Se non scatti in manuale non sei un fotografo! (Ma è vero?)

Se non scatti in manuale non sei un fotografo! (Ma è vero?)

Tra i modi di scatto disponibili su molte fotocamere (tutte le reflex, le bridge e anche le compatte digitali più avanzate) il più spaventoso per i meno esperti , e non solo per loro, è quello identificato dalla lettera M: il modo manuale.

Quando scattiamo in manuale, siamo completamente abbandonati a noi stessi, la macchina fotografica non ci darà nessun aiuto scegliendo al posto nostro i parametri che garantiscono un’esposizione corretta. Ci dobbiamo prendere tutte le responsabilità e, se non abbiamo ben imparato i meccanismi che regolano il triangolo dell’esposizione, possiamo solo procedere per prove ed errori garantendoci infinite frustrazioni.

Per questi motivi, talvolta saper fotografare usando il modo manuale è considerato un elemento distintivo dei fotografi esperti, o professionisti, rispetto ai fotografi amatoriali o principianti. È sbagliato però dire che per essere un vero fotografo bisogna usare sempre e solo questo modo di scatto. Piuttosto, è corretto affermare che un fotografo deve saper usare il modo manuale, in quanto ciò vuol dire conoscere i fondamenti dell’esposizione, per poterlo impiegare quando è necessario. Vediamo allora qual è l’utilità e quali sono le situazioni in cui può essere utile ricorrere al modo manuale.

Siamo più intelligenti delle nostre fotocamere

Quando ricorriamo ai modi semiautomatici (a priorità di apertura e a priorità di tempo), o ai modi automatici (che spero abbandoniate al più presto), lasciamo che la fotocamera decida al posto nostro quale valore usare per uno o più dei parametri che concorrono all’esposizione. È vero che al giorno d’oggi gli algoritmi che regolano queste decisioni sono molto sofisticati e spesso portano a risultati soddisfacenti. Ci sono però delle situazioni in cui è probabile che gli automatismi falliscano, o che non portino ai risultati che vogliamo. In questi casi, ricorrere al modo manuale può fare la differenza tra ottenere una foto utilizzabile oppure no. Vediamo allora alcune di queste situazioni tipiche.

Un primo esempio si ha quando l’illuminazione ambientale è consistente (ovvero varia poco) ma alcuni fattori variabili potrebbero indurre un calcolo errato dell’esposizione. Per esempio, fotografando una gara automobilistica, potrebbe accadere che un’auto di colore bianco o i riflessi del sole sulle auto ingannino la fotocamera, inducendola a sottoesporre la foto. Allora, calcolando l’esposizione manuale in base a come la luce si riflette sulla pista (ovvero, esponendo per la pista), avremo un’esposizione corretta in qualsiasi momento della gara.

Un altro caso riguarda situazioni estreme, difficilmente interpretabili dalla fotocamera. Ne abbiamo parlato per esempio negli articoli sulla compensazione dell’esposizione o sul blocco dell’esposizione, ma anche nella guida alla fotografia notturna. Quando la luce ambientale è veramente scarsa (ad esempio di notte), quando una parte considerevole della scena inquadrata è eccessivamente luminosa o eccessivamente buia (ad esempio fotografando la neve) o quando sono presenti fonti luminose molto forti, la fotocamera può fare fatica a valutare la corretta esposizione. Un fotografo che sa come trattare quella particolare situazione può ricorrere al modo manuale ed ottenere risultati molto più affidabili.

In altre situazioni, possiamo usare il modo manuale per ottenere degli scatti con l’esposizione appositamente sbagliata, in quanto quella corretta avrebbe delle controindicazioni. Per esempio, fotografando situazioni simili ai concerti, un’esposizione corretta potrebbe portarci a dover usare tempi di esposizione troppo lunghi: potremmo trovarci a ottenere foto mosse o a non riuscire a congelare l’azione. Quindi, meglio sottoesporre lievemente cercando di mantenere basso il tempo di esposizione. Questo risultato si può ottenere sia con la compensazione dell’esposizione che con il modo manuale. Nel primo caso, però, la compensazione sarà sempre relativa ad un’esposizione calcolata automaticamente che potrebbe cambiare al variare dell’illuminazione. In questo modo potremmo rischiare comunque di non avere il tempo di esposizione che vogliamo, cosa che non succede nel modo manuale.

In generale, il controllo totale permesso dal modo manuale aggiunge sì delle difficoltà, ma ci permette di fotografare in maniera consapevole e di essere sicuri dei risultati che otterremo.

La creatività non è automatizzabile

Il modo manuale diventa assolutamente necessario quando vogliamo realizzare scatti particolarmente creativi. Spesso, infatti, una foto creativa esige un’esposizione sbagliata o comunque diversa da quella voluta dalla fotocamera.

Ad esempio, molte foto artistiche comportano tempi di esposizione lunghi, per creare il mosso creativo oppure le scie di luce. In questi casi, la fotocamera in modalità automatica tenderebbe ad aumentare il valore dell’apertura per controbilanciare l’aumento del tempo di esposizione. Ciò però comporterebbe un incremento della profondità di campo e questo potrebbe andare contro ciò che vogliamo ottenere dalla foto. Il modo manuale, invece, ci consente di forzare qualsiasi combinazione di parametri.

