sua residenza privata, anche se le scatti stando in un luogo pubblico.

Per il resto, tutto è possibile. Se vuoi usare la foto per scopi commerciali, devi chiedere una liberatoria (model release in inglese). Attenzione che inserire una foto in un libro fotografico non è inteso come utilizzo commerciale. Si parla di quest’ultimo solamente quando la foto di per sé è o veicola un prodotto, ad esempio nella pubblicità.

In Gran Bretagna, la situazione è pressoché identica. In conseguenza degli atti terroristici avvenuti poco dopo il 2000 è stata introdotta qualche restrizione.

In generale, comunque, si tratta di una situazione chiara e decisamente molto liberale.

In Italia, intanto…

Senza voler essere polemici, sappiamo che tristemente in Italia le leggi sono spesso confuse, quando non contradditorie, e lasciano ampio spazio all’interpretazione del giudice.

Inoltre, nei frangenti in cui la tecnologia gioca un ruolo importante, le leggi sono spesso indietro di molti anni. Ovviamente, la fotografia è uno di questi frangenti, sia per l’enorme diffusione di dispositivi in grado di fotografare, tra cui gli smartphone, sia per l’adozione di massa dei social media.

Quindi, in Italia esistono sì delle leggi da considerare quando si vuole capire quali foto puoi fare e pubblicare, ma non è possibile determinare a priori una casistica precisa. Devi valutare di volta in volta.

Per quanto riguarda la possibilità di pubblicare i propri scatti di persone in luoghi pubblici, le leggi a cui si fa più spesso riferimento sono:

  • legge sul diritto d’autore – R.D. 633/1941 – Articoli 96 – 97 – 98,
  • decreto legislativo sulla privacy 196 del 2003.

Non voglio andare in dettaglio nei contenuti di queste norme perchè non ho la formazione adeguata. Ti rimando però a questo fondamentale articolo dell’avvocato Massimo Stefanutti, che si prodiga per fare chiarezza proprio in questo campo.

Voglio però farti notare due cose fondamentali. Primo, le due leggi si riferiscono a campi diversi, ovvero il diritto d’autore e la privacy. Un buon presupposto per un discorso chiaro…

Secondo, la prima delle due leggi è del 1941. Lascio a te immaginare le lievi (!) differenze tra il mondo della fotografia e dei media del ‘41 e quello di oggi.

Il vero problema non è pubblicare, ma fotografare

Spesso si sentono storiacce di umili fotografi innocenti aggrediti verbalmente o fisicamente per aver scattato una foto (o per averne solamente manifestato l’intenzione). Così, c’è chi ha paura, oltre al naturale riguardo e timidezza, semplicemente di premere il pulsante di scatto.

Ebbene, in realtà non ci sono leggi che ti proibiscono di scattare una foto a cose o persone in un luogo pubblico, ad esclusione di obiettivi “sensibili” (come gli edifici militari). Il problema può sorgere quando quella foto vai a pubblicarla.

So che la distinzione sembra sottile, soprattutto al giorno d’oggi, quando tra lo scatto e la pubblicazione possono passare pochi secondi. Ma in realtà non è così.

Io possiedo tantissime foto che non ho mai pubblicato e forse mai pubblicherò:

  • alcune le tengo solo per ricordo,
  • altre sono “bozze”, tentativi di foto che conservo per futuro riferimento, ma non ritengo riusciti,
  • di altre ancora semplicemente mi sono dimenticato.

Inoltre, un buon fotografo pubblica una porzione ridottissima degli scatti che fa, gli altri rimarranno sul suo disco rigido o verranno proprio buttati.

Ma allora quando si può pubblicare una foto di strada che ritrae persone?

In risposta a questa domanda, su forum e siti italiani ho trovato più volte citata una pagina dell’associazione nazionale fotografi professionisti, la trovi qui. L’associazione compie un meritorio sforzo di riassumere in una tabella tutte le possibili situazioni in cui valutare la pubblicabilità di un ritratto, cercando di dare delle risposte precise.

Per quanto riguarda la street photography, secondo questa tabella una foto che includa persone può essere pubblicata senza consenso quando:

  • le persone non sono riconoscibili,
  • le persone sono riconoscibili ma non sono determinanti nell’economia della foto,
  • la foto è usata esclusivamente a scopo culturale.

