In questi mesi da fotografo amatoriale ho imparato tante cose, alcune intuibili, altre completamente nuove, altre ancora sorprendenti. Però, ce n’è una in particolare che non è catalogabile in nessuna di queste categorie ed è l’utilizzo del treppiedi.

Quando lo tirai fuori dalla scatola lo vidi, lo aprii, lo provai… e lo rimisi nella scatola pensando: “Questo coso non mi servirà mai!”.

Non avevo idea delle sue potenzialitá e, tra l’altro, era abbastanza ingombrante da portarmelo dietro senza sapere nemmeno a cosa servisse quindi, nelle prime uscite e nei primi viaggi, lo lasciai tranquillamente a casa. Andavo in giro tutto contento con la mia piccola e comodissima borsa a tracolla e pensavo di non aver bisogno d’altro.

Le prime uscite erano quasi tutte in tarda mattinata o di pomeriggio, quindi scattavo sempre con tempi di esposizione molto brevi. Le foto uscivano bene, e io vivevo tranquillo nella mia beata ignoranza.

Però, dopo 4 mesi dalla data d’acquisto, in un viaggio ebbi un problema. Erano, più o meno le 8 del pomeriggio, mi trovavo a Cracovia e il sole stava andando via. Passando accanto al fiume, vidi una statua in metallo di un bel drago che sputava fuoco!

Lo sputava per davvero… Non potevo non fotografarlo e mi misi a provare varie impostazioni. La foto non veniva bene perché c’era poca luce e cominciai a giocare con l’ISO e ad aprire il diaframma il più possibile ma la foto risultava troppo rumorosa.

Provai col flash ma, sinceramente la foto era fredda e brutta.

Mi arresi e misi la macchina in automatico senza flash. La macchina, più intelligente di me, decise che il modo migliore era aumentare il tempo d’esposizione ma, ovviamente, le mie mani non sono quelle di un chirurgo e le foto vennero mosse.

Decisi di ripassare nei giorni successivi con più luce per ritentare. Mi rimisi a provare impostazioni con tempi di esposizione brevi ed, effettivamente, il drago si vedeva bene e la foto mi piaceva.

C’era solo una cosa da risolvere. Il fuoco, che ogni tanto il drago sputava dalla bocca, la sera prima si vedeva bene. La foto era mossa ma il fuoco si vedeva. Nella foto di giorno, invece era quasi impercettibile e si mescolava con il cielo o con gli alberi dietro.

Come potevo fare? La soluzione era semplice: fare la foto di sera (o di notte) con un tempo d’esposizione abbastanza lungo da far entrare la luce sufficiente e, per non far venire la foto mossa, mettere la macchina su un treppiedi. Ma io, furbescamente, il treppiedi non me lo portai appresso! E la foto del dragone che sputava fuoco me la giocai…

Ho imparato sulla mia pelle che il treppiedi è utilissimo in molte situazioni, per scattare particolari foto e per poter realizzare effetti di movimento mantenendo fermo il resto della foto.

Indispensabile in viaggio, perché, come capita spesso, non scegliamo il momento in cui andare in un posto o in cui assistiamo a qualcosa di sorprendente che vorremmo fotografare, quindi molte volte potremmo dover fare la foto in condizioni di luce sfavorevoli. In quei casi, aumentare il tempo d’esposizione potrebbe essere l’unico modo di fare una foto decente.

Adesso il treppiedi é sempre parte integrante del mio arsenale!