Più e difficile più si impara

Per chi non è ancora esperto, in modo manuale e un ottimo strumento didattico. Finché ci affidiamo agli automatismi, potrebbe essere che molte foto vengano bene non completamente per merito nostro. Quando si passa al modo manuale invece è molto improbabile ottenere una bella foto impostando a caso i vari parametri.

Usando il modo manuale con metodo, ovvero ricordandosi quali impostazioni hanno portato a quali risultati, possiamo imparare dai nostri errori ed approfondire la conoscenza del triangolo dell’esposizione, della profondità di campo e arricchire il nostro arsenale creativo.

Sì, ma io non so nemmeno quali pulsante premere!

Ovviamente, tutti questi discorsi sono totalmente superflui se non si sa ancora come fare a impostare la fotocamera e come leggere l’esposimetro. Se vi trovate in questa situazione, restate sintonizzati, perché prossimamente impareremo ad usare il modo manuale. Vedrete come si tratterà di una cosa più semplice del previsto. Per sapere quando gli articoli verranno pubblicati, iscrivetevi alla mailing list in alto a destra nella pagina, o diventate fan sulla pagina Facebook di FotoComeFare.

Alla prossima!

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Autore: Alberto Cabas Vidani

Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per divulgare la fotografia digitale. Ho fatto in modo che gli articoli su questo sito riuscissero sempre a insegnare o ispirare, usando un linguaggio comprensibile a chiunque.
Ora FotoComeFare è uno dei siti più visitati (se non il più visitato) tra quelli che insegnano la fotografia in Italia. Da un blog con un solo autore (me stesso), è diventato un sito con un’intera redazione.
Spero di poter continuare su questa strada e di continuare ad aiutarti a comunicare con le migliori foto possibili.

  • Fabio

    Tema molto stuzzicante: anch'io, per mettermi alla prova, spesso utilizzo modalità semiautomatiche (il Manuale è troppo), e poi provo a scattare in automatico per vedere le differenze: ebbene, nell'80% dei casi la resa della foto automatica è migliore. Questo vale in condizioni normali, ovvio che se ci addentriamo in casistiche particolari (controluce, etc…) oppure in effetti che vogliamo creare (sfocati, etc…), la percentuale si ribalta. In sintesi, credo non ci sia nulla di male a scattare in automatico, in modo che uno possa concentrarsi sulla composizione, anche perchè, a meno che uno non fotografi una pera sul tavolo, rischi di perdere l'attimo… meglio cogliere l'attimo in automatico che l'attimo fuggito in manuale!!!
    Secondo me è diffusa una sorta di snobismo per cui fotografare in automatico è da sfigati o, peggio, la presunzione di considerarsi più bravi dei sofisticati algoritmi di ingegneri con anni di cultura fotografica alle spalle. Ripeto, tutto questo nelle foto ricordo, ovvio che nella fotografia creativa è il fotografo a comandare.

    • Alberto Cabas Vidani

      Sì, hai ragione. Io credo che però a tutti fa bene tendere verso la fotografia creativa. Anche in alcune foto ricordo, ricorrere ad esempio ad un consapevole uso dell'apertura o della compensazione dell'esposizione può fare la differenza tra foto anonime e foto di cui essere orgogliosi.

      • Fabio

        Hai ragione, ma la fotografia creativa comporta già un livello di consapevolezza superiore: giust'appunto settimana scorsa ad un amico con una buona macchina ho chiesto se scattava in raw o jpg e mi ha risposto: cos'è il raw? Un altro, che mi mostrava foto giallognole, gli ho chiesto se faceva il bilanciamento del bianco e non aveva idea di cosa parlassi… Recentemente ho visto una signora con una semi-pro fotografare la navata centrale di un'abbazia col flash…
        Bisogna procedere per gradi, ed un uso consapevole delle regolazioni manuali richiede competenze di un certo livello che la maggior parte della gente non ha: ho un collega che scatta, sempre e comunque, a 1600 iso perchè a lui piace così… son convinto che se lasciasse fare alla macchina…

        • Alberto Cabas Vidani

          Probabilmente il termine fotografia creativa è un po' troppo ambiguo ed interpretabile.
          La cosa fondamentale per me è diventare consapevoli nello scattare le foto. Dal punto di vista delle impostazioni della fotocamera, ciò vuol dire, sapere cosa implicano le varie impostazioni e che valori bisogna configurare per ottenere i risultati voluti. Perciò, procedere sì per passi, ma farli questi passi. Più ci si forza a fare qualcosa di "difficile", o comunque qualcosa di più complicato del solito, più velocemente si impara.

  • Ivy

    Bell’articolo. Ho la reflex da agosto e quello che hai scritto tu riguardo al fatto che si impara meglio scattando in M è proprio vero! Devo sforzarmi a scattare anche in semi-A per poter dire a me stessa che conosco l’uso completo della mia reflex

  • Pingback: Come scattare in modalità Manuale? | Infotosite: Tutto sulla fotografia()

  • Franco

    Invece di avvicinarmi al soggetto per esporlo posso utilizzare lo zoom?

Chi c'è dietro FotoComeFare?



authorMi chiamo Alberto Cabas Vidani, sono un informatico per formazione e un fotografo per passione.


Ho fondato FotoComeFare nel 2010 per condividere le conoscenze che avevo acquisito e che continuo ad acquisire su fotografia digitale e fotoritocco.


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