In tutti gli altri casi, nell’ambito della street photography, bisogna avere l’autorizzazione, secondo questa tabella. Quindi, il tipico esempio di una foto rubata, che inquadra una singola persona riconoscibile, non sarebbe pubblicabile senza autorizzazione.

Inoltre, è assolutamente vietato pubblicare foto di bambini a meno di avere un esplicita autorizzazione firmata dai genitori.

Per quanto questo tentativo di fare ordine sia meritorio, trovo che sia in contrasto con altri punti di vista che ho letto su internet. Diciamo che se segui queste regole puoi stare tranquillo da un punto di vista legale.

Però, probabilmente, non potendoli pubblicare, ti tratterrai dal creare ritratti che hanno fatto il successo di numerosi fotografi nella storia. Non credo che Cartier-Bresson o Steve McCurry abbiano mai raccolto liberatorie per le centinaie di foto leggendarie che riprendono persone riconoscibili e persino bambini.

Inoltre, il terzo caso, quello dell’impiego a scopo culturale, può scombinare completamente le carte. Come sottolinea l’avvocato Stefanutti che ho citato sopra, quest’uso non è assolutamente definito in maniera univoca. Quindi, se riesci a far rientrare il tuo ritratto in un uso culturale, sei a posto.

Sul sito FotografiDigitali, questo articolo riporta le opinioni dell’avvocato Valentino Spataro. Sostanzialmente sono in linea con quelle della tabella che ho linkato sopra. Però, la conclusione dell’articolo ricorda che in fondo bisogna sempre valutare caso per caso e molte situazioni si risolvono con uno scambio civile tra fotografo e fotografato.

È tutto relativo

In generale, quindi, si possono supporre un po’ di casistiche ma l’unica cosa certa è ciò che puoi fotografare. Su ciò che puoi pubblicare, invece, si va molto a discrezione. Infatti, devi tenere a mente due cose.

Primo, qualsiasi foto tu pubblichi, sta all’interessato denunciare eventuali abusi della sua immagine. Ovvero, se nessuno denuncia l’uso che hai fatto di una foto che lo ritrae, non può succederti niente.

Secondo, qualora qualcuno “ti denunci”, in molti casi potresti non essere ritenuto colpevole. Infatti, in generale deve essere valutato lo scopo per cui un’immagine è usata, il contesto di pubblicazione.

Ad esempio, se fotografi un senza tetto per strada e inserisci la sua foto all’interno di un reportage sul degrado di una città, non hai leso la dignità di quella persona. Se invece distribuisci quella foto a corredo di un testo razzista, allora il discorso cambia radicalmente.

Per farti un esempio concreto, riporto le parole di Michele Smargiassi, giornalista che scrive profondi interventi sulla fotografia nel suo blog sul sito di Repubblica. Tra i commenti a questo articolo, che ti consiglio vivamente, narra un evento successo proprio presso la sede del quotidiano:

La signora manda gli avvocati perché nella foto pubblicata (un pubblico evento in piazza) la si vedeva, in mezzo alla folla, e invece il marito non doveva sapere che quel giorno era lì. Domanda: se invece di un fotografo quel giorno avesse incontrato un amico del marito, cosa gli diceva? Di cancellare la memoria del suo cervello per rispetto della privacy? La signora infatti ha miserevolmente perso il ricorso. La pura e semplice presenza in pubblico non è un “dato sensibile” dell’identità privata e non è dunque protetta dalla legge sulla privacy. Chi si espone in pubblico accetta di farsi vedere, punto e basta.

Questo passaggio, non solo ricorda come per le cose fatte in pubblico non si possa invocare la privacy, ma ti spiega anche che, una volta in tribunale, si deve valutare caso per caso.

E se qualcuno mi aggredisce?

Può succedere, anche se è più raro di quanto si tema, che qualcuno, probabilmente con fare minaccioso, ti chieda di cancellare subito una foto che lo ritrae. Ovviamente chiunque ha il diritto di chiedere una cosa del genere, anche se sarebbe meglio che lo facesse educatamente, tu però non sei obbligato a cancellare il file. Tantomeno, sei obbligato a consegnare macchine fotografiche o schede di memoria.

Personalmente, in questo caso più che alle leggi mi affiderei alla coscienza e al buon senso. Se qualcuno si lamenta con te di una foto, affrontando la situazione con calma e disponibilità puoi appianare facilmente la situazione.

Primo, puoi  far vedere la foto, anche se non sei obbligato. Potrebbe subito risultare che la persona non rivesta un ruolo fondamentale o non risulti offesa dall’immagine.

Secondo, se invece la persona continua a richiedere di rimuovere la foto, a meno che non ci siano motivazioni stringentissime, non vedo perchè non dovresti rispettare il suo desiderio. Credo che anche tu, se ti sentissi effettivamente messo in imbarazzo, vorresti la stessa cosa.

Lo stesso vale per una foto pubblicata. Nel suo libro “I fondamenti della street photography”, James Maher racconta proprio un episodio simile.

Una signora vede la foto del figlio pubblicata sul sito del fotografo e, siccome il figlio non avrebbe dovuto trovarsi in quel luogo in quel momento, chiede che sia tolta dal sito. Non c’è nessuna legge che obblighi a farlo, ma per gentilezza James Maher rimuove la foto.

Se invece ad “aggredirti” sono guardie private di qualche società che non vogliono tu fotografi un edificio, sappi che in genere non hanno nessun diritto su di te. Spesso si tratta di puro e bieco esercizio del potere.

Non esistono leggi che ti impediscano di fotografare, da un luogo pubblico come la strada, l’esterno di edifici privati. Se invece ti trovi all’interno dello spazio privato, allora devi obbedire a eventuali divieti (come succede in molti musei e chiese).

Legge ed etica non coincidono

La legge non è fatta per dirti cosa è giusto o sbagliato. La legge ti dice cosa si può fare e cosa non si può fare.

Con questo voglio dire che, prima di tutto, devi usare la tua coscienza. Se la legge ti permette di fare una foto, però è evidente che il soggetto non desideri essere fotografato, allora evita di farlo, rispetta il suo desiderio indipendentemente, anche se la foto risulterebbe eccezionale.

I più grandi fotografi di reportage lo sanno benissimo. Con sensibilità comprendono i desideri e le paure delle persone e, anche di fronte ad una scena estremamente fotogenica, sanno mettere la fotocamera da parte.

I rischi più grossi

Finora ho parlato nell’ottica di un fotografo amatoriale che si trova a fotografare persone in luoghi pubblici. In realtà, molti professionisti del settore hanno espresso preoccupazioni di respiro molto più ampio in conseguenza a recenti irrigidimenti nei confronti della fotografia di strada.

Due sono i timori principali, in base a ciò che ho letto.

Il primo è riferito all’eventuale divieto di scattare una foto, indipendentemente dall’uso che ne verrà fatto. Qualche volta il divieto è esplicito, qualche volta è autoimposto per paura di ritorsioni.

Però, come scrivevo sopra, scattare una foto non ne implica la pubblicazione. E la pubblicazione non lede di per sè la dignità di una persona, dipende dall’uso che ne viene fatto.

Come sottolinea proprio Michele Smargiassi nell’articolo succitato:

Se qualcuno mi vieta preventivamente di comunicare agli altri con le fotografie quello che ho visto, prima o poi mi vieterà di comunicare agli altri con le parole quello che ho pensato.

Lui scrive dal punto di vista di un giornalista, quindi queste parole si applicano meno a chi scatta non per raccontare ma per puro esercizio artistico. Ciò non toglie che sia necessario stare sempre in guardia anche su questo versante.

Con la scusa della privacy, non è difficile mettere a tacere il diritto di cronaca. Non è necessario pensare sempre a teorie complottistiche, ma nemmeno abbassare la testa supinamente.

Secondo, i fotografi del passato, anche italiani, con le loro foto di strada ci hanno raccontato la nostra storia. Molti bellissimi scatti ritraggono persone perfettamente riconoscibili, anche bambini, nelle più disparate attività e non sono accompagnate da liberatoria.

Oggi, tra potenziali divieti e le paure che ne conseguono, molti fotografi semplicemente evitano di fare queste foto. Il rischio è che questo secolo non venga documentato in Italia. Sta già succedendo.

Giovanna Calvenzi, curatrice della mostra Vietato!, che tratta proprio questi temi, dice (fonte originale):

Il recente millennio avrà, almeno in Italia e in pochi altri strutturati Paesi, scarsa documentazione sulla società oggi contemporanea e sui suoi comportamenti. Là dove la fotografia è registrazione e memoria, ci saranno dei vuoti di memoria. Il nostro presente rischia di non diventare immagine per il futuro. Le più raffinate abilità nel raccontare l’evoluzione della società italiana, i comportamenti, le mode, resteranno forse inespresse.

Ci troveremo ad avere ricchissima memoria dell’Asia, dell’Europa dell’est, dell’Africa, anche dell’America, ma nulla sul nostro Paese.

Conclusioni

Scusa se ho usato così tante parole, ma quando un argomento è vasto e non ben definito, diventa impossibile riassumerlo brevemente. Spero comunque di averti dato un’idea.

Se dovessi riassumere il mio pensiero, lo farei in questi punti:

  • nei luoghi pubblici, fotografa quello che vuoi,
  • se noti di dare fastidio, rispetta il volere altrui e non fotografare,
  • sappi quali sono i tuoi diritti, in maniera da rispondere prontamente,
  • eventualmente, se non hai bisogno di uno scatto spontaneo, chiedi esplicitamente il permesso, puoi anche chiedere l’email del soggetto per inviargli la foto,
  • rivedi le tue foto con attenzione e pubblica solo le più belle, ridurrai così il numero di foto pubblicate e il rischio che qualcuno chieda di rimuoverle,
  • se ti chiedono con gentilezza e buone motivazioni di rimuovere le tue foto da internet, fallo,
  • non sottostare alle prepotenze dei privati.

Allargando un po’ lo sguardo, voglio sottolineare come questa situazione disordinata sia peculiare dell’Italia, non è condivisa dalla maggior parte degli altri Paesi avanzati. Non so tu, ma io sono stufo di vivere in un Paese in grado di distinguersi così spesso negativamente.

Il problema principale sta nell’avere una classe dirigente (non solo politica) molto conservatrice, generalmente poco preparata e decisamente arretrata in tutti i campi in cui la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. Però, battere i pugni o fare battute sarcastiche non risolve la situazione.

Se vogliamo avere leggi migliori e soprattutto se vogliamo che situazioni del genere non si ripetano in futuro, dobbiamo agire. Lo possiamo fare in molti modi:

  • informandoci e formandoci senza preconcetti e chiusure mentali,
  • condividendo ciò che sappiamo con gli altri,
  • promuovendo raccolte firme o altre campagna per la sensibilizzazione e il cambiamento,
  • esercitando il nostro “potere politico”, ovvero togliendo il voto a chi ci ha deluso (ovvero, non votando sempre gli stessi quando non sono all’altezza),
  • entrando direttamente in politica.

L’ultimo punto non è decisamente da tutti, ma gli altri si possono esercitare quotidianamente. Non si tratta di consigli fotografici, ma come hai visto anche in questo articolo, la politica e le leggi possono influenzare negativamente anche la nostra passione ed avere conseguenze negative di lungo corso.

Quindi, tieni gli occhi e la mente sempre ben aperti.

Buona fotografia di strada!

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Autore: Alberto Cabas Vidani

Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per divulgare la fotografia digitale. Ho fatto in modo che gli articoli su questo sito riuscissero sempre a insegnare o ispirare, usando un linguaggio comprensibile a chiunque.
Ora FotoComeFare è uno dei siti più visitati (se non il più visitato) tra quelli che insegnano la fotografia in Italia. Da un blog con un solo autore (me stesso), è diventato un sito con un’intera redazione.
Spero di poter continuare su questa strada e di continuare ad aiutarti a comunicare con le migliori foto possibili.

  • Pino

    Grazie Alberto, un articolo davvero esaustivo, anche perché ha centrato l’obiettivo della troppa (tanta) disinformazione che regna in questa materia. Gli spunti di riflessione sono ovvi e scontati, ma mi è piaciuto molto quello riguardante “il buon senso” e “la resistenza ai soprusi”: due aspetti fondamentali per cercare di continuare a coltivare ‘in pace’ la nostra passione fotografica.

    • Alberto Cabas Vidani

      Grazie a te. E’ stato impegnativo scrivere questo articolo perchè è un tema molto confuso e comunque ci sono sempre le eccezioni.
      Spero altri lo trovino utile.

  • Abulafia

    Ottimo.

  • mkrema

    Un grande lavoro, chiaro e preciso, che indica a chi, come me, spesso chiede alle persone se può fotografarle. A volte in risposta si riceve un si altre un no e mi è anche capitato che mi chiedessero dei soldi !
    Grazie, ora so che posso scattare senza dover rendere conto (fino ad un certo punto ovviamente… sarebbe stato tutto semplice ma siamo in Italia) alle persone che eventualmente compariranno nell’immagine finale. Dovrò prestare molta attenzione se deciderò poi di pubblicarla questo si è importante.

    • Alberto Cabas Vidani

      Sì, ricordati comunque di rispettare i desideri delle persone, cerchiamo sempre di essere civili, indipendentemente dalla legge.

  • Ciao Alberto!
    Complimenti per il tuo bellissimo ed interessante articolo. E complimenti per il tuo impegno che hai dato per spiegare passo per passo il problema della street photography. Lo leggerò volentireri di nuovo perché ho trovato spunti molto importanti.

    Ti racconto un mio episodio: l’anno scorso partecipai al concorso fotografico della National Geographic 2013 e presentai questa foto come tema “Persone”.
    Quelli del concorso mi mandarono una mail chiedendomi se avevo la liberatoria di queste persone fotografate perché avevano l’intenzione di pubblicare nel loro sito e forse di premiare questa foto (non so se era per il primo o il secondo posto).
    Risposi che non avevo la liberatoria (impossibile!) e che la foto era stata fotografata in un luogo pubblico e in mezzo alla gente. Mandai a loro (per farli capire) la tabella creata dall’associazione nazionale fotografi professionisti con delle regole precise ma loro mi hanno risposto così:

    “Il nostro concorso purtroppo la prevede da regolamento.
    Per le fotografie in cui compaiono persone riconoscibili il concorrente Senior dovrà essersi
    munito della liberatoria – da scaricare dal sito http://www.nationalgeographic.it ‐ firmata dal/i soggetto/i
    fotografato/i. Detta liberatoria dovrà essere messa a disposizione, su richiesta, de L’Espresso, pena
    l’esclusione dal Concorso.”

    Ma allora perché fanno il concorso fotografico dal tema “persone” anche se sanno che non è facile chiedere la liberatoria?
    Ho visto foto dei vincitori dove secondo me ha fatto la finta liberatoria anche perché erano in posto impossibili da chiederla.

    Ciao

    Giacomo

    • Alberto Cabas Vidani

      Ciao,
      grazie dei complimenti e della testimonianza. Il caso che racconti sembra sicuramente assurdo, però diciamo si tratta di un’altra giurisdizione.

      Ovvero, indipendentemente dalle leggi italiane, chiunque può crearsi le sue regole per il suo concorso.
      Purtroppo, temo che la redazione in quel frangente abbia fatto così per timore delle leggi. Quindi, effettivamente non è proprio “indipendente” dalle leggi.

      Complimenti per la foto, un gran colpo d’occhio.

  • Marco

    Porto all’attenzione che una relativamente recente sentenza della cassazione ha definito “molestia” il fatto di scattare immagini a persone che abbiano espressamente manifestato la volontà di non essere riprese. Come sempre in Italia, la questione è di lana caprina, ma credo sia un’informazione da tener presente.
    http://www.101professionisti.it/guida/privacy/sentenze/integra-il-reato-di-molestia-fotografare-anche-una-sola-volta-il-vicino-ed-i-suoi-ospiti-nel-2044.aspx

    • Alberto Cabas Vidani

      Grazie dell’informazione.
      Pensandoci un attimo, effettivamente anche se non l’avesse detto la cassazione avrei sconsigliato in ogni caso di fotografare chi abbia espressamente vietato di farlo.

  • RS232

    È comprensibile che il Legislatore, agli inizi degli anni ’40, non si sia preoccupato troppo di tutelare i diritti dei fotoamatori in un’epoca nella quale la fotografia era ristretta a poche persone e non esisteva internet per mostrare, in pochi istanti, le proprie foto al mondo intero. Purtroppo le leggi successive hanno tutt’altro che migliorato la situazione, facendo peraltro sviluppare nella gente una sorta di fobia nei confronti della riproduzione della propria immagine, in conseguenza di un malinteso concetto di privacy. Ma quale privacy dovremmo tutelare quando si fotografano dei passanti per strada? Ma che razza di diritto è quello di pretendere di non essere fotografati nemmeno in normali circostanze di vita quotidiana? Oggi, se approdassero in Corte Costituzionale, le norme che disciplinano il diritto d’autore verrebbero probabilmente demolite in quanto i diritti che esse ledono sono a mio avviso superiori a quelli che tutelano.

    Ma vorrei aggiungere solo un paio di considerazioni alla tua ottima disamina. La prima riguarda la difficoltà che di norma incontra un semplice fotoamatore nel farsi firmare la liberatoria (direi che in quasi tutte le circostanze pratiche, la cosa risulta pressoché impossibile). Ammettiamo pure che uno, dopo aver scattato una foto per strada, riesca a rincorrere e raggiungere tutti i passanti per ottenere il loro permesso alla pubblicazione: mi spiegate che motivo avrebbero questi di firmare a titolo gratuito, ad un perfetto sconosciuto, un documento nel quale devono peraltro fornire per iscritto i loro dati personali?

    La seconda considerazione riguarda invece lo stato d’illegalità diffusa causato dalle pessime norme che disciplinano la materia. Voi pensate davvero che tutte le fotografie pubblicate in Rete, ormai in numero infinito, abbiano il consenso scritto dei soggetti ripresi? Io invece temo che, per un fotografo, la tentazione di pubblicare le sue opere senza permesso sia davvero forte, contando sul fatto che quasi sicuramente non succederà un bel niente sia perché la probabilità che il soggetto interessato si accorga dell’avvenuta pubblicazione è alquanto bassa (direi prossima allo zero) sia perché, quand’anche se ne accorga, è davvero difficile che questi abbia voglia e tempo di adire le vie legali. E poi, se anche si arrivasse ad un improbabile giudizio e si soccombesse, il risarcimento che di solito un giudice riconosce per la pubblicazione di un’immagine di una persona comune, personaggio non noto, ripresa fortuitamente e senza fini di lucro, sarebbe probabilmente minima. Infatti, il fotografo può essere condannato dal giudice al pagamento dei danni sia patrimoniali che non patrimoniali (questi ultimi sono quelli derivanti dalla violazione del diritto all’onore e alla reputazione della persona) ma, se si tratta di una persona non nota ed in assenza di danno patrimoniale, la Corte di Cassazione si è ormai orientata nel riconoscere al soggetto ritratto il pagamento di una somma corrispondente al compenso che egli, presumibilmente, avrebbe richiesto se avesse concesso il permesso, tenendo anche presente l’eventuale vantaggio economico che la pubblicazione della foto ha procurato al fotografo.

Chi c'è dietro FotoComeFare?



authorMi chiamo Alberto Cabas Vidani, sono un informatico per formazione e un fotografo per passione.


Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per condividere le conoscenze che avevo acquisito e che continuo ad acquisire su fotografia digitale e fotoritocco.


Voglio rendere queste conoscenze accessibili a chiunque, anche ai principianti assoluti.


Per contattarmi, vai alla pagina dei contatti.


Privacy Policy

© 2010-2014 FotoComeFare, tutti i diritti riservati / Cabas Vidani Alberto, vicolo della Sedima, 23 - 34076 Romans d'Isonzo (GO)
P.IVA 01139850315, CF CBSLRT82C07F356B, numero REA GO-75162
N° fax +3904811901128

FotoComeFare partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Sprintrade network.